Dopo i docenti, ora è la volta degli studenti: "Siamo arrabbiati, chiederemo il rimborso dell'iscrizione". Non si placa la bufera pubblica che da settimane agita la Fondazione Università Popolare di Torino. A fare esplodere sui giornali il caso era stata una querela per revenge porn legata alla presunta circolazione di un video a sfondo sessuale realizzato con l'intelligenza artificiale (deepfake) che coinvolge una docente, a cui se ne è aggiunta una presentata da una parte del Consiglio di Amministrazione della UNIPOP per appropriazione indebita in concorso.
Insegnanti licenziati
Due episodi che hanno portato ad un'ampia mobilitazione di docenti, che hanno deciso di sospendere l'attività didattica, chiedendo contestualmente le dimissioni dell'attuale Presidente e di alcuni membri del Consiglio per "fatti lesivi e gravi". Ma la risposta della governance non si è fatta accendere: lunedì scorso, alla vigilia di un sit-in davanti alla sede di Palazzo Campana, sono stati licenziati una parte degli insegnanti.
Una goccia che ha fatto traboccare il vaso, almeno per una parte degli studenti che in molti casi si sono schierati accanto ai professori. A portare una testimonianza è Luca Marinello, che da cinque anni con la moglie è iscritto e frequenta i corsi dell'Università Popolare: "Noi conosciamo bene il valore della Fondazione". Proprio per questo ora Marinello vuole disiscriversi dall'anno accademico 2026-'27 e chiede anche il rimborso della quota versata.
"Rabbia e delusione"
"Ho parlato - spiega - con altri iscritti: questa situazione crea rabbia e impotenza". A confermare il sentimento diffuso di delusione sono i commenti apparsi su Instagram nei post del profilo dell'ente. "Noi - prosegue - non abbiamo avuto alcuna avvisaglia che ci fossero questo tipo di problemi, lo abbiamo scoperto dai giornali. Se lo avessimo saputo non ci saremo iscritti". "La goccia che ha fatto traboccare il vaso - aggiunge Marinello - è il Consiglio d'Amministrazione di lunedì scorso, a seguito del quale sono stati licenziati dei docenti: noi ci siamo iscritti per quei professori lì, non per degli sconosciuti".
Per sostituire infatti i lavoratori lasciati a casa la Fondazione ha avviato una massiccia campagna di reclutamento di insegnanti. Ma gli studenti non ci stanno. "A partire da giugno ogni insegnante presenta il suo corso: negli anni si è creato anche un rapporto. Dopo i licenziamenti c'è una rabbia diffusa tra tutti gli alunni: chiederemo il rimborso della retta".
"Rimborso della quota"
"Io - prosegue Marinello - non mi fermo: sto preparando un modulo per chiedere in maniera formale la restituzione della quota, perché ravviso la violazione del Codice dei Consumatori per pubblicità e omissione ingannevole. Stiamo valutando anche una class action contro la Fondazione, facendoci tutelare da un'associazione che sia disposta a seguire il nostro caso".
"Ci erano stati presentati corsi con determinati docenti, che ora non ci sono più. Dovevamo essere informati prima che c'era quella situazione. Non mi sarei aspettato una cosa del genere da una Fondazione con cento anni di storia" conclude.














