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Estate 2020 ad Abano Terme: intervista al sindaco Federico Barbierato

Salute e natura, cultura ed enogastronomia: sono questi i pilastri della proposta a "Km 0" del Comune di Abano Terme per l'estate 2020. Che tipo di vacanza verrà offerta? Come verranno accolti i turisti? Ne parliamo con il sindaco, Federico Barbierato

Pubblicato da Torino Oggi su Martedì 5 maggio 2020

Economia e lavoro | 25 marzo 2020, 20:33

Coronavirus, a Torino possono restare aperte 112mila aziende su 270mila. Cgil: "Ancora troppe"

Il ragionamento è fatto sulla base dei codici "Ateco" inseriti nell'ultimo decreto del Governo. Bellono: "Si parla di oltre 400mila lavoratori: non è così che si riducono i rischi di contagio"

Coronavirus, a Torino possono restare aperte 112mila aziende su 270mila. Cgil: "Ancora troppe"

Codici Ateco. Da giorni, tra le parole d'ordine che anche chi non è esperto sta imparando a conoscere, c'è anche questa definizione che - alla luce degli ultimi provvedimenti adottati dal governo contro il contagio da Coronavirus - identifica la tipologia di aziende presenti sul territorio. E, in particolare, compila la lista di quelle che devono chiudere (perché definite non essenziali) e quelle che invece possono rimanere aperte.

Ma secondo la Cgil Torino, se si considera la sola zona del capoluogo piemontese, i numeri sono ancora preoccupanti: "Dai dati a disposizione - spiega Federico Bellono - a Torino su 270mila aziende complessivamente registrate alla Camera di Commercio, 122mila rientrano tra quelle che in base ai codici Ateco possono lavorare. Queste aziende occupano 400 mila lavoratori, cioè oltre la metà dei 700 mila complessivi: altro che sospensione quasi totale delle attività economiche".

Il sospetto, insomma (ma soprattutto il timore), è che il provvedimento possa avere un effetto limitato rispetto alle intenzioni. "Certo in queste aziende qualcuno lavorerà in smart working - dice ancora Bellono -, altre saranno comunque chiuse, ma il dato è impressionante e smentisce molte affermazioni di queste ore. Se la salute è al primo posto e i luoghi di lavoro aperti non possono che aumentare i rischi di contagio, occorre ridurre significativamente questi numeri, anche attraverso un confronto tra imprese e organizzazioni sindacali che consenta di individuare le attività davvero essenziali".

Massimiliano Sciullo

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