Sono circa 1300 e danno lavoro (con le loro 5680 localizzazioni) a 183mila persone. Ecco la presenza delle multinazionali in Piemonte: lo dicono gli ultimi dati di Camera di Commercio di Torino e Unioncamere Piemonte, per accendere un riflettore sulle presenze industriali di capitali stranieri e sulle loro ricadute benefiche sul territorio. Il 72,4% si trovano a Toorino e provincia, mentre i territori più coinvolti alle spalle del capoluogo sono Novara e Alessandria (13,6%). Poi Cuneo (11,8%), Biella (6,8%) e Asti (5,9%).
Automotive, ma attenzione allo Spazio
Una su dieci ha più di 150 addetti (rientra nella categoria delle grandi imprese, mentre il 74% appartiene alla tipologia medio-piccola). Una su tre ha superato i 50 milioni di ricavi nel 2024, mentre il comparto di appartenenza influisce sul numero di lavoratori: dai 295 dell'automotive ai 44 del tessile. Proprio l'automotive è il settore più rappresentativo, con il 31,8% delle imprese multinazionali (una su tre), ma la varietà non manca, con un 18% del commercio, mentre chimica e metalmeccanica si attestano sul 13,4%. L'aerospazio sta salendo, attestandosi all'11,5%.
Quasi sei multinazionali su dieci sono arrivati prima del 2010, mentre una su tre addirittura prima del 2000. Un tessuto abbastanza radicato nel tempo, con modalità di ingresso che hanno visto soprattutto l'acquisizione di aziende già esistenti (57%), mentre il 43% sono partite creando da zero. Prima del 2010 la tendenza era di costruire partendo dal nulla, mentre dopo quell'anno è cambiato l'approccio, spostandosi sulla possibilità di dare una nuova missione a stabilimenti già presenti.
Francia e Germania sono i due Paesi maggiormente rappresentati (rispettivamente 20 e 19%), mentre il primo Paese extra Ue sono gli Stati Uniti (12%).
Si compra "sotto casa"
Il 68% delle forniture avvengono in Italia, ma in questo caso l'86% è fortemente legato al Piemonte. Addirittura esiste un 6,8% che si riforniscono esclusivamente in Piemonte e, per una su cinque, il territorio regionale rappresenta in ogni caso il territorio principale di approvvigionamento. Una multinazionale su due, poi, vende sul mercato nazionale, mentre il 15,5% è destinato proprio al mercato piemontese.
Nel 2024 il fatturato è aumentato per quasi 4 imprese su dieci (39,7%), ma anche per gli addetti il saldo si è rivelato positivo. L'automotive è il comparto che ha mostrato le maggiori difficoltà, mentre metalmeccanica e aerospazio sono i settori che hanno regalato performance migliori.
Forza e debolezze
Tra i punti di forza del territorio, ciò che attira le multinazionali è la presenza di infrastrutture (Ict, ma non solo), poi la qualità del sistema formativo (Università e non solo) e la qualità della vita. Spaventano invece i costi dell'energia e le difficoltà burocratiche. Così come un mercato del lavoro con regole che rendono più difficoltoso l'inserimento dei dipendenti. L'80% delle multinazionali ha investito nel triennio 2022-2024, dato in crescita rispetto al passato (77,6%): sono soprattutto quelle grandi (il 100%), mentre le piccole sono il 58,2%). Incide anche il fatturato, con il 90% delle aziende che hanno investito nello spaccato delle imprese con il fatturato più alto.
Ik 76,2% conferma poi la sua volontà di rimanere in Piemonte nel prossimo triennio, mentre un 15,2% pensa addirittura a un ampliamento della propria presenza (erano il 12,3% nel triennio precedente). Calano le fette, già residuali, di quelle aziende che vogliono diminuire la presenza o addirittura smobilitare.
"Effetto positivo per il territorio"
"Le multinazionali hanno grande propensione a portare avanti ricerca e sviluppo ed è un elemento molto importante per il territorio, anche grazie alle loro dimensioni - dice Massimiliano Cipolletta, presidente della Camera di Commercio di Torino - . Portano avanti quindi anche un aumento della qualificazione del personale, sempre aggiornato. E la voglia di investire in ricerca e sviluppo è anche a testimonianza della voglia di rimanere sul territorio come sito produttivo, un piano industriale solido e proiettato al futuro".
"Noi cerchiamo di fare rete per aiutare la multinazionali a superare le difficoltà legate alla burocrazia - prosegue Cipolletta - e per aiutare i contatti con le pmi locali, così da rafforzare i rapporti di fornitura e le partnership. E' importante che know how e capacità formativa siano le nostre armi vincenti, ma quello che ci distingue davvero è la compattezza con cui il territorio riesce a presentarsi".
Ceipiemonte: "Curiamo oltre 600 dossier"
"Sono ormai oltre 600 i dossier che stiamo curando in questo periodo - dice Dario Peirone, presidente di Unioncamere Piemonte -. Si tratta soprattutto di aziende strutturate che vogliono una sede nel Sud Europa, attirate dalle infrastrutture e dalla stabilità. Poi ci sono le big tech globali che vogliono stabilire centri di ricerca avanzata, viste le competenze del territorio. Terzo filone, non scontato, è quello delle start up innovative. Quindi la manifattura avanzata, grazie alla fornitura garantita dalla pmi e, infine, il filone del lusso e dell'alta gamma. Sono 300 le aziende supportate, per 31 investimenti e una media di quasi 4 nuovi casi ogni settimana. E' rilevante il fatto che l'investimento, in questa area, non è legato tanto all'incentivo monetario, ma a ciò che il nostro territorio sa garantire in termini di forze ed eccellenza della cultura industriale".












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