(Adnkronos) - Nuovi dati presentati al Congresso europeo di diabetologia in corso a Milano confermano la sicurezza e l'efficacia di orforglipron, il primo agonista Glp-1 orale di Lilly. Al meeting 2026 dell'Easd (Associazione europea per lo studio del diabete) sono stati illustrati i risultati completi del trial di fase 3 Achieve-4, ad oggi lo studio più ampio e più lungo condotto sul farmaco nel diabete di tipo 2. L'obiettivo era "valutare l'efficacia e la sicurezza di orforglipron rispetto all'insulina glargine a dosaggio titolato in adulti affetti da diabete di tipo 2 e obesità o sovrappeso con rischio cardiovascolare aumentato", spiega Eli Lilly and Company in una nota. "Orforglipron ha dimostrato un rischio non inferiore di eventi cardiovascolari maggiori (Mace) - si legge - ha migliorato i valori di A1C" o emoglobina glicata (parametro spia del controllo glicemico), oltre al "peso e altri indicatori chiave della salute cardiometabolica, rispetto all'insulina glargine". I dati portati al 62esimo Congresso Easd sono stati pubblicati contemporaneamente su 'The Lancet'.
"Nel diabete di tipo 2 la protezione cardiovascolare è oggi un obiettivo tanto importante quanto il controllo glicemico - afferma Gian Paolo Fadini, professore ordinario di Endocrinologia all'università degli Studi di Padova, direttore dell'Unità di Malattie del metabolismo e Diabetologia dell'azienda ospedale-università di Padova - Lo studio Achieve-4 ha confermato il profilo di sicurezza di questo nuovo Glp-1 orale e ne ha dimostrato l'associazione con un minor numero di eventi cardiovascolari maggiori e di morte rispetto a insulina glargine. Il miglioramento duraturo di emoglobina glicata e peso corporeo uniti alla semplicità di somministrazione - una compressa da assumere una volta al giorno, senza necessità di digiuno o restrizioni nell'assunzione di liquidi - potrebbero rendere orforglipron una potenziale opzione di grande interesse a livello globale". Dichiara Thomas Seck, vicepresidente senior dello sviluppo prodotti presso Lilly Cardiometabolic Health: "Orforglipron ha dimostrato costantemente un'elevata efficacia nel trattamento del diabete di tipo 2 nell'ambito del nostro programma di fase 3 Achieve. Nello studio Achieve-4, il nostro studio più ampio e di più lunga durata su questo farmaco, orforglipron ha aiutato oltre la metà dei partecipanti a raggiungere un valore di A1C pari o inferiore al 6,5%, con riduzioni durature dell'A1C e del peso corporeo e un profilo di sicurezza complessivo favorevole. Questo tipo di efficacia rafforza la nostra fiducia nel fatto che orforglipron possa cambiare il modo in cui medici e pazienti affrontano il trattamento del diabete di tipo 2".
Orforglipron - ricorda Lilly - è un agonista del recettore del glucagone-like peptide-1 (Glp-1) in forma di piccola molecola (non peptidica). E' stato scoperto da Chugai Pharmaceutical Co. Ltd., concesso in licenza a Lilly nel 2018 e approvato dall'Agenzia americana del farmaco Fda per gli adulti affetti da obesità o per alcuni adulti in sovrappeso che presentano anche problemi di salute correlati al peso, al fine di ridurre il peso corporeo in eccesso e mantenere la perdita di peso a lungo termine, in combinazione con una dieta ipocalorica e una maggiore attività fisica. Oltre alla gestione cronica del peso, il farmaco è oggetto di studio come potenziale trattamento per il diabete di tipo 2, l'apnea ostruttiva del sonno, il dolore al ginocchio da osteoartrite, l'ipertensione, la malattia arteriosa periferica e l'incontinenza urinaria da sforzo. Per valutare ulteriormente l'impatto di orforglipron sugli esiti cardiovascolari negli adulti affetti da obesità o sovrappeso, con o senza diabete di tipo 2, Lilly sta conducendo Attain-Outcomes, uno studio di fase 3 attualmente in corso su adulti con patologie cardiovascolari o renali accertate.
Nello studio Achieve-4 - dettaglia Lilly - il rischio di morte cardiovascolare, infarto miocardico, ictus o ricovero ospedaliero per dolore toracico improvviso e instabile (angina) (Mace-4) è risultato inferiore del 16% con orforglipron rispetto all'insulina glargine (rapporto di rischio: 0,84; Ic al 95,0%: da 0,59 a 1,20), soddisfacendo i criteri prestabiliti per dimostrare la non inferiorità (limite superiore dell'Ic al 95,0% del rapporto di rischio <1,8)1. Il rischio di morte cardiovascolare, infarto o ictus (Mace-3) è risultato inferiore del 23% con orforglipron rispetto all'insulina glargine (rapporto di rischio: 0,77; Ic al 95,0%: da 0,52 a 1,13). Nelle analisi pianificate in precedenza, il rischio di morte cardiovascolare è risultato inferiore del 53% (rapporto di rischio: 0,47; Ic al 95,0%: da 0,25 a 0,90) e il rischio di morte per qualsiasi causa era inferiore del 57% (rapporto di rischio: 0,43; Ic al 95,0%: da 0,25 a 0,75) per orforglipron rispetto all’insulina glargine.
Oltre a dimostrare la sicurezza cardiovascolare, orforglipron è risultato associato a miglioramenti significativi in diversi fattori di rischio cardiovascolare. Alla settimana 52, i partecipanti trattati con il farmaco hanno registrato una riduzione della circonferenza della vita di 7,0 cm, della pressione sistolica di 4,4 mmHg, dei trigliceridi del 18,9%, del colesterolo non-Hdl del 6,6% e del marcatore di infiammazione hsCrp del 38,9%. Orforglipron è stato inoltre associato a un rallentamento del declino della funzionalità renale, un fattore chiave che contribuisce al rischio cardiovascolare, con una riduzione dell'eGfr inferiore di 2,8 mL/min/1,73 m² e una riduzione dell'albuminuria superiore del 27,1% rispetto all'insulina glargine.
Il profilo complessivo di sicurezza e tollerabilità di orforglipron nello studio Achieve-4 è risultato generalmente coerente con quello osservato negli studi precedenti e con quello di altre incretine. Gli eventi avversi più comuni nei pazienti trattati con il farmaco sono stati nausea, vomito, diarrea, diminuzione dell'appetito e stitichezza. Durante il periodo minimo di trattamento di 52 settimane, il 10,6% dei pazienti trattati con orforglipron ha interrotto il trattamento a causa di eventi avversi.















