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Copertina | 01 agosto 2026, 00:00

La teoria di Darwin Pastorin sul calcio "Juve e Toro facciano come la Spagna Bisogna tornare a investire sui giovani"

Dal Mondiale al campionato che sta per tornare, il famoso giornalista a 360°: "Basta business imperante, devono essere protagonisti i giocatori. Punto su Abate e Yildiz"

La teoria di Darwin Pastorin sul calcio  "Juve e Toro facciano come la Spagna  Bisogna tornare a investire sui giovani"

Dal Mondiale concluso da poco al campionato che già bussa alle porte. Il calcio non si ferma mai e per fare il punto sulla nuova stagione ecco Darwin Pastorin. Torinese (anche se nato in Brasile), una vita prima a Tuttosport e poi nelle maggiori emittenti tv nazionali, intellettuale prestato allo sport, parla con l'esperienza di chi frequenta questo mondo ormai da mezzo secolo.

Darwin, cosa ci ha detto questo Mondiale extra large a 48 squadre?

"Che ormai il business è imperante, così si sono viste situazioni imbarazzanti per colpa della strana coppia Infantino-Trump. Si è parlato più di loro che di Messi e Mbappé, ma i veri protagonisti devono tornare ad essere i giocatori. Invece si è visto il 'trattamento speciale' riservato ai giocatori dell'Iran, un arbitro cui è stato vietato l'ingresso negli Stati Uniti, i prezzi folli delle partite, il caso Balogun e per finire lo show di 27 minuti durante l'intervallo della finale: questo non è più calcio. Aveva ragione tanti anni fa il mio amico Maradona, che già denunciava lo strapotere della Fifa ed esternava i suoi sospetti sul sistema: allora sembrava la battaglia di un moderno Don Chisciotte, oggi tanti campioni hanno aperto gli occhi".

Venendo al verdetto del campo, che dire della vittoria della Spagna?

"Giustissima, meritata. Ha vinto una finale non certamente bella, ma la sua supremazia è stata netta ed evidente, anche se ha trovato un'Argentina sfinita dalla tante battaglie precedenti. La rete di Torres nei supplementari è stato un giusto premio, anche se per segnare un ideale passaggio di consegne con Messi sarebbe stato più bello se il gol decisivo lo avesse segnato al 95' Lamine Yamal su quel calcio di punizione. Capoverde è stata la rivelazione, con la storia incredibile del suo portiere, le grandi tradizionali hanno fatto tutte fatica: la Germania, il Brasile e nelle ultime due partite la Francia, la Spagna invece è andata in crescendo. E' il presente ed il futuro, oltre ad aver dato un insegnamento a tutti".

Quale?

"Che bisogna credere nei giovani, che bisogna puntare sui giovani, che bisogna farli giocare. Alla finale del Mondiale sono arrivati due tecnici come De La Fuente e Scaloni che sono partiti dal settore giovanile, in Italia ne abbiamo pochissime di figure così, di quelli alla Ercole Rabitti che partono dal vivaio per arrivare in serie A. Dobbiamo valorizzare i nostri talenti, lasciare libera la fantasia, far privilegiare la tecnica rispetto alla fisicità. La Spagna è piena di ragazzi che sono stati lanciati a 17-18 anni, anche in squadre top come il Barcellona. E poi arrivano in nazionale, dove si privilegia il gioco, dove il collettivo esalta i singoli, dove si mettono gli attaccanti nelle condizioni di fare gol ogni volta".

L'Italia ha mancato il Mondiale per la terza volta di fila. Se dovessi dare un consiglio a Malagò?

"A lui, dopo il pasticciaccio brutto della vicenda Pirlo-Maldini-Leonardo, ma anche a Mancini e Ranieri dico: il calcio deve tornare ad essere divertimento, si deve valorizzare l'estro e il talento, non ingabbiarlo. Si deve puntare sui giovani senza avere paura. Lo ha fatto Baldini, nelle due amichevoli di giugno, deve essere la strada da seguire per il futuro. Anche per le squadre di club, ad iniziare dalle due torinesi".

Ecco, veniamo al campionato che ormai incombe. Cosa ti aspetti dalla nuova Juve?

"Il problema sta nella società. Io ho sempre sostenuto un possibile ritorno di Andrea Agnelli in questi mesi, ma intanto perché non dare un incarico vero a Del Piero? Ogni volta che va allo Stadium e viene inquadrato c'è un'ovazione. Possibile che uno così non possa fare il presidente onorario o avere un ruolo di peso? Lui sa bene cosa significa essere della Juve, questo senza nulla togliere a Carnevali. Che dovrà fare mercato risolvendo i 2-3 problemi più grossi emersi nell'ultima stagione, ma tenendo d'occhio anche il bilancio".

Tra i giocatori bianconeri chi ti stuzzica di più?

"A me piace molto Boga, ma questo deve essere soprattutto l'anno di Yildiz. Ha il 10 sulle spalle, ha grandissimo talento, deve diventare il leader della Juve. Per arrivare ad un piazzamento in Champions, il primo obiettivo delle essere quello. Il mercato è aperto fino al 31 agosto, parlare adesso è quasi impossibile, ma sulla carta ci sono squadre che partono davanti ai bianconeri. Ad iniziare dall'Inter campione, per proseguire con il Napoli che ormai da anni è ben strutturato".

Una Juve più italiana può essere la soluzione?

"L'importante è che quelli che giocano siano bravi, non faccio distinzione tra italiani e stranieri. Come non ne faccio tra italiani di prima o di seconda generazione, ci pensano già alcuni politici...".

Il Toro invece? Una salvezza tranquilla e nulla più, come succede da anni?

"Abate mi piace. Tecnico giovane, preparato, affamato. Io dico che il nuovo Toro può arrivare nella colonna di sinistra della classifica e togliersi delle soddisfazioni. Ma il problema qui è un altro: Cairo. Cosa vuole fare davvero della società? Cedo, non cedo, vado avanti, vendo, questa è una spada di Damocle che può pesare tantissimo".

Massimo De Marzi

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