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Attualità | 18 aprile 2023, 07:13

Tastiere, immagini mancanti, video senza sottotitoli o visualizzazioni errate: quando le barriere architettoniche si trovano sul web

Sono almeno 180 gli errori più diffusi quando si parla di accessibilità digitale. AccessiWay: "Per ogni errore viene esclusa non una sola persona, ma una intera categoria"

accessiway locandina

I 180 punti per garantire l'accessibilità digitale

Quando si parla di "accessibilità", si pensa immediatamente al superamento delle barriere architettoniche che impediscono l'accesso a molte strutture (scuole, uffici, negozi, abitazioni, spiagge, ecc...). Ma questa è una tematica estremamente ampia e sfaccettata, che include aree di interesse tra le più disparate. 

Tra queste, una che viene spesso sottovalutata è, sicuramente, l'accessibilità digitale. Proprio per sensibilizzare su questo tema si è tenuto, presso la Fondazione Sandretto Re Rebaudengo, un convegno guidato dal team di AccessiWay, che opera da tempo proprio sull'accessibilità digitale.  

Secondo la definizione fornita dall'AGID (Agenzia per l'Italia Digitale), per accessibilità si intende "la capacità dei sistemi informatici di erogare servizi e fornire informazioni fruibili, senza discriminazioni, anche da parte di coloro che a causa di disabilità necessitano di tecnologie assistive o configurazioni particolari". 

La prima legge ad aver deliberato a tal proposito nel nostro Paese è la Legge n.4 del 9 gennaio 2004, la cosiddetta legge Stanca, che si prefigge, come obiettivo primario, "l'abbattimento delle barriere digitali che limitano o impediscono l'accesso agli strumenti della società dell'informazione da parte dei disabili".

Le linee guida su cui questa e le altre norme in tema di accessibilità si devono basare sono le WCAG (Web Content Accessibility Guidelines), che stabiliscono le regole standard per la legislazione sull'accessibilità digitale nella maggior parte dei paesi del mondo. Le prime WCAG sono state pubblicate nel 1999, riviste nel 2008 (WCAG 2.0) e successivamente, nel 2018, assumendo la forma usata tuttora (WCAG 2.1). 

I numeri relativi all'incidenza della disabilità, secondo un'analisi effettuata dall'OMS, sono elevatissimi: si parla, infatti, di un miliardo di persone coinvolte in tutto il mondo (equivalente al 20% della popolazione totale), si tratti di una condizione temporanea o definitiva. 

Fino ad oggi sono sicuramente stati compiuti molti passi in avanti da questo punto di vista, anche in Italia grazie all'impegno concreto del team di AccessiWay, ma la strada è ancora lunga. Per valutare quanto i siti siano accessibili esistono vari tool che permettono attraverso punti di controllo di misurare l’aderenza ai principi che devono guidare lo sviluppo delle soluzioni accessibili in modo nativo. Agid ha appena pubblicato il report sull'accessibilità. 

Il principale software da esso utilizzato per preparare il report appena pubblicato è Mauve++, mentre AccessiWay utilizza, oltre al software già citato, anche IBM e Lighthouse, ciascuno dei quali possiede dati diversi in tema di accessibilità. 

Partendo dal presupposto che i controlli effettuati da tali sistemi informatici non siano totalmente esaustivi e manchino di ciò che, invece, può essere fornito da un giudizio ed un controllo "umano", anche in questo caso i numeri non sono confortanti e, tra l'altro, maggiori e più approfonditi sono i controlli, più errori vengono "a galla". 

Si parla addirittura di 180 errori che sono in grado di bloccare l'accessibilità digitale, errori che coinvolgono la tastiera, riguardano immagini mancanti, video di youtube privi di sottotitoli, oppure il fatto che le visualizzazioni cosiddette semplificate, nel passaggio da PC a dispositivi mobili causino eliminazioni o sovrapposizioni di finestre, riducendone drasticamente la fruizione. 

Per ogni errore, viene esclusa non una sola persona, ma una categoria di persone. 

Un elemento essenziale nei controlli è il lavoro incrociato con i fruitori di tali servizi: solo loro possono fornire informazioni necessarie alla strutturazione ottimale del materiale informatico. In questo modo, quindi, è possibile non soltanto valutare l'esperienza dell'utente ma anche quella relativa all'accesso alle informazioni ed ai servizi per poter raggiungere la completa accessibilità digitale. 

Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, il tema dell'accessibilità riguarda indistintamente tutti i fruitori di contenuti digitali, anche coloro i quali pensano di non avere alcuna disabilità. 

Il percorso verso la totale accessibilità è ancora lungo, ma non impossibile.

Federica De Castro

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