Un agente della Polizia Penitenziaria del carcere di Torino è stato aggredito questo pomeriggio all’interno dell’istituto penitenziario, dove un detenuto ha sfondato con un pugno la porta dell’Ufficio degli Ispettori, colpendo contestualmente al volto il poliziotto che si trovava nelle immediate vicinanze. L’episodio si è verificato intorno alle 15.40, durante una discussione relativa a una richiesta di telefonata straordinaria.
Secondo quanto ricostruito, l’agente stava fornendo chiarimenti al detenuto sui motivi del ritardo nell’autorizzazione della telefonata, dovuto a un’interruzione della corrente elettrica che aveva interessato l’istituto e al conseguente ripristino della linea Internet soltanto nella tarda mattinata. Quando al detenuto è stato chiesto di attendere il proprio turno, poiché nell’ufficio era presente anche un altro ristretto, la situazione è improvvisamente degenerata. Alla richiesta di chiudere la porta dell’Ufficio degli Ispettori, il detenuto ha sferrato un pugno contro la porta, sfondandola e colpendo al volto l'agente. Immediato l’intervento degli Ispettori e degli altri poliziotti penitenziari presenti, che sono riusciti a contenere la situazione e a ricondurre il detenuto alla calma, convincendolo successivamente a rientrare in sezione.
“Quello che è accaduto è gravissimo e non può essere derubricato all’ennesimo episodio di ordinaria criticità penitenziaria”, denuncia Donato Capece, segretario generale del Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria. “Un appartenente al Corpo è stato aggredito mentre svolgeva il proprio lavoro e una porta di un ufficio istituzionale è stata letteralmente sfondata a pugni. È l’ennesima dimostrazione di quanto sia ormai difficile garantire sicurezza e ordine all’interno delle carceri senza strumenti adeguati e senza una risposta dello Stato che sia realmente efficace”. Capece richiama quindi le recenti parole del Presidente del Consiglio sulla necessità di rafforzare tutele e strumenti per le Forze dell’Ordine. “Apprezziamo l’impegno assunto dal Governo, ma le parole devono tradursi rapidamente in fatti concreti anche per la Polizia Penitenziaria. Quando, dopo comportamenti di questa gravità e dopo un’aggressione a chi rappresenta lo Stato, si torna liberi nel giro di poche ore, non è soltanto difficile da comprendere: è francamente inaccettabile. Così si indebolisce la credibilità dello Stato e si alimenta nei poliziotti la sensazione di essere lasciati soli”.
“Le aggressioni sono ormai una costante drammatica della quotidianità penitenziaria regionale”, aggiunge Vicente Santilli, segretario nazionale SAPPE del Piemonte. “Ogni giorno i nostri colleghi affrontano situazioni imprevedibili, spesso senza poter disporre di strumenti adeguati per prevenire e fronteggiare la violenza. Non possiamo continuare a chiedere agli agenti di intervenire a mani nude, mettendo a rischio la propria incolumità e quella degli altri operatori e detenuti”. Per il SAPPE è dunque urgente un cambio di passo sulle condizioni di sicurezza negli istituti penitenziari, attraverso maggiori tutele giuridiche per gli appartenenti al Corpo, strumenti di difesa adeguati, dispositivi di protezione individuale e procedure operative realmente efficaci per fronteggiare le aggressioni. “Serve una risposta immediata”, conclude Santilli. “Non si può aspettare l’ennesimo agente ferito, l’ennesima porta sfondata o l’ennesima situazione fuori controllo per intervenire. La sicurezza del personale di Polizia Penitenziaria deve diventare una priorità concreta dell’Amministrazione e della politica”.
Il SAPPE torna quindi a chiedere al Governo e al Ministero della Giustizia interventi urgenti e strutturali, perché chi ogni giorno garantisce la sicurezza all’interno delle carceri non può essere lasciato solo davanti alla crescente escalation di violenza.














