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Economia e lavoro | 27 ottobre 2016, 12:26

Le previsioni delle imprese torinesi per il 4° trimestre 2016

Il clima di fiducia delle imprese torinesi si mantiene cautamente positivo, in linea con i trimestri precedenti

Le previsioni delle imprese torinesi per il 4° trimestre 2016

Nonostante le molte incognite del quadro internazionale e la fase di perdurante deflazione e stagnazione della nostra economia, il clima di fiducia delle imprese torinesi si mantiene cautamente positivo, in linea con i trimestri precedenti.

Il leggero raffreddamento degli indicatori della consueta indagine congiunturale trimestrale, realizzata dall’Unione Industriale di Torino su un campione di circa 400 aziende associate, non altera il trend positivo in atto da oltre un anno.

Nel comparto manifatturiero, produzione, ordini e occupazione calano di qualche punto percentuale, ma il saldo ottimisti-pessimisti rimane ancora positivo. Rimane stabile il basso ricorso agli ammortizzatori sociali, mentre si assestano investimenti in macchinari, dopo la forte accelerazione dei mesi scorsi, dovuta agli incentivi inseriti nella legge di stabilità 2016. L’export segna una battuta di arresto, segno che in questa fase è la domanda interna ad essere cruciale per la nostra economia.

A livello settoriale, le aziende metalmeccaniche esprimono un maggiore ottimismo rispetto agli altri comparti, in linea con i trimestri precedenti. Emergono inoltre differenze sostanziali tra la performance delle imprese con oltre 50 addetti (decisamente più ottimiste) e quelle più piccole, dove prevalgono attese pessimistiche.

Anche nel settore dei servizi, gli indicatori fanno registrare qualche rallentamento rispetto ai mesi scorsi, pur con saldi ottimisti-pessimisti ancora positivi. In particolare sono più caute le attese sui livelli produttivi, sui nuovi ordini e sull’occupazione. L’export, invece, incassa una vera e propria battuta d’arresto, segno che molti problemi restano ancora aperti. Si conferma marginale il ricorso alla CIG e, come nel manifatturiero, sono stabili i tempi di pagamento e rallentano gli investimenti.

Il Presidente dell’Unione Industriale di Torino Dario Gallina osserva che «in una situazione di complessiva incertezza che rischia di diventare la “nuova normalità”, la nostra indagine fornisce indicazioni ancora relativamente positive. Differenze significative  si riscontrano con  le valutazioni rese note, nei giorni scorsi, dai piccoli imprenditori (API) e dagli imprenditori edili (ANCE). Verosimilmente le ragioni risiedono, nel primo caso, proprio nella dimensione d’impresa. Infatti, anche fra le aziende dell’Unione c’è una sostanziale differenza tra imprese con oltre 50 addetti, decisamente più ottimiste, e quelle più piccole, dove prevalgono invece giudizi negativi. Inoltre sembra incidere la prevalenza del comparto metalmeccanico, legato all’automotive che da vari trimestri esprime un andamento decisamente positivo. Meno influente sembra invece l’andamento dell’export che, pur rimanendo positivo, si contrae, restando comunque significativo ai fini dei volumi di domanda. Per il comparto edile prevale invece la specificità negativa che, da tempo, sta caratterizzando l’andamento del settore costruzioni e che, ad oggi, ancora non dà segnali di ripresa. Un qualche elemento di fiducia viene – chiosa Gallina – dai contenuti della Legge di Stabilità che prevede numerosi provvedimenti di supporto allo sviluppo, in particolare di sostegno agli investimenti con i super e gli iper ammortamenti, di alleggerimento del carico fiscale che grava sulle imprese e di decontribuzione e defiscalizzazione dei premi di risultato che - si auspica -contribuiscano a favorire nuovi assetti contrattuali  che diano finalmente  spazio alla contrattazione a livello aziendale. In definitiva – conclude Gallina -  ci sarebbero i presupposti per credere in una ripresa, ma il clima di fiducia è pesantemente  condizionato dall’incertezza del risultato sul referendum, il cui esito comporta  anche ricadute di natura economica, a partire dall’approvazione della Legge di Stabilità così come è ora”.

Riportiamo in dettaglio i principali risultati dell’indagine.

Comparto manifatturiero.

Per le 250 aziende del campione le attese sui livelli produttivi calano di 1 punto rispetto allo scorso trimestre. Il saldo ottimisti-pessimisti resta comunque positivo e passa da +5,9 a +4,9 punti percentuali; un po’ più marcato il calo per l’occupazione, dal +7,9% al +5,2%, per gli ordini totali, il cui saldo passa da +4,2 a +2,8 punti e per l’export, che perde quasi 6 punti (dal +12,6% al +5,9%).

Sale il tasso di utilizzo delle risorse, che passa dal 73,3% all’89,0%; resta immutato il ricorso alla CIG (14,8% delle aziende). Le imprese con programmi di investimento di un certo impegno, scendono che dal 31,1% al 22,7%.

Più o meno invariata la composizione del carnet ordini: il 19,1% delle aziende ha ordini per meno di un mese, il 46,3% ha ordinativi per un periodo di 1-3 mesi, il 20,3% per 3-6 mesi, il 14,2% per oltre 6 mesi.

Sostanzialmente stabili i tempi di pagamento: la media complessiva è di 89 giorni; sale a 136 giorni per la pubblica amministrazione, in calo dai livelli prevalenti 2-3 anni fa. È fornitore degli enti pubblici circa il 18% delle aziende manifatturiere del campione.

Il 37,9% delle imprese segnala ritardi negli incassi, in aumento di oltre due punti percentuali rispetto al 35,7% dello scorso trimestre.

A livello settoriale, le aziende metalmeccaniche esprimono un maggiore ottimismo rispetto agli altri comparti, in linea con i trimestri precedenti. Emergono inoltre differenze sostanziali tra la performance delle imprese con oltre 50 addetti (decisamente più ottimiste) e quelle più piccole, dove prevalgono attese pessimistiche. Il saldo ottimisti-pessimisti riferito ai livelli produttivi è pari a +14,5 punti per le imprese con oltre 50 addetti, mentre scende a -6,0 punti per le imprese di minori dimensioni.

Comparto dei servizi

Le 114 aziende del campione sono ancora ottimiste sulle prospettive per il prossimo trimestre, pur in un clima di maggiore incertezza e preoccupazione per i prossimi mesi.

Il saldo ottimisti-pessimisti sui livelli di attività passa dal +14,7% di giugno al +19,4%. Migliorano anche le attese sugli ordini totali, che passano da +9,3 a +17,7 punti percentuali e le previsioni sull’occupazione: il saldo del +7,0% guadagna oltre 5 punti percentuali rispetto al +1,6% di giugno. Il ricorso alla CIG resta attestato ai minimi fisiologici (4,5%).

Cala leggermente il tasso di utilizzo delle risorse (da 84,1% a 77,1%).

In controtendenza rispetto al manifatturiero, nel terziario aumentano le previsioni di investimento: il 25,4% delle imprese ha in programma investimenti significativi (era 23,8% a giugno).

Non si segnalano variazioni di rilievo nella composizione del carnet ordini: il 9,3% delle aziende ha ordini per meno di un mese, il 28,7% ha ordinativi per un periodo di 1-3 mesi, il 13,9% per 3-6 mesi e il 48,1% per oltre 6 mesi.

Stabili i tempi di pagamento, con una media di 77 giorni: il ritardo sale a 115 per la pubblica amministrazione (era di 110 giorni a dicembre), con cui ha rapporti di fornitura circa il 45% delle aziende del campione.

C.S.

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