Scuola e formazione | 05 aprile 2020, 11:18

Gli studenti di UniTo tra lezioni online, pomeriggi a casa, passioni dimenticate, cucina...e Netflix

Quattro ragazzi iscritti all'Università di Torino raccontano come è cambiata la loro vita prima con le lezioni telematiche e poi con la quarantena

Gli studenti di UniTo tra lezioni online, pomeriggi a casa, passioni dimenticate, cucina...e Netflix

"La notizia della chiusura dell'Università mi ha colta di sorpresa: non solo non me l'aspettavo, non riuscivo a capirne il senso. Ma è stato proprio grazie a quella decisione che io e tanti altri studenti abbiamo davvero iniziato a cambiare la nostra percezione sul Covid-19”. A raccontarlo a TorinOggi è Barbara Toscano, 24 anni, originaria di San Mauro e attualmente iscritta a Torino al corso di laurea magistrale in Comunicazione, ICT e Media (Cime).

Lei e i suoi compagni di corso Stefano Facchin, 41 anni, biellese dipendente di banca, Sara Siliato, 22 anni, segretaria amministrativa di Torino, e Simone Fortuna, valdostano di 23 anni con la passione per la fotografia, hanno deciso di farci partecipi della loro vita da studenti all'epoca del Coronavirus.

Didattica online: "I prof ce la stanno mettendo tutta"

“Per colpa dell'emergenza sanitaria, l’Università ha dovuto fronteggiare un potenziamento delle strutture e delle connessioni davvero rilevante”, spiega Stefano, avvantaggiato dalla situazione che gli permette di seguire le lezioni nonostante il lavoro. “In poco tempo, è stato attrezzato un metodo di didattica alternativo che, seppur con aspetti migliorabili, funziona e permette e a me e a tutti i miei compagni di poter fruire delle lezioni”. Da lunedì 9 marzo, giorno di inizio dei corsi online, sono 80mila gli studenti connessi sulle piattaforme Webex e Moodle. Le lezioni sono in diretta o registrate e successivamente caricate online e permettono il normale svolgimento delle attività, grazie anche alla possibilità di caricare esercitazioni. È un nuovo sistema in cui il contatto umano viene a mancare, ma lo sforzo messo in atto dai docenti per venire incontro agli studenti nel migliore dei modi è cosa gradita da tutti. “Le lezioni non in presenza sono molto fredde e asettiche, ma non le trovo di qualità inferiore alle classiche lezioni frontali, anzi. Credo che i professori ce la stiano mettendo tutta, anche i più anziani, il che è da apprezzare”.

#iorestoacasa: le strade si svuotano, le case si riempiono di idee

Un conto però solo le lezioni da seguire in streaming, un altro è la quarantena. Se infatti le vita degli studenti dal 9 marzo è cambiata soltanto per le modalità di studio, dalla settimana successiva, quando è entrato in vigore il decreto #iorestoacasa, tutti hanno dovuto rivoluzionare le proprie abitudini, rinunciando momentaneamente a uscite e passioni.

Barbara aveva molti progetti in ballo: oltre al normale rientro all'Università, c'era il tirocinio e una challenge in Cultura e Turismo nell’Era Digitale promossa da Unito, formazioni utili per incrementare le sue skills. Dopo i primi giorni di spaesamento in isolamento domestico, ora con sua madre si dedica alla cucina. Meringhe, muesli e dolci per la colazione – “che adesso finalmente riesco a fare!” – e aperitivi con la famiglia. Nel restante tempo libero inizia il duello ai giochi da tavolo con il fratello, senza tralasciare lo spazio per la cultura: "Guardo documentari e serie TV su Netflix, ma soprattutto sto leggendo molti libri e imparo una nuova lingua: l’olandese". Essendo anche una persona attiva e sportiva, adesso si dedica alla salute del suo corpo facendo esercizi in casa.

Simone della sua passione per la fotografia ne ha fatto anche un lavoro, ma ora l’emergenza sanitaria lo ha costretto a mettere da parte la macchinetta: “Ho tenuto, forse troppo inconsciamente uno svolgimento normale della mia quotidianità fino a metà della settimana scorsa quando ho limitato le uscite di casa ai lavori già organizzati e alle commissioni strettamente necessarie”. Ora si è dato allo studio della post-produzione fotografica e segue autonomamente corsi online di strategie di Marketing: “Al momento vivo da solo perché i miei due coinquilini sono tornati ad Aosta. Complice la solitudine, sto conducendo una vita non propriamente regolare perché svincolato dagli orari canonici. Il tempo che non dedico allo studio universitario lo trascorro guardando film e cercando di aumentare il più possibile le mie skills professionali”.

“Ho notato dai social media che gli italiani si stanno riscoprendo grandi cuochi!”, afferma invece Sara, che attualmente sta vivendo la sua quarantena a casa del ragazzo. Per lei, segretaria amministrativa, lo smart working ha avuto inizio solo lunedì 16: “Non ho avuto grandi cambiamenti nella mia vita universitaria con le nuove direttive perché ho sempre lavorato e studiato autonomamente”. Riguardo alla serietà dell’emergenza sanitaria, Sara afferma: “Non avrei mai creduto che il virus potesse arrivare in Italia, soprattutto con questa intensità. Mi sono resa conto che la situazione è molto grave andando al supermercato e notando nelle persone un diverso modo di comportarsi: file lunghe per entrare, distanze e persone che non ti guardano neanche in faccia per timore”.

Per Stefano niente smart working. Lavorando con contratto full-time in banca e non avendo figli, svolge il lavoro in sede quattro giorni a settimana: “È sempre stato difficile per me conciliare studio e lavoro, ma grazie agli strumenti digitali e il bel rapporto di cooperazione con i compagni, per ora ho ottenuto sempre ottimi risultati”.

"Tutti insieme ce la faremo"

"L’Italia ce la farà, tutti insieme ce la faremo”, dicono Barbara, Stefano, Sara e Simone. “Siamo un Paese strano, pieno di contraddizioni, ma quando serve ci si rimbocca le maniche, i cuori si aprono e la generosità e il sostegno che ognuno mostra agli altri è immenso”. “Ecco la vera Italia – conclude Stefano – quella che ha un cuore grande e che, grazie a questo, saprà rialzarsi più forte di prima, più grande di prima e più unita".

Giulia Amodeo

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Giulia Amodeo

Ogni forma d’arte mi affascina e la passione per la scrittura mi accompagna fin dalle scuole Elementari. Nata a Priverno (LT), sono laureata in Comunicazione Interculturale e attualmente studio Comunicazione, ICT e Media. Dopo due anni di scoperta della cultura francese e molti viaggi alle spalle, che mi hanno educata al rispetto e all’amore delle diversità, sono arrivata a Torino, dove vivo ormai dal 2016.

Strade aperte
Questa rubrica nasce convogliando insieme viaggi, scrittura e un’identità culturale fluida e in costante arricchimento grazie all’incontro con l’altro. L'obiettivo è raccontare la multiculturalità che fa di Torino una delle città più ricche e accoglienti. Quartieri carichi di fascino sono popolati da persone di diversa provenienza e cultura. Si parla di storie di vita, di festività nazionali provenienti da tutto il mondo, di lotte pacifiche di natura sociale, di comunità. Culture, ma anche altro, soprattutto con la collaborazione di chi rappresenta le numerose comunità straniere presenti nel territorio piemontese: i Consoli.

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