Difendere i negozi sotto casa, mantenendo così paesi e città vive: è questo l'obiettivo della proposta di legge di Confesercenti, che ha lanciato la raccolta firme in sostegno anche a Torino e provincia. L'obiettivo della mobilitazione Nazionale è raccogliere entro ottobre 50mila firme, per così poi depositare la richiesta in Parlamento.
I problemi
I negozi di vicinato vivono sicuramente una stagione difficile, schiacciati dall' e-commerce, ma anche dalle difficoltà economiche crescenti degli italiani a fare quadrare i conti. A spiegare il senso dell'iniziativa il presidente di Confesercenti di Torino e provincia Vincenzo Nettis: "Questa proposta mette al centro la necessità di considerare il commercio come vettore di ricchezza economica e sociale di presidio. Le vie ricche di commercio hanno un valore, mentre una strada con le serrande chiuse è un problema anche per l'amministrazione".
"Si crea un vuoto - prosegue - che può portare a problemi di ordine pubblico: l'esercente fa anche da presidio". A questo si somma anche la concorrenza sleale di Amazon e delle piattaforme digitali, che sostengono costi inferiore di vendita e molto spesso non pagano le tasse in Italia.
Meno socialità
"I nostri commercianti - aggiunge Nettis - versano le imposte sul territorio: ci vorrebbe una web tax, parificando così gli impegni". Annualmente ogni cittadino riceve a casa una media di 22 pacchi. Tradotto si tratta di persone che non escono per le strade e non creano socialità.
"Penso - prosegue il presidente - a quelle piccole comunità di 500/600 abitanti, dove quell'unico negozio aperto è un punto di riferimento. Se non andiamo a sorreggere le famiglie - che per scegliere dove abitare cercano attività commerciali, scuola e sanità - rischiamo di vedere scomparire anche delle comunità. Dobbiamo decidere che futuro vogliamo".















