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Economia e lavoro | 21 ottobre 2021, 13:00

L'auto sbanda, il Piemonte di più: dipende da Stellantis, innova poco e conta sempre di meno

Pesa sul settore, oltre al Covid, la crisi delle materie prime e il traguardo ambizioso posto al 2035 dalla Commissione Europea per la transizione ecologica. Ma la nostra regione ha carichi negativi più pesanti rispetto alla media nazionale e fatica a fare innovazione

Difficoltà per il mondo dell'auto piemontese

Non solo la pandemia, la componentistica auto deve fare fronte anche alla transizione tecnologica sempre più rapida

Un settore dell'auto che cambia, rapidamente. Rivoltato come un calzino. E che oltre al Covid ha dovuto affrontare anche sfide come i prezzi delle materie prime e le difficoltà nelle materie prime. Ma il Piemonte mostra ferite più profonde rispetto al resto dell'Italia. Se il Paese soffre, la nostra regione (a fortissima vocazione 4 ruote) soffre ancora di più, soprattutto per quanto riguarda la filiera e i fornitori delle grandi case automobilistiche. "È stato un periodo molto difficile e il nostro territorio è coinvolto in maniera particolarmente forte - dice Dario Gallina, presidente della Camera di Commercio di Torino - e il calo del fatturato è del 13,8% rispetto al -11/12% a livello nazionale, con ripercussioni anche sull'occupazione". E se le previsioni per il futuro sono positive, incombe comunque l'incognita sulle materie prime. "Viviamo periodi in cui i prezzi sono alle stelle e i rifornimenti arrivano con il contagocce".

Numeri di una crisi: il Piemonte soffre più dell'Italia

La conferma delle difficoltà arriva dai dati dell’Osservatorio sulla componentistica automotive italiana, realizzato dalla Camera di commercio di Torino, da Anfia (Associazione Nazionale Filiera Industria Automobilistica) e dal CAMI (Center for Automotive & Mobility Innovation) dell’Università Ca’ Foscari di Venezia. Che il mondo dell'auto - insieme al mercato - stia radicalmente cambiando lo dimostrano le cifre. Basti pensare che in Italia, dallo 0,1% del 2019, la produzione di auto elettrificate è salita al 17,2% nel 2020 (grazie all'avvio di modelli Fca e ora Stellantis) e nei primi nove mesi del 2021 si è arrivati al 39,8%. 

Ma che la nostra regione stia soffrendo è confermato da altre statistiche. Di 2023 imprese della componentistica, 737 sono piemontesi, pari a un terzo (33,5%) anche se cinque anni fa pesava per il 35%. Nella nostra regione il fatturato è di 15,8 miliardi nel 2020 (-13,8%) contro una performance nazionale del -11,9% su un totale di 44,8 miliardi. Anche gli addetti piemontesi (56.696) sono in calo (-2,7%) rispetto al -1,5% dei 161.456 addetti a livello nazionale.
Il Piemonte soffre di più del Paese anche per sistemisti-modulisti, ma anche ingegneria, subfornitori della lavorazione e subfornitori in senso lato.

In generale, il 65% delle aziende dichiara cali di fatturato nel 2020. Solo ingegneria e design vanno leggermente meglio, pur ampiamente con segno negativo. Sull'auto del futuro, il Piemonte è in linea con il resto d'Italia per quanto riguarda la presenza sul mercato degli elettrici (47,5%), ma resta più forte (forse troppo) il legame con le motorizzazioni tradizionali: il 75,4% è ancora sul mercato a benzina (contro il 72,8% italiano) e addirittura l'83,9% sul diesel (contro il 77,9%).

E in Piemonte si fa più forte - rispetto all'Italia - anche la dipendenza da Fca (ora Stellantis): se il Paese infatti è sceso dal 69%, in Piemonte si registra un 78% di imprese con Fca in portafoglio clienti. E se la quota di fatturato medio da Fca per i fornitori nazionali è al 35,4% per il Piemonte la quota è del 43,1%. Cifre che salgono ancora di più se si considera l'intero mondo Stellantis (80% di dipendenza e 47,4% di quota di fatturato medio).
Si cerca però di essere ottimisti: il 72% considera la fusione un'opportunità, mentre il 28% lo ritiene un rischio. A preoccupare, soprattutto lo spostamento del baricentro decisionale (verso la Francia e Peugeot), i volumi di fornitura e la struttura della filiera italiana. A far ben sperare, invece, è una presenza più forte del Gruppo sui mercati internazionali.

Cala anche la propensione all'innovazione (dal 75 al 72%) soprattutto a causa dei costi, ma anche delle carenze di competenze e di personale qualificato. 
Quanto alle prospettive, i timori per le strategie aziendali riguardano l'effetto Brexit, ma anche l'aumento dei prezzi delle materie prime, le difficoltà nell'ottenerle e la situazione economica in Europa.

Non solo il Covid: pesano la corsa alle materie prime e le sfide tecnologiche

"Prevediamo una crescita di immatricolazioni sul 2020 - dice Marco Stella, presidente del Gruppo Componenti ANFIA -, ma è indubbio che il confronto con il 2019 è penalizzante, arrivando a un -22%". "A livello globale si stima una perdita di 14 milioni di veicoli, anche a causa della carenza di semiconduttori e materie prime - prosegue - con una coda che potrebbe protrarsi fino al 2023. Temiamo perturbazioni ancora molto forti da affrontare".

Ma la filiera ha bisogno di accompagnamento: "Serve un percorso realisticamente realizzabile - dice Stella - con un sistema che attenuino gli effetti sociali e occupazionali. Sarebbe meglio ridurre i target di decarbonizzazione proposti dalla Commissione Europea rendendoli meno ambiziosi, magari ricalibrandoli nel 2028 per il 2030-2035. Anche per valutare la situazione infrastrutturale e la risposta del mercato. Nel frattempo, speriamo che siano le risorse del Pnrr ad aiutare il raggiungimento di questi obiettivi".

 

Massimiliano Sciullo

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