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Attualità | 19 marzo 2023, 10:34

“Test genetici, sì o no?” 7 torinesi su 10 non ne hanno mai fatto uno

Secondo un’indagine dell’Osservatorio Sanità di Unisalute e Nomisma, la diffusione è ancora scarsa, ma è cresciuto l’interesse

test genetici - foto di archivio

“Test genetici, sì o no?” 7 torinesi su 10 non ne hanno mai fatto uno

La consapevolezza dell’utilità dei test genetici a livello nazionale è ormai radicata. Per quanto riguarda il torinese, però, la loro diffusione è ancora scarsa. E’ quanto è emerso dall’ultima indagine svolta dall’Osservatorio Sanità di Unisalute in collaborazione con Nomisma.

Quasi 7 persone su 10 vogliono saperne di più

Negli ultimi anni, però, è cresciuto l’interesse per questo genere di esami, che permette di avere informazioni sul proprio patrimonio genetico - ossia l’insieme dei geni di un organismo vivente - e sulla predisposizione a contrarre specifiche patologie.

Del campione intervistato, il 69% dichiara di non esservisi mai sottoposto, ma vuole saperne di più. Alla maggioranza di questi (85%), i medici ne hanno già consigliato l’esecuzione, mentre il 72% ha scelto di farli a causa della presenza di malattie ereditarie in famiglia.

Tanti coloro che non si sono mai sottoposti a test

La fetta mediana degli intervistati ha dichiarato di non essersi mai sottoposta a test genetici. Tra questi, il 60% ha paura di sapere se è predisposto a patologie, mentre il 41% nega la presenza di patologie ereditarie nella propria famiglia.

Infine, dell’8% che ha dichiarato di averli eseguiti o di stare per farlo, la motivazione maggiore (52%) è la prevenzione, mentre quella minore (48%) risulta essere la presenza di malattie ereditarie in famiglia.

L'importanza di un corretto regime alimentare

L’indagine ha poi chiesto agli intervistati se, a loro parere, il patrimonio genetico sia un fattore determinante per la salute di una persona: la risposta è affermativa nel 41% dei casi. Per la maggioranza degli intervistati (42%), invece, il fattore determinante è il regime alimentare seguito, mentre invece il 36% ritiene maggiormente responsabili i comportamenti a rischio quali abuso di fumo ed alcolici.

Federica De Castro

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