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Sanità | 03 novembre 2026, 15:53

Città della Salute punta sui vaccini: nasce l'ambulatorio dedicato ai pazienti più fragili

Il più grande ospedale del Piemonte fa della vaccinazione una parte della presa in carico. Chi è più fragile può vaccinarsi in ospedale, a tutti gli altri il consiglio dello specialista che li cura

Città della Salute punta sui vaccini: nasce l'ambulatorio dedicato ai pazienti più fragili

Un ospedale non è solo il luogo dove essere ricoverati o essere visitati, ma anche quello dove imparare a proteggersi. Su questa idea la Città della Salute e della Scienza di Torino ha costruito un percorso che porta la vaccinazione dentro la presa in carico dei pazienti. Il risultato più visibile sono le oltre 2.800 dosi somministrate ai pazienti più fragili. Ma il cambiamento riguarda tutto l'ospedale, e arriva mentre in Piemonte entra nel vivo la stagione vaccinale: antinfluenzale già partita, anti-Covid al via. La scorsa stagione in Piemonte si è vaccinato contro l'influenza il 51% degli over 65, lontano dall'obiettivo minimo del 75%.

Molti pazienti cronici vedono lo specialista ospedaliero frequentemente, e per questo ne ascoltano il consiglio con particolare fiducia. Il Piano nazionale di prevenzione vaccinale chiede di coinvolgere tutti i professionisti sanitari, e il Piano socio-sanitario regionale del Piemonte prevede obiettivi specifici per le Aziende sulla vaccinazione di persone fragili, affette da patologie croniche o oncologiche. L'ospedale, insomma, è un'occasione da non perdere.

Vaccinare i pazienti più fragili. Per pazienti che hanno ricevuto un trapianto, affetti da immunodepressione, o da una patologia oncologica, un'infezione come l'influenza, il Covid o l'herpes zoster può complicare la gestione di un organo trapiantato o interrompere una terapia. La vaccinazione richiede schemi personalizzati, coordinati con i farmaci e i tempi delle cure. Per loro l'ospedale Molinette e l'ospedale Infantile Regina Margherita hanno aperto ambulatori vaccinali dedicati, aderenti alla rete nazionale Ospivax, e attivi tutto l'anno: dall'apertura hanno seguito più di 400 pazienti e somministrato ben 2.833 dosi. Un servizio decisivo in un'Azienda prima in Italia, tra l'altro, per numero di trapianti, 488 solo nel 2025.

Per la grande maggioranza dei pazienti l'ospedale non è però il luogo di vaccinazione, ma dove ricevere un primo consiglio. L'Azienda ha avviato interventi formativi per i medici dei reparti sui percorsi vaccinali, per ricordare a ogni specialista l'importanza dei vaccini nel percorso di cura e per fornire indicazioni pratiche. Nei reparti e negli spazi comuni compariranno materiali informativi pensati per operatori, pazienti e familiari. Il prossimo passo è un promemoria vaccinale in tutte le lettere di dimissione.

Un lavoro di rete. Il percorso non sostituisce i servizi del territorio, ma li affianca. Medici di famiglia, centri vaccinali delle ASL e farmacie restano il punto di riferimento per vaccinarsi, e quest'anno possono raggiungere anche nuove categorie di pazienti fragili. L'ospedale vaccina solo chi ha bisogno del setting ospedaliero, e per tutti gli altri diventa il luogo dove nasce o matura la scelta di proteggersi.

"La prevenzione è la base della nostra sanità e della nostra salute. Per questo motivo è giusto che anche i nostri ospedali si dedichino alla vaccinazione dei nostri pazienti più fragili. Portare la vaccinazione anche dentro le mura dell'ospedale significa rafforzare il legame con il territorio. Questa iniziativa sposa i nostri valori: divulgazione scientifica, promuovere corretti stili di vita e sensibilizzare al tema della prevenzione" dichiara Livio Tranchida (Direttore generale CDSS).

"Vogliamo che chi esce dalle Molinette certamente sia stato curato adeguatamente, ma che sia anche più propenso a proteggersi. Chiediamo ai nostri specialisti di ricordare ai pazienti l'importanza della vaccinazione nel percorso di cura" dichiara il dottor Antonio Scarmozzino (Direttore del Dipartimento Qualità e Sicurezza delle Cure e Direttore Sanitario dell'ospedale Molinette).

"Un trapiantato o un paziente in chemioterapia non può permettersi un'influenza. Portare la vaccinazione dentro l'ospedale, per i più fragili, e il consiglio vaccinale dentro ogni visita, per tutti gli altri, è il modo più efficace per proteggere i pazienti, sempre in collaborazione con i servizi del territorio" spiega la professoressa Roberta Siliquini (Professore Ordinario di Igiene e Medicina Preventiva presso l'Università degli Studi di Torino, responsabile del progetto Ospivax).

L'invito ai cittadini: chi ha una malattia cronica o è seguito in ospedale chieda allo specialista o al medico di famiglia quali vaccini sono raccomandati, dall'antinfluenzale e anti-Covid a quelli contro pneumococco, Herpes Zoster e difterite-tetano-pertosse.

comunicato stampa

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