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Immortali | 11 settembre 2019, 08:00

Ragnatele, ragni e mosche...

Voglio oggi affrontare la spiacevole situazione venutasi a creare attorno a Nicolas Nkoulou

Ragnatele, ragni e mosche...

Uno dei massimi predatori di mosche, è il ragno. Esso tesse la sua tela invisibile e subdola, in cui la mosca, ignara, resta invischiata e disperata consuma le sue energie in un vano tentativo di sottrarsi alla fine che la attende. Il ragno, inesorabile, arriva ad iniettarle il suo veleno mortale e a consumare il suo pasto in tutta tranquillità.

Vi chiederete il perché di questo incipit che pare preludere più ad una lezione di base di scienze naturali, piuttosto che ad un articolo sul mondo del calcio. Ebbene, la risposta è semplice. Senza scomodare il Divin Maestro, che nel Vangelo sovente si esprimeva tramite parabole, non quelle metalliche con cui ci viene somministrato il moderno calcio spezzatino, ma quelle metaforiche, con cui si rivolgeva anche agli spiriti più semplici, voglio oggi affrontare la spiacevole situazione venutasi a creare attorno a Nicolas Nkoulou.

Abbiamo seguito più o meno tutti la telenovela di mezza estate, quando il difensore camerunese comunicava al mister di “non esserci con la testa” e chiedeva di non essere convocato per la gara col Sassuolo e per quella di ritorno col Wolverhampton. Le illazioni si sono sprecate, da chi diceva che fosse una mossa dettata dal suo procuratore, a chi sospettava che dietro ci fosse la longa manu di Petrachi e della Roma, che sembrava volersi accaparrare a tutti i costi i servigi del granata.

Nella vicenda si inseriva, ovviamente, anche Cairo, che diceva la sua. Insomma, un poco edificante teatrino, in cui lo scaricabarile era il gioco praticato con ferocia da tutti i contendenti. Alla fine, lunedì due settembre, chiusura del mercato, col cerino in mano si è ritrovato Nkoulou. Il trasferimento ad altri lidi calcistici non si è concretizzato ed il giovanotto si è ritrovato, volente o nolente, a far buon viso a cattivo gioco. Ha emesso il suo comunicato stampa, in cui raccontava la sua verità, e iniziava le manovre per il ritorno nei ranghi. Ritorno alquanto gradito, perlomeno dai suoi compagni di squadra, che nelle fasi più convulse della vicenda non avevano fatto mancare le dichiarazioni accomodanti, avevano smussato gli angoli ed avevano spalancato le porte dello spogliatoio al ritorno del figliol prodigo.

Rientro in squadra che, sebbene non particolarmente apprezzato alla parte più intransigente della tifoseria, che nel comportamento di Nicolas ha letto un segno di disaffezione verso la casacca granata, o peggio un insulto sanguinoso da non dimenticare e perdonare, è assolutamente auspicabile per l'economia sportiva della difesa che, in sua assenza, ha dimostrato di traballare vistosamente.

Se è vero che la filosofia propria del calcio italiano, che Mazzarri ha ampiamente dimostrato di sposare in toto, si basa sul “primo, non prende goal” per costruire il successo finale, la sua presenza in un reparto che conta molti giovani non ancora affermati, oltre che alcuni “infortunati storici” che passano il campionato ciondolando tra il campo e l'infermeria, è di fondamentale importanza.

Come si concluderà questa spiacevole vicenda? Con ogni probabilità si apriranno le braccia ad accogliere il giocatore che, nel frattempo, avrà provveduto a scusarsi in maniera più o meno sentita, più o meno formale, che ritornerà a dare il suo apporto da professionista di valore quale indubbiamente è. Fino a quando, però? Ci lascerà già nella finestra di mercato invernale o alla successiva sessione estiva? Perché l'impressione che il matrimonio tra il difensore e la società sia ad orologeria è radicata e diffusa un po' tra tutti.

Questa vicenda, per ritornare alla piccola lezione di scienze naturali applicate al calcio, ci dovrebbe insegnare una cosa. In un mondo sempre meno ispirato ai sentimenti decoubertiniani è sempre più oppresso dal business più sguaiato, tra certi presidenti ragni (non tutti lo sono, ma qualcuno si) e certi procuratori che tessono ragnatele senza troppi scrupoli (non tutti lo fanno, ma qualcuno si), a rimetterci le penne sono quasi sempre i giovani in calzoncini corti che, da protagonisti del gesto sportivo, si ritrovano sovente a fare la fine delle mosche.

E, da che mondo è mondo, tra ragnatele, ragni e mosche, ad avere la peggio sono sempre le ultime, anche se non necessariamente sono le peggiori.

Domenico Beccaria

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