"Mentre in Piemonte si moltiplicano le criticità nel sistema penitenziario e nei centri di detenzione amministrativa, Monica Formaiano, la garante regionale delle persone private della libertà personale ex candidata di FDI che aveva dichiarato “di non avere dimestichezza" con le carceri ma di “esserne affascinata” e di cui non abbiamo registrato praticamente nessuna iniziativa nell’interesse dei detenuti in sei mesi di mandato , non trova nulla di strano a partecipare a incontri di Fratelli d’Italia per fare campagna elettorale sul referendum e scattarsi qualche selfie sorridente insieme al sottosegretario alla Giustizia con delega proprio al DAP Andrea Delmastro.
Solo per stare sulle situazioni più recenti, a Saluzzo il Dipartimento dell’Amministrazione Penitenziaria ha vietato l’ingresso degli studenti nel carcere di alta sicurezza, interrompendo di fatto un progetto educativo attivo da oltre quindici anni che metteva in dialogo studenti e detenuti nell’ambito delle iniziative legate al Salone del Libro. Un’esperienza costruita nel tempo grazie alla collaborazione tra scuola, volontariato, operatori penitenziari e territorio, che aveva trasformato il carcere di Saluzzo in uno dei luoghi più avanzati in Piemonte sul fronte delle attività educative e trattamentali. Bloccare questo percorso significa mettere in discussione uno dei pochi esempi concreti di applicazione della funzione rieducativa della pena prevista dalla Costituzione.
Ad Alessandria cresce la preoccupazione per il futuro del carcere di San Michele, dove il Governo sta valutando la trasformazione della struttura in istituto destinato al regime speciale del 41-bis con l’arrivo di circa 150 detenuti, una scelta che rischia di cancellare anni di lavoro sul rapporto tra istituzione penitenziaria, territorio e attività di reinserimento. Sul futuro del San Michele, nonostante le richieste formalizzate ad ogni livello istituzionale, continua a non esserci chiarezza da parte del Ministero, mentre Delmastro ha parlato nella sua visita ad Alessandria di improbabili investimenti sul Don Soria, una struttura fatiscente e inadeguata che andrebbe chiusa.
Resta inoltre aperta la questione del CPR di Torino, dove nelle ultime settimane osservatori e visite istituzionali hanno segnalato un clima di tensione altissima, con numerosi episodi di autolesionismo e casi di grave disagio psichico tra le persone trattenute. Non ci risulta che nella struttura di corso Brunelleschi la Garante abbia mai messo piede, nonostante la gravità della situazione e la recente condanna relativa alla morte di Moussa Balde.
Di fronte a questo quadro, vedere la garante regionale partecipare a incontri di partito e mostrarsi sorridente al fianco degli esponenti del Governo che hanno la responsabilità diretta delle politiche penitenziarie è completamente inopportuno: Il ruolo della garante non è accompagnare le iniziative della politica né fare da spalla alla propaganda governativa, ma vigilare sul rispetto dei diritti delle persone private della libertà personale e segnalare con forza le criticità del sistema. Se la maggioranza avesse un minimo rispetto delle istituzioni, si vergognerebbe e chiederebbe a Formaiano un passo indietro.
Oggi in Piemonte servirebbe una garante che alzi la voce nell’interesse di chi la voce non ce l’ha. Abbiamo attività educative bloccate nelle carceri, decisioni calate dall’alto sul futuro degli istituti penitenziari, sofferenza continua per la popolazione carceraria e situazione critica per chi in carcere lavora. Di fronte a tutto questo non solo assistiamo all’imbarazzante silenzio di chi dovrebbe svolgere un ruolo di garanzia ma ora anche alla disinvolta partecipazione a iniziative di partito.
Chi ricopre un ruolo di garanzia istituzionale importante come quello ricoperto dall’avv. Formaiano deve esercitarlo con autonomia e fermezza. Quando il sistema penitenziario entra in crisi, il silenzio delle istituzioni non è neutralità: è una responsabilità.
Da inizio anno abbiamo già svolto sette sopralluoghi nelle strutture detentive piemontesi, e ogni volta è peggio: il sistema sta soffocando, per questo abbiamo chiesto al Presidente del Consiglio Regionale di convocare nuovamente un Consiglio aperto sulle condizioni del carcere e del lavoro della polizia penitenziaria, riunitosi l’ultima volta nel novembre 2024" così Alice Ravinale, Giulia Marro e Valentina Cera - consigliere regionali Piemonte AVS.














