Cultura e spettacoli | 27 marzo 2021, 11:30

Ecco come nacque l'edificio piú alto della città prima della costruzione della Mole

Il campanile di Nostra Signora del Suffragio e Santa Zita portò giustizia e precisione a Torino

Santa Zita

Santa Zita

"Complimenti, verrà un capolavoro, rappresenterà appieno la gloria di nostro Signore", esclamò Arborio, guardando con attenzione il progetto dell’amico Francesco.

"Sarà alto" sottolineò quest’ultimo.

"Certo…".

"Il più alto della città".

"Addirittura?”, si stupì Arborio. “Non vi credevo così ambizioso".

"No, l’ambizione corrode gli animi pii, spero che Iddio me ne tenga sempre lontano".

"E quindi per quale motivo desiderate un campanile tanto alto, se non per soddisfare la vostra ambizione ed appagare l’orgoglio?".

"Il campanile dovrà essere alto, con un orologio per ogni lato. Non per ambizione ma per giustizia", concluse il Professore Francesco Faà di Bruno, con l'aria serena di chi ha un progetto ben superiore alla vanità terrena.

Francesco Faà di Bruno era un matematico, uno studioso e un inventore. Ma soprattutto un uomo di fede e cuore.

A metà dell’800 si occupò del progetto e della realizzazione del campanile della chiesa torinese di Nostra Signora del Suffragio e Santa Zita, collaborando con Edoardo Arborio Mella, responsabile del progetto della chiesa nel suo complesso.

Dopo anni di lavori, l’intera opera venne finalmente portata a termine e aperta al pubblico nel 1866. Gli orologi del campanile furono caricati uno ad uno dalla mano ferma e l'occhio esperto dello stesso Francesco, amante della precisione e conoscitore di tutti i segreti della meccanica.

Il giorno dell'inaugurazione, la Torino bene e quella popolare corsero a visitare la chiesa e ad ammirare il campanile da sotto in su.

Sindaco, magistrato, conti e ricchi commercianti si misero in fila per stringere la mano ad Edoardo Arborio Bella e a Francesco Faà di Bruno. Soprattutto l’opera di quest’ultimo, nella sua eccezionalità, attirò l’ammirazione e lo stupore di tutti.

"Un lavoro egregio" dicevano.

"Un'opera straordinaria" sottolineavano.

"Grandiosa".

"Moderna".

"Quei quattro orologi rappresentano perfettamente la precisione e l'operosità della nostra città" sottolineò, arricciandoci gli importanti baffoni, il proprietario di una delle officine più grandi della zona.

"Esatto!" rispose soddisfatto Francesco Faà di Bruno. "Sono contento che proprio voi, tra tutti, comprendiate il valore del mio progetto. Un campanile così alto, con un orologio per lato, permetterà a tutti gli operai e i garzoni della zona di sapere sempre con precisione che ore sono. Nessuno potrà farli lavorare più del dovuto con l'inganno. Nessuno potrà più approfittare di loro". Il ricco baffuto impallidì e così molti altri suoi colleghi.

E da quel giorno la città di Torino continuò ad essere operosa ma anche un poco più giusta. Grazie ad un uomo dalla mente fina e molto più evoluta della sua stessa epoca.


Il campanile di Nostra Signora del Suffragio e Santa Zita fu l’edificio più alto della città fino al 1889, anno in cui venne portata a termine la Mole Antonelliana.

Ovviamente non possiamo sapere se lo scopo di Francesco Faà di Bruno fosse davvero quello raccontato ma a noi piace continuare a crederci e riportare questa leggenda cittadina così com’è arrivata ai giorni nostri.

Rossana Rotolo

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Rossana Rotolo

Nata e vissuta a Torino, mi sono allontanata per qualche anno ma, dopo due brevi parentesi a Berlino prima e in Trentino poi, ho deciso di tornare a casa. Nonostante un’educazione di carattere prettamente scientifico, la passione per la scrittura ha preso presto il sopravvento e ho cominciato a raccontare con costanza il mondo della creatività, dall’arte contemporanea al teatro, dall’editoria all’arte di strada. Ho fatto del racconto del talento altrui la mia più grande missione.

Storie sotto la Mole
Poche città posseggono un patrimonio di storie e leggende quanto Torino. Ho ideato questa rubrica per dare spazio ai numerosi miti nati all’ombra della Mole: dall’origine dei dolci più prelibati, agli angoli nascosti della città fino ai numerosi fantasmi che ne occupano vie e palazzi. In questo spazio racconto a modo mio le storie più note, quelle meno note e anche alcune di mia completa invenzione.

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