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Eventi | 09 ottobre 2026, 18:20

Jacopo Fo racconta l'eredità del padre a Torino: "La gentilezza unica arma contro l'odio"

Domani l'omaggio a Portici di Carta nel centenario della nascita e nel decennale della morte del drammaturgo Premio Nobel

Jacopo Fo

Jacopo Fo

Portici di carta quest’anno omaggerà il Premio Nobel Dario Fo nel centenario della nascita e nel decennale della morte. A ripercorrere la vita, il teatro e l’eredità artistica saranno il figlio Jacopo Fo insieme a Matthias Martelli e Sergio Ariotti.

L’incontro di domani si concentrerà in particolare sulla gentilezza, un atto in grado di riportare al centro l’ascolto, la relazione e la dignità dell’altro. Una prospettiva che si lega all’eredità di Dario Fo, alla sua capacità di dare voce agli ultimi e di fare del teatro uno strumento di libertà.

Viviamo in tempi bui, violenti, spietati, in cui la gentilezza cresce poco. Come può allora diventare una forma di rivoluzione?

“Tutta questa violenza e questo odio derivano dalla paura. Viviamo un cambiamento sociale di proporzioni incredibili, dall’intelligenza artificiale che minaccia il lavoro, alla guerra che entra sui cellulari. Qual è la soluzione? Abbassare il livello della paura con la gentilezza”.

In che modo?

“Se esco di casa incrocio una persona e sorrido, io stesso ho un beneficio da quel gesto, ma ce l’ha anche la persona dall’altra parte. Se inizio a salutare la commessa del supermercato, aiuto una persona in difficoltà a salire sul treno, ho tante occasioni nella giornata di essere gentile. Questo sentimento sta crescendo in maniera impressionante. Giro per l’Italia e sento persone che dicono la stessa cosa. Basti pensare che il libro più venduto in Corea è un romanzo che racconta come la gentilezza cambi la vita delle persone. La gentilezza è l’unica opzione contro l’odio”.

Crede che l’Italia di oggi sia un paese gentile?

“Non si parla mai del fatto che abbiamo 3 milioni di volontari attivi in Italia. Persone che dedicano il tempo agli altri. Una famiglia su cinque ha adottato un’altra famiglia durante il covid. La famiglia italiana ancora oggi  è un sistema di aiuto psicologico, sociale ed economico. Ma è qualcosa che la politica non capisce”.

In questo senso, quale è l’eredità di suo padre?

"Mio padre ha investito 740 milioni di lire che erano del Premio Nobel per servizi alle persone disabili, 39 comuni ne hanno beneficiato. Voleva parlare delle persone che avevano bisogno. Mia madre anche, ancora oggi ci sono donne che mi ringraziano perché hanno avuto il coraggio di parlare dello stupro che avevano subito, grazie a lei”.

Torino è la città del libro, in questo senso pratica la gentilezza, però è anche teatro di violenza, cosa ne pensa di queste due anime della città?

“Torino pratica la solidarietà da sempre tutti i giorni. Ha una tradizione operaia di reciproco aiuto, quel concetto di mettersi insieme per migliorare le cose con gruppi a sostegno di tutte le categorie. Non se ne parla, si fa finta di niente e si finisce di parlare solo della violenza a Torino, ma quanti sono poi a praticarla?”.

Oggi parlerà di fronte a tanti giovani, qual è l’augurio che fai alle nuove generazioni?

“Di continuare a fare quello che fanno. Oggi l’informazione è in mano a migliaia di ragazzi che raccontano storie sui social. Tante persone fanno i giudici senza nemmeno vedere cosa è Tik Tot, ma è un mondo meraviglioso”.

Come vede il futuro delle nostre città?

“Credo che tutto il mondo vada verso il meglio. Certo in Italia ci sono dei peggioramenti, ma se vediamo cosa era l’Italia negli anni ’80 o anche prima, non era meglio. Lo stupro è stato istituito come reato alla persona nel 1994, il delitto d’onore è stato abolito nel 1981, nel ’54 la Cassazione ribadì il diritto del marito di picchiare in maniera lieve la moglie, negli anni Sessanta c’era la censura. Questa era è la realtà”.

Chiara Gallo

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