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Economia e lavoro | 05 febbraio 2021, 10:40

Riaprire o no? Il sistema neve torinese teme l'ultima beffa: "Perso il 90% del fatturato. Gli stranieri non arriveranno per le settimane bianche"

In attesa di capire se e quando si potrà riaprire, le strutture alberghiere delle Valli Olimpiche fanno i conti. Borio: "Servono subito ristori adeguati, altrimenti le montagne rischiano la desertificazione".

sciatori sulla neve

La stagione sciistica (e alberghiera) rischia di essere del tutto compromessa (crediti Via Lattea images ph Melania Storelli)

Il deserto in montagna. Non è l'effetto dei cambiamenti climatici (anzi!), ma il destino che potrebbe attendere un intero comparto se la situazione delle limitazioni anti Covid non si sbloccasse. Proprio nelle ore in cui il CTS dà il proprio benestare alla riapertura degli impianti, il mondo della ricettività alberghiera torinese fa due conti e scopre che, fin qui, si è perso quasi il 90% del fatturato. Ma non solo: “Servono ristori adeguati nell’immediato e un piano concreto per ripartire in sicurezza - dice Fabio Borio, presidente di Federalberghi Torinoo rischiamo la desertificazione delle montagne”.

I dati del 2020 gettano ombre lunghe anche sul primo semestre del 2021. "E un’eventuale riapertura a partire dal 15 febbraio e la possibilità di tenere aperti gli impianti non contribuirà a salvare la stagione", dicono gli addetti ai lavori. Se infatti l'estate - con la parziale riapertura - aveva regalato ossigeno alla categoria, questo non è bastato per raddrizzare la barca. "Con gli impianti di risalita chiusi, i divieti allo spostamento tra regioni – e per lunghi periodi anche tra Comuni – norme poco chiare e spesso emanate all’ultimo le strutture alberghiere e turistico-ricettive non sono state incluse tra le attività costrette a chiudere ma si sono viste privare della clientela (al 70-80% rappresentata da turisti stranieri)".

Per questo Federalberghi Torino e le associazioni di albergatori e gli imprenditori del settore di Bardonecchia, Sestriere, Sauze d’Oulx, Pragelato, Cesana, Claviere e Prali chiedono, nel breve periodo, ristori immediati, estesi anche a rifugi, strutture extra-alberghiere, agriturismi e case appartamenti vacanze, e una consistente riduzione o la cancellazione per il 2021 dei tributi locali. Ma - per il futuro - anche una politica di rilancio turistico che parta, almeno nei prossimi mesi, da quello di prossimità e di promozione nazionale ed internazionale con incentivi per chi intende investire sul territorio. "Le nostre valli stanno subendo conseguenze economiche pesantissime a causa del Covid-19 e delle misure varate dal governo – dice ancora Borio –. È vero che anche riaprendo il 15 febbraio non si riuscirà a salvare una stagione, ma se le chiusure a singhiozzo dovessero protrarsi fino all’estate molti potrebbero essere costretti a chiudere".

"Le nuove restrizioni, i divieti e la confusione sulla possibilità di raggiungere le località di montagna hanno penalizzato le prenotazioni alberghiere determinando un danno economico pazzesco – dichiara Giorgio Montabone, presidente di Federalberghi Bardonecchiala stagione turistica è ormai completamente compromessa perché anche con la riapertura, febbraio e marzo sono tradizionalmente i mesi delle settimane bianche per gli stranieri che quest’anno non arriveranno. A metterci in gravi difficoltà è soprattutto l’incertezza delle decisioni sulla riapertura ma anche sui ristori, intanto le settimane passano e si rischia di compromettere un intero sistema".

Ma quel che regna, ancora in queste ore, è soprattutto l'incertezza. In attesa di indicazioni più precise da parte della Regione, le considerazioni procedono a 360 gradi. Se anche gli impianti riprendessero a funzionare, che ne sarebbe presso le strutture ricettive o la "movida" dopo-sci? Le incognite, insomma, non mancano. Per un calendario che, nel frattempo, continua a strappare i suoi fogli dal muro.

"La chiusura degli impianti ci ha fortemente penalizzati perché in inverno la nostra clientela è rappresentata quasi esclusivamente da sciatori e le norme spesso confuse hanno scoraggiato soprattutto gli stranieri che rappresentano l’80% della nostra clientela – denuncia Renzo Roux, presidente dell’Associazione Albergatori Sestrierea questo si aggiunge anche il paradosso per cui le nostre strutture non sono state obbligate a chiudere ma sono rimaste aperte senza clientela con costi che proprio in inverno sono più alti. I decreti, spesso emanati all’ultimo, non ci hanno nemmeno consentito di organizzare quel poco di lavoro rimasto. Chiediamo ristori immediati e adeguati, la riduzione o la cancellazione dei tributi locali nonché dei canoni per servizi non fruiti come la Siae e il Canone Rai. Per il futuro riteniamo inoltre indispensabile che venga messo a punto un piano di promozione delle nostre destinazioni, sia a livello nazionale che internazionale ed eventuali incentivi rivolti agli investitori che intendano creare posti di lavoro sul territorio".

Un altro elemento significativo, poi, è la diversa tipologia (e "stagionalità") delle diverse stazioni sciistiche torinesi. C'è chi è aperto più a una clientela straniera, chi lavora soprattutto a chilometro zero. Chi ha periodi di apertura più brevi e chi, meteo permettendo, arriva anche a fine aprile.

"A Sauze gli hotel sono chiusi ormai da mesi e anche con l’eventuale riapertura dal 15 febbraio non riusciremo a salvare una stagione che possiamo considerare persa, soprattutto per la mancanza dei turisti stranieri che rappresentano il 90% della nostra clientela e per il divieto di spostamento tra regioni – dichiara Stefano Daverio, referente per gli albergatori di Sauze d’Oulxservono ristori urgenti ed adeguati perché siamo chiusi ininterrottamente da febbraio scorso e non abbiamo ancora visto nulla, se proprio non si riescono ad avere dei ristori chiediamo almeno di essere esentati dai tributi e dalle tasse".

Massimiliano Sciullo

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