Torino scende in piazza di nuovo in solidarietà al popolo iraniano. Da settimane nel paese arabo migliaia di lavoratrici e lavoratori, ragazze e ragazzi, stanno manifestando contro il carovita, l’inflazione fuori controllo, la svalutazione della moneta e la corruzione.
30mila morti
Proteste represse nel sangue dal regime iraniano: si parla di 30mila persone uccise solo tra l'8 e 9 gennaio, nei primi giorni di mobilitazione. Migliaia poi i prigionieri politici arrestati. E così questa sera decine di persone si sono date appuntamento in piazza Castello.
Dal mondo politico - i consiglieri comunali e regionali di PD, AVS, SE, Torino Bellissima, DemoS, l'assessore comunale Jacopo Rosatelli e il vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo - sino ai sindacati (CGIL) e mondo associativo (Arci, Anpi, Acli),..
"Negata ogni possibilità di futuro"
E dal microfono sono state lette parole di condanna al regime iraniano, "che risponde alle proteste con uso illegale della forza, arresti di massa, torture e blackout informativi. Colpire chi manifesta pacificamente significa negare ogni possibilità di giustizia, dignità e futuro".
"Ribadiamo con chiarezza - hanno aggiunto - che la mobilitazione del popolo iraniano non può essere strumentalizzata. Nessun intervento militare o ingerenza esterna – da parte degli Stati Uniti, di Israele o di altre potenze – può portare libertà o democrazia".
Riprenda la diplomazia
La richiesta è che riprende l'iniziativa diplomatica, "fondata sul rispetto del diritto internazionale e sulla tutela dei diritti umani. L’Europa deve scegliere la strada della pace, non quella dell’escalation militare: investire in armi e guerre significa sottrarre risorse alla giustizia sociale, ai diritti, alla cooperazione e alla sicurezza delle persone".
"Il futuro politico dell’Iran non può essere deciso né da potenze straniere né da nuovi uomini forti o da un ritorno a modelli autoritari del passato. È necessario un processo di autodeterminazione reale, che tenga conto della complessità del Paese, della sua natura multietnica e della pluralità delle forze sociali e politiche che oggi si oppongono alla dittatura" hanno concluso.










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