L'alleanza di governo fra due partiti che si sono aspramente fronteggiati in campagna elettorale non è in sé né buona né cattiva. Come dicono gli inglesi, il budino va assaggiato per dire se è buono e gli italiani si preparano, con qualche sorpresa e molto timore, ad assaggiare la ricetta ibrida messa a punto dagli amici della Lega e dagli avversari del M5s. Forza Italia rimane custode geloso del programma di centrodestra sottoscritto con Lega e Fratelli d'Italia. Per noi, quindi, lavoro e infrastrutture, infrastrutture e lavoro, rimangono i capisaldi attorno a cui costruire un progetto di crescita del Paese.
Rompere la gabbia fiscale che imprigiona il gusto del rischio d'impresa e mortifica la dedizione dei lavoratori rimane il primo, fondamentale atto che Forza Italia si attende dal nuovo governo. Mi rendo conto che si tratta di un passo difficile da compiere perché implica scelte chiare, nette e compatibili con le politiche di spesa e con il rispetto degli equilibri di bilancio. Ma senza questo atto preliminare sarà difficile costruire un'architettura solida per una politica di crescita durevole, la sola in grado di migliorare i nostri parametri economici.
Forza Italia non resterà a guardare in Parlamento. Ascolteremo il programma del governo che, si spera, avrà qualcosa in più e di diverso da aggiungere al "contratto" privatistico fra Lega e M5s, soprattutto in tema dia lavoro e di infrastrutture cioè i due settori senza il cui sviluppo il Paese rischia di affondare. Da forza europeista, Forza Italia difenderà sempre l'appartenenza dell'Italia all'Unione europea, denunciandone i limiti e le criticità ma anche consapevole delle grandi opportunità. Veluteremo l'europeismo dell'esecutivo non sulla base dei proclami, ma pesandone gli atti e le scelte.



















