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Cronaca | 26 gennaio 2026, 19:05

In Iran 30mila persone morte nelle proteste, Torino ancora in piazza contro la dittatura [FOTO]

Manifestazione in piazza Castello: presente mondo politico ed associativo

In piazza Castello nuova manifestazione contro il regime iraniano

In piazza Castello nuova manifestazione contro il regime iraniano

Torino scende in piazza di nuovo in solidarietà al popolo iraniano. Da settimane nel paese arabo migliaia di lavoratrici e lavoratori, ragazze e ragazzi, stanno manifestando contro il carovita, l’inflazione fuori controllo, la svalutazione della moneta e la corruzione.

30mila morti

Proteste represse nel sangue dal regime iraniano: si parla di 30mila persone uccise solo tra l'8 e 9 gennaio, nei primi giorni di mobilitazione. Migliaia poi i prigionieri politici arrestati. E così questa sera decine di persone si sono date appuntamento in piazza Castello

Dal mondo politico - i consiglieri comunali e regionali di PD, AVS, SE, Torino Bellissima, DemoS, l'assessore comunale Jacopo Rosatelli e il vicesindaco metropolitano Jacopo Suppo - sino ai sindacati (CGIL) e mondo associativo (Arci, Anpi, Acli),..

"Negata ogni possibilità di futuro"

E dal microfono sono state lette parole di condanna al regime iraniano, "che risponde alle proteste con uso illegale della forza, arresti di massa, torture e blackout informativi. Colpire chi manifesta pacificamente significa negare ogni possibilità di giustizia, dignità e futuro".

"Ribadiamo con chiarezza - hanno aggiunto - che la mobilitazione del popolo iraniano non può essere strumentalizzata. Nessun intervento militare o ingerenza esterna – da parte degli Stati Uniti, di Israele o di altre potenze – può portare libertà o democrazia".

Riprenda la diplomazia 

La richiesta è che riprende l'iniziativa diplomatica, "fondata sul rispetto del diritto internazionale e sulla tutela dei diritti umani. L’Europa deve scegliere la strada della pace, non quella dell’escalation militare: investire in armi e guerre significa sottrarre risorse alla giustizia sociale, ai diritti, alla cooperazione e alla sicurezza delle persone".

"Il futuro politico dell’Iran non può essere deciso né da potenze straniere né da nuovi uomini forti o da un ritorno a modelli autoritari del passato. È necessario un processo di autodeterminazione reale, che tenga conto della complessità del Paese, della sua natura multietnica e della pluralità delle forze sociali e politiche che oggi si oppongono alla dittatura" hanno concluso.

Cinzia Gatti

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