/ Economia e lavoro

Economia e lavoro | 22 febbraio 2021, 08:30

Un pestaggio notturno in una piccola, ipocrita città di provincia

E' ambientato nella redazione di un giornale il nuovo romanzo di Remo Bassini “Forse non morirò di giovedì”

Un pestaggio notturno in una piccola, ipocrita città di provincia

Dopo i gialli, i noir, le storie di vita vissuta, Remo Bassini nel nuovo romanzo (il tredicesimo in vent’anni) per la prima volta ‘si confessa’ raccontando non tanto la propria autobiografia, quanto invece la professione da lui sempre generosamente svolta fin da ragazzo, in parallelo sia all’attività di operaio, portiere di notte e studente lavoratore sia alla vocazione letteraria (agli inizi nel teatro e nella poesia): il giornalista.

E giornalista immaginario risulta il protagonista, Antonio Sovesci, di una vicenda di fantasia, in cui una città che l’autore lascia senza nome, per un quotidiano anch’esso parimenti anonimo. Nonostante l’impiego della fiction, le intenzioni del libro sono altre: attraverso le miserie intellettuali dei molti personaggi ruotanti attorno al numero uno del giornale, mostrare come la pura fantasia sappia rivelare qualcosa di terribilmente credibile e verosimile.

Mancano davvero, in Forse morirò di giovedì, i riferimenti diretti a ciò che Remo Bassini ha realmente seguito quale cronista e poi direttore di una storica testata di provincia: riferimenti che, paradossalmente, sono presenti, trasfigurati, qua e là, in molte altre sue opere. La totale invenzione di un uomo in crisi con le donne, con i colleghi e soprattutto con la proprietà del giornale (sotto forma del tipico ‘padrone’ senza scrupoli) suona invece come qualcosa di sincero, autentico, plausibile, qualcosa che potrebbe accadere da un momento all’altro o che si è già visto in mille consimili redazioni.

Il plot narrativo è semplice, l’intreccio è complesso, la giusta ricetta per un romanzo avvincente, redatto con la consueta prosa asciutta, secca, persino tagliente: a Remo Bassini basta un fatto di cronaca, come tanti (un pestaggio notturno, in questo caso), in una sonnolenta apatica (e ipocrita) cittadina a scombussolare la quotidianità del protagonista, che crede ancora nei valori della libertà di stampa, azione, pensiero, giudizio, ma che, suo malgrado, si vede costretto a rinunciare al proprio mondo.

Ma c’è ancora molto di più in Forse morirò di giovedì, il cui titolo allude a un atteggiamento scaramantico del personaggio medesimo: togliendo gli accenni al cupo microcosmo provinciale, si avverte la messa in scena di una questione nodale per la cultura del XXI secolo: Antonio Sovesci che si trova, quasi di colpo, in mezzo a un rovesciamento di alleanze e relazioni, che deve fronteggiare con le sole armi del proprio codice deontologico, simboleggia alla fine un discorso preciso, schietto, autorevole di Bassini sull’autonomia dell’informazione contesa dalla pubblicità, dalle vendite, dai fatturati, dai pennivendoli, dalla resistenza di valorose anime pure.

Remo Bassini, Forse non morirò di giovedì, (Golem Edizioni, Torino 2021) pagine 189, euro 15).
Post fazione di Giorgio Levi, presidente del Centro studi sul giornalismo Pestelli.

Guido Michelone


Google News Ricevi le nostre ultime notizie da Google News SEGUICI

MoreVideo: le immagini della giornata

Ti potrebbero interessare anche:

Prima Pagina|Archivio|Redazione|Invia un Comunicato Stampa|Pubblicità|Scrivi al Direttore|Premium