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Scuola e formazione | 11 novembre 2025, 14:43

Ripartono i Queer Studies: “Su identità di genere e orientamento sessuale c’è scollamento tra politica e società” [INTERVISTA]

Un anno fa a Torino partiva il primo corso con approccio multidisciplinare. Sono stati oltre 200 gli studenti iscritti da 10 indirizzi differenti. Il titolare è il professore Antonio Vercellone: “L'Europride porterà cambiamento: non si farà rainbowashing"

Il professore Antonio Vercellone, titolare del corso e docente di diritto privato

Il professore Antonio Vercellone, titolare del corso e docente di diritto privato

Il pensiero e la critica queer: non come semplice tema di analisi, ma come metodo di ricerca. Attraverso prospettive provenienti dal diritto, dalla filosofia, dalla medicina, dall’arte, dalla linguistica, dall’economia e dalle scienze sociali. Un corso che mostra come gli strumenti queer possano essere applicati per decostruire categorie, norme e punti di vista. 

È quanto si legge su un poster esplicativo appeso nello spazio comunitario di via Baltea 3, nel cuore di Barriera di Milano. Riassume in poche frasi cosa sono stati i Queer Studies, il primo corso interdisciplinare su tematiche legate a orientamento sessuale e identità di genere, incardinato in Global Law and Transnational Legal Studies, del Dipartimento di Giurisprudenza all’Università di Torino.

Portare a conoscenza quello che è stato (e che continuerà ad essere) un percorso didattico avviato un anno fa, in un quartiere tra i più attenzionati della città, dove la marginalità è storia del quotidiano, dove l’integrazione passa dal riconoscersi nelle diversità. 

Il primo anno di Queer Studies

Con queste intenzioni l’università è uscita dalle aule e ha incontrato i cittadini attraverso un’esposizione di poster e tramite il racconto dei lavori svolti da studenti e studentesse durante l’anno. La prima “edizione” dei Queer Studies si è chiusa con oltre duecento iscrizioni. L'insegnamento, tutto in inglese, vale 6 crediti e si è sviluppato su 18 lezioni con oltre 30 tra relatrici e relatori. Non solo accademici, ma anche attivisti. E proseguirà per l’anno 2025-2026 nel secondo semestre.

“Non è stata un’operazione spot - spiega il professore Antonio Vercellone, titolare del corso e docente di diritto privato - crediamo che i Queer Studies debbano essere presenti in modo costante nell’offerta formativa e quest’anno ci sarà un’ampia risposta. Il primo anno ha superato le aspettative”.

Un metodo di studio queer

La trasversalità multidisciplinare è ciò che rende il corso peculiare rispetto ad attività svolte in altri atenei. L’anno scorso hanno partecipato studentesse e studenti provenienti da dieci indirizzi differenti, da Medicina, a Psicologia, da Giurisprudenza a Filosofia. 

“In Italia ci sono tante esperienze didattiche che si occupano di teorie queer - aggiunge Vercellone - da singoli insegnamenti, fino a master. Abbiamo cercato di unire le varie esperienze maturate con diversi colleghi. L’innovazione è stata mettere insieme tutte le prospettive facendo percepire agli studenti come le teorie queer siano un metodo che consentano di guardare differenti discipline con lenti speciali. Analizzando il punto di vista delle marginalità, di chi subisce razzializzazione, disparità di genere, o di chi vive con background migratorio in stato di povertà”.

Il dibattito avanza e la politica è ferma

Un’esperienza che rappresenta un unicum in un paese dove il dibattito è più avanzato di quanto si possa pensare. 

“C’è uno scollamento tra società e politica - sostiene il titolare dei Queer Studies - da un lato c’è una maturità culturale, un confronto maturo, in linea con quelli che si sviluppano in altri stati e il nostro corso lo dimostra. Altra storia se si guarda alla maturità istituzionale. Siamo tra i pochi ordinamenti, nell’alveo delle democrazie occidentali, dove non esiste il matrimonio egualitario e dove alle coppie omosessuali non è consentito accedere alla procreazione medicalmente assistita e all’adozione, alla pari delle coppie eterosessuali. Questo impedisce al dibattito di maturare e si tramuta in una violenza di Stato inaccettabile. La classe politica è prona a conservatorismo e Chiesa". 

Le scuole sono pronte 

E prosegue. "La parte che faceva paura del DDL Zan non erano gli aggravi penali, ma i percorsi nelle scuole. Al contrario, nei plessi scolastici, vedo possibili alleanze, margine per creare sinergie attraverso percorsi in collaborazione con docenti che da tempo cercano di parlare di tematiche di genere con i propri studenti, di ogni età. Ma il quadro politico attuale è ostile, si ostacola l’educazione affettiva e sessuale nelle scuole, nonostante tutti gli studi segnalino come sia un ottimo metodo per abbassare la violenza di genere e le discriminazioni ”.

"Servono progettualità dal basso - continua Vercellone - creare situazioni che agevolino il dialogo, anche nelle aree più periferiche. E credo sia importante l’intersezionalità. Dalla lotta per la casa a quella per i diritti. Si deve proseguire di pari passo”.   

Torino città dell’Europride

Torino, nonostante le molte attività portate avanti ad ogni livello, resta un luogo dove le aggressioni legate a questioni di genere restano ancora statisticamente alte. Ma rimane una città laboratorio dove si sono sperimentate, negli anni, iniziative innovative e all’avanguardia.

È la città del Lovers Film Festival (il più antico queer festival di cinema), è la prima città ad aver registrato due madri all’anagrafe, la prima ad aver avviato i Queer Studies. E nel 2027 ospiterà l’Europride. 

“Questi eventi portano un reale cambiamento quando restano molto politici - sostiene il docente di diritto - e non si trasformano in iniziative di rainbowashing con tecniche per rendere mainstream e commerciali certi argomenti, depoliticizzandoli. O, peggio, come nel caso di Tel Aviv, per lavarsi la coscienza rispetto a quanto sta mettendo in atto uno stato genocida. Spesso i grandi Pride hanno il vizio di servirsi di logiche capitaliste. Questo non accadrà a Torino. Nella nostra città l’organizzazione dell’Europride è in mano a un coordinamento di tutte le principali associazioni LGBTQI+ della città, che da anni si impegnano su questi temi con azioni di politica attiva, e non alle grandi imprese for profit. Con questi presupposti, in un paese come il nostro, può lasciare un segno e aprire un solco importante”.

Daniele Caponnetto

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