Addio allo storico presidio di via San Dalmazzo e trasloco della sede legale a Milano: Banca Investis ridisegna la propria mappa geografica e societaria, innescando l'immediata reazione dei sindacati. A seguito del piano di riorganizzazione, la FISAC CGIL ha chiesto l'attivazione formale della procedura di confronto prevista dall'articolo 20 del contratto nazionale ABI per fare luce sulle prospettive dell'istituto a Torino e in Piemonte.
"Non possiamo fermare una scelta che rientra nelle prerogative dell’azienda, ma riteniamo che operazioni di questa portata, che riguardano i cento lavoratori e lavoratrici torinesi, debbano essere discusse con il sindacato in modo trasparente e complessivo", afferma Cinzia Borgia, Segretaria Generale FISAC CGIL Piemonte e componente della Segreteria Regionale della Cgil. "Torino continua a perdere funzioni direzionali e centri decisionali: un processo che rischia di impoverire ulteriormente il tessuto economico e professionale del territorio".
Il piano dell'istituto prevede una doppia mobilità logistica nel capoluogo piemontese: gli uffici della Sede si sposteranno da via San Dalmazzo 15 al complesso del Lingotto, mentre le attività operative della Filiale verranno ricollocate nei locali di via Lagrange. A questo quadro si aggiunge il contestuale trasferimento della sede legale della banca verso il capoluogo lombardo.
A fronte della riorganizzazione, l'organizzazione sindacale ha richiesto un'informativa dettagliata per valutare l'impatto dell'operazione sui livelli occupazionali, sulle dinamiche dell'organizzazione del lavoro e sulla tenuta futura della presenza del Gruppo nel territorio piemontese.
"L’azienda sostiene che non vi saranno ricadute sui lavoratori e sulle lavoratrici. È proprio il confronto sindacale che dovrà consentire di verificare che a queste dichiarazioni corrispondano impegni concreti e duraturi. La FISAC CGIL continuerà a vigilare affinché il progressivo spostamento delle funzioni verso Milano non si traduca in un ulteriore depauperamento del presidio bancario torinese e piemontese", conclude Borgia.














