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Attualità | 06 ottobre 2022, 07:12

"Restiamo tutti al freddo, niente teleriscaldamento fino a che i morosi non avranno pagato gli arretrati"

La scelta dei residenti dello stabile di via Plava 153, dopo che Iren ha messo i sigilli per un ammanco di 25 mila euro. L'amministratore: "Oggi il debito è sceso a 11 mila, speriamo in una soluzione condivisa"

stabile di via plava 153

E' una storia che a breve rischia di diventare un denominatore comune di molte zone di Torino (e non solo). I residenti dello stabile di via Plava 153, nel quartiere Mirafiori sud, si sono visti mettere i sigilli e staccare il teleriscaldamento. Una scelta fatta da Iren alcune settimane fa per colpa di alcuni morosi, che avevano creato un debito di circa 25 mila euro. Il cartello affisso all'ingresso è stato un 'avviso ai naviganti'.

"Ci siamo stufati di pagare anche per gli altri"

Una situazione che ha subito creato rabbia e malumore, ma nell'assemblea dello scorso 27 settembre la maggioranza dei condomini ha preso una scelta coraggiosa, decidendo di restare al freddo fino a che i ritardatari non avranno pagato. "Ci siamo stufati di pagare per altri", hanno detto Mimmo e Nando, parlando anche a nome di altri, loro che risiedono all'interno C del palazzo 'incriminato'

"Chi non ha ancora pagato sono quattro famiglie sulle 42 che abitano questo stabile di sette piani", ha raccontato l'amministratore, sottolineando come la situazione debitoria sia notevolmente migliorata negli ultimi giorni. "Iren quando ha messo i sigilli ha scelto un atto di forza che sicuramente non è stato compreso da moltissime persone, perché c'era chi aveva pagato tutto, chi qualcosa, chi niente. Ma adesso il debito è sceso a poco meno di 11 mila euro".

Debito sceso a 11 mila euro rispetto ai 25mila di settembre

Ma adesso si è anche alle porte dell'inverno e pensare di stare con i termosifoni spenti non è una bella prospettiva. "E dire che qualcuno in passato aveva detto che il teleriscaldamento era la soluzione più conveniente, quella che garantiva il futuro e invece...". Una signora di mezza età, che preferisce non dire come si chiama ("di guai ne abbiamo già avuti troppi, non voglio essere riconosciuta"), ha però fatto notare che per colpa di qualcuno ora pagano tutti. "L'amministratore aveva mandato solleciti, raccomandate, ma qualcuno ha preferito fare il furbo, non prendendo neppure il resoconto dell'assemblea messo in buca".

La minaccia di andare a strappare i sigilli

"Anzi, c'è chi ha minacciato di andare a strappare i sigilli", ha aggiunto ancora l'amministratore. "Mi rendo conto che la situazione non è semplice. Noi avevamo ipotizzato ad ottobre 2021 una cifra di 35 mila euro per la spesa relativa al riscaldamento, che era già superiore all'anno precedente di circa 10 mila. Poi con le successive integrazioni il totale era salito a 55 mila euro, con l'ultima rata che scadeva a fine estate".

Cronistoria degli ultimi dodici mesi

Dopo la lettura dei contatori dei consumi la cifra finale è salita a circa 63 mila euro e vedendo un ammanco di oltre un terzo della cifra Iren ha prima minacciato e poi deciso l'interruzione del servizio. "In passato avevo avuto giusto un paio di situazioni complicate, non di più - ha aggiunto l'amministratore - ma si trattava di piccole cifre. Il tempismo di Iren è stato sicuramente poco piacevole, ma ad oggi sono fuori solo 4 famiglie. E gli altri hanno deciso che preferiscono stare al freddo fino a che la situazione non si risolve, anche se ci fossero i soldi dalla gestione di cassa per sanare tutto il pregresso".

La speranza di un accordo in extremis

Intanto è stato dato mandato ad un avvocato di procedere con l'ingiunzione e tutto l'iter burocratico che si mette in moto in questi casi. "La speranza è che si possa definire un piano di rientro e trovare accordo extragiudiziale", ha concluso l'amministratore. Per intanto i termosifoni restano spenti. Mentre l'inverno bussa alle porte.

Massimo De Marzi

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