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Copertina | 01 gennaio 2026, 00:00

Andrea Vavassori Il sogno Atp Finals di un Torinese doc: "Voglio diventare il miglior doppista italiano di sempre"

"Il trionfo a New York con Sara Errani il momento più bello del 2025. Con Bolelli amici prima che compagni di squadra". Pinerolo (dove ha comprato casa) il luogo del cuore

Andrea Vavassori alle ultime Atp Finals di Torino

Andrea Vavassori alle ultime Atp Finals di Torino

La finale in Australia con Simone Bolelli, il trionfo a New York con Sara Errani, le emozioni vissute nella sua Torino con le Atp Finals, prima del nuovo trionfo in Coppa Davis. Per Andrea Vavassori il 2025 è stato un anno da incorniciare.

Che voto darebbe ai 12 mesi appena andati in archivio?

"Io sono sempre molto esigente con me stesso. Lo scorso anno è stato un lungo percorso che, dopo un inizio super, con il trionfo Slam mancato per pochi punti a Melbourne, mi ha visto andare a fasi alterne con Simone, anche se alla fine abbiamo centrato il nostro obiettivo, che era qualificarci per le Finals di Torino. Con Sara abbiamo fatto qualcosa di clamoroso agli Us Open, nel doppio misto, mi diverto sempre molto a giocare con lei e poi abbiamo vissuto un'esperienza molto emozionante. La Davis è stata la ciliegina sulla torta, anche se non sono sceso in campo. Direi che un 8 per il mio 2025 ci sta bene".

Il momento più bello è stato New York, mi pare di capire.

"E' stato qualcosa di incredibile. Io e lei eravamo gli unici due doppisti autentici, quindi ci tenevamo a fare bene anche per i nostri colleghi. Ma poi l'atmosfera... Gli americani sono bravissimi a creare l'evento: portare 20 mila persone in uno stadio del tennis per il doppio misto significa essere dei maestri nell'organizzazione, hanno creato un contorno fantastico valorizzando al massimo l'evento".

Anche a Torino, però, ci sappiamo difendere bene. Concorda?

"Alla grandissima. Ogni anno il torneo è cresciuto, ha sempre aggiunto qualcosa, sapendo coinvolgere appieno la città. In questi otto giorni si respira tennis in ogni strada della città. Quelli che non sono mai venuti sono felici di arrivarci, quelli che ci tornano lo fanno ogni volta volentieri. E' una sede perfetta per le Atp Finals".

La prossima potrebbe però essere l'ultima edizione sotto la Mole...

"Io sono Torinese doc, forse il mio può essere un giudizio di parte, ma questa città ha dimostrato di meritarsi la conferma dell'evento fino al 2030. Torino si è fatta coinvolgere dall'evento, l'organizzazione è perfetta, gli spostamenti sono agili e veloci. Poi si mangia bene, se devi rilassarti e fare quattro passi sei circondato da un sacco di bellezze. Spero davvero che le Finals restino qui anche in futuro".

Dopo la semifinale nel 2025, l'obiettivo è arrivare a vincerle?

"Prima bisogna qualificarsi. Ora si parte con la United Cup, poi ci saranno gli Australian Open, primo Slam della stagione. L'obiettivo mio e di Simone è di essere costanti durante tutto l'anno, fare bene anche nei Masters 1000. E poi vedremo quando saremo di nuovo a Torino, giocare all'Inalpi Arena sicuramente regala emozioni pazzesche".

A 30 anni Andrea Vavassori ha un sogno nel cassetto?

"Mi piacerebbe diventare il miglior doppista italiano di sempre, non l'ho mai nascosto. Io quando ho iniziato a giocare a tennis, avevo fin da subito l'idea di specializzarmi nel doppio. Mi piace condividere le esperienze con un compagno, con Simone siamo amici prima che compagni: io non sono un egoista, ho sempre amato gli sport di squadra e il senso del collettivo".

Torinese doc, ma Pinerolese d'adozione, non è vero?

"Ho comprato casa a Pinerolo, ho alcuni amici del cuore che appena torno in Italia, dopo un torneo cerco di vedere per trascorrere assieme una bella serata. Sempre per tornare sul discorso del collettivo. Ma poi sono profondamente legato alla mia famiglia, ho i nonni che vivono tra Rivoli e Giaveno. Per me Torino sono anche la cintura e la provincia, i luoghi del cuore".

Per lei che è stato suo compagno in Davis, che cosa rende Sinner un campione così speciale?

"E' unico per quanto sa essere imprevedibile nel suo gioco, non molla mai di un centimetro, è attento anche al più piccolo dettaglio. Che sia numero 1 o 2 del mondo non cambia, è un fenomeno. E quando mi capita di stare con lui cerco sempre di carpirgli qualcosa, poi è anche un bravissimo ragazzo che fa gruppo con noi assieme ai vari Cobolli, Berrettini, Musetti e Sonego, amico e torinese come me. Siamo una bellissima squadra".

Per concludere, dove si vede Andrea Vavassori tra 5 o 6 anni?

"Io ho 30 anni, ma avendo completato il liceo scientifico ho iniziato tardi con il tennis, per questo voglio godermi ogni partita, ogni torneo, ogni stagione. Penso di poter andare avanti ancora a lungo. Posso immaginarmi allenatore tra una decina d'anni, perché mi piace trasmettere quello che ho imparato ai più giovani. Ma potrei anche lavorare in Federazione o diventare manager: sono un tipo curioso, pronto ad aprirsi a nuove esperienze, che ama crescere come uomo e come tennista, le due cose vanno assieme per me. C'è tempo prima di decidere cosa farò da grande".

Massimo De Marzi

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