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Attualità | 29 aprile 2026, 07:14

Il "torinese" Rici Viano alle Olimpiadi Invernali per Haiti: "La mia missione? Sciare per le mie radici" [INTERVISTA]

Adottato da una famiglia di Pino Torinese e Chivasso, Richardson è stato il primo a portare alle Olimpiadi Invernali il Paese caraibico che vive gravissime condizioni umanitarie

Richardson "Rici" Viano ai Giochi

Richardson "Rici" Viano ai Giochi

Richardson Viano - ma si fa chiamare "Rici" - è il primo atleta di sempre ad aver partecipato alle Olimpiadi Invernali per Haiti. L'isola caraibica non è certamente famosa per le montagne innevate, ma è invece luogo di una delle più gravi crisi umanitarie nella storia, segnata da povertà estrema ed aggravata da terremoti e uragani che l'hanno più volte devastata.

Rici è stato adottato all'età di tre anni da una coppia originaria di Pino Torinese e Chivasso, e torna spesso tra le colline torinesi a visitare parenti e amici dei genitori. Pochi anni dopo, altre due bambine dello stesso orfanotrofio - Bellandine e Natacha - hanno allargato la famiglia che vive a Briançon, sulle Alpi francesi.

Proprio lì Rici ha iniziato a sciare, seguendo il papà Andrea, guida alpina locale, fino a raccogliere i primi risultati ed essere contattato dalla Federazione Haitiana di Sci. Nel 2022 ha partecipato alle Olimpiadi invernali in Cina, dove per la prima volta nella storia ha sventolato la bandiera di Haiti. Quattro anni dopo, a Milano Cortina, migliora il suo risultato: arriva 29esimo nello slalom speciale, portando sulle piste il suo mare e le sue foreste, disegnate sul giaccone appositamente per lui dalla HRX di Trofarello.

A Rici si è aggiunto anche lo sciatore di fondo Stevenson Savart, anche lui adottato e residente in Francia. E' stato proprio Richardson a metterlo in contatto con la Federazione, e il loro sogno è di aumentare sempre di più il numero di atleti invernali originari di Haiti.

Rici, come ha scelto di gareggiare per Haiti?

"Fino ai miei 16 anni sciavo con la Francia, poi il presidente delle Federazione Haitiana di Sci una sera mi chiama e mi dice "Ciao, sono il presidente della federazione, se ti va di sciare per Haiti…". E lì ho detto sì, sarebbe un onore, perché sciare con Haiti era anche un modo di ricostruire il legame con la mia terra di nascita".

Com'è gareggiare per un Paese in difficoltà come Haiti?

"Come in tutte le cose, c'è sempre una parte positiva e una negativa. Sciando per Haiti non ho lo stress di dovermi qualificare, di stare in squadra, cosa che hanno le grandi nazioni. Dall'altra parte, in squadre come Francia, Italia, Austria, hai più servizi: hai il massaggiatore, il mental coach, non devi procurarti gli sci da solo, c'è tutto un contorno. È difficile trovare sponsor, finanziatori, il materiale: bisogna pensare noi a tutto".

Lei è stato adottato a tre anni e ha due sorelle che vengono dallo stesso posto, cosa vi è rimasto del vostro Paese di nascita?

"Di Haiti abbiamo mantenuto la preghiera che dicevamo laggiù, mangiamo piccante, ci piace la musica. Però purtroppo non siamo mai tornati là perché oltre allo sci là la situazione è complicata, dai terremoti all'uccisione del presidente, ci sono le gang nelle strade… Adesso è complicato immaginare di andare lì, però nel futuro mi piacerebbe andare a vedere dove sono nato".

Qual è il suo ricordo più bello delle Olimpiadi?

"Direi tutte e due, perché le prime sono sempre le prime e anche se il risultato non era stato male, però non come quest'anno, non puoi mai dimenticarti della prima volta. Però quest'anno è stato ancora più speciale perché eravamo in Europa, in casa in Italia, dove spesso scio. C'erano i fan. In Cina le piste erano state fatte apposta per le Olimpiadi, mentre qua a Bormio le conoscevo già. Poi il fatto che ho potuto finire nei primi 30 è stata proprio la ciliegina sulla torta".

Quest'anno non era da solo, ma eravate in due a gareggiare per Haiti.

"Sì, anche lui è stato adottato e vive in Francia, ha iniziato lo sci di fondo e quando ho fatto le prime Olimpiadi mi ha scritto su Instagram e gli ho dato il contatto della Federazione. Il nostro sogno è di trovare più atleti possibile, soprattutto negli sport invernali".

Lei è qui a Torino e ieri era a Pino Torinese per presentare il libro "Ad Haiti sognavo la neve". Di cosa parla?

"Il libro racconta la mia storia, è una biografia della mia vita. Da quando sono nato, quando sono stato adottato, arrivato in Francia, ho iniziato a sciare fino alle prime Olimpiadi di quattro anni fa".

Che rapporto ha con queste zone e cosa le piace di più?

"Veniamo qua da sempre con mamma e con papà, perché tutti e due sono di Torino, e anche ad Asti dove ci sono degli zii, soprattutto d'estate. Qua mi piacciono le colline, dove ho passato tanto tempo, e il cibo. E poi in casa tifiamo Juventus: "colpa" di mamma".

Francesco Capuano

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