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Attualità | 04 maggio 2026, 07:01

Castellini ricorda il Grande Torino: "Ha fatto la storia. E un pò l'abbiamo fatta anche noi nel 1976"

Il 'giaguaro', portiere dell'ultimo scudetto, omaggia gli Invincibili in occasione del 4 maggio: "Al Filadelfia mi cambiavo nello stesso posto occupato da Bacigalupo, quella squadra è stata un simbolo per l'Italia intera"

Una immagine d'epoca del 'giaguaro' Luciano Castellini

Una immagine d'epoca del 'giaguaro' Luciano Castellini

Era soprannominato il Giaguaro, per i suoi balzi felini da un palo all'altro. Pochi mesi fa ha tagliato il traguardo degli 80 ("Cosa dice? Sono solo 61..." ci ha detto, provando a scherzarci su). A pochi giorni dal cinquantesimo anniversario dell'ultimo scudetto granata, abbiamo chiesto a Luciano Castellini, portiere del Toro in quell'indimenticabile 16 maggio 1976, di ricordare gli Invicibili, a 77 anni dalla tragedia di Superga.

Luciano, come si spiega che il Grande Torino sia ancora oggi così amato, visto che sono rimasti ormai in pochissimi ad averne vissuto le gesta?

"I caduti si ricordano sempre, succede ancora adesso per quelli morti durante la Prima o la Seconda Guerra Mondiale... Poi il Grande Torino vinceva sempre, ha fatto la storia, è stata un simbolo per l'Italia intera, non si può non continuare ad omaggiare quella squadra meravigliosa".

Quando lei indossava la maglia granata, quanto era ancora forte la suggestione di quei ragazzi?

"Io mi sono allenato per anni al Filadelfia, che era stata la loro casa, mi cambiavo nel posto che era stato occupato da Bacigalupo. Era un onore entrare in quello spogliatoio e pensare che lì si erano cambiati i giocatori del Grande Torino, era di stimolo per fare qualsiasi cosa, dovevi essere all'altezza di quella storia".

E voi lo siete stati, conquistando quel fantastico scudetto. In quel 4 maggio del '76 vi rendevate conto che stavate facendo la storia?

"Quando siamo saliti a Superga quel giorno si respirava un'aria particolare. Il traguardo era vicino ma, come avrebbe detto Boskov, fino a che l'arbitro non fischia, la partita non è finita. E noi sapevamo che c'erano ancora due partite da giocare prima del traguardo. Io poi negli ultimi giorni ero divorato dalla tensione, avrò perso 5 o 6 chili".

Rivedere una squadra come il Grande Torino sarà impossibile. Anche rivivere un altro scudetto granata?

"E' cambiato tutto rispetto ai miei tempi. Noi eravamo un gruppo fatto tutto da calciatori italiani, vallo a spiegare adesso quando in campo ci sono otto stranieri... Io non ho nulla contro i giocatori stranieri, a Napoli sono stato compagno di Maradona, che era di un altro pianeta rispetto agli altri. Ma far capire certi valori, trasmettere certi insegnamenti diventa molto più difficile. Poi oggi le differenze economiche rispetto alle big e le altre sono aumentate a dismisura, temo che sarò destinato ad essere l'ultimo portiere granata campione d'Italia... Nel 1976 si diceva che fossimo stati aiutati dall'alto dal Grande Torino, ma ci siamo conquistati tutto da soli. L'anno dopo avremmo potuto fare il bis, ma non bastarono 50 punti su 60".

Valentino Mazzola è stato il simbolo degli Invincibili, chi lo era della squadra di 50 anni fa?

"Claudio Sala, che era il capitano, e Pulici, il nostro bomber e trascinatore. E poi voglio ricordare Giorgio Ferrini, che era stato mio compagno e che quell'anno aveva smesso per diventare il vice allenatore. Lui era stato il mio mentore, quando ero arrivato al Filadelfia, un uomo molto simile a me nel carattere".

Ripensando a quell'ultima partita del 1976 e all'autogol di Mozzini, che cosa le torna in mente?

"Che è stata tutta colpa di Mozzini, poi se me lo ritrovo vicino lui dice che è stata colpa mia al 50% perché non avevo chiamato la palla... Comunque avevo una radiolina dietro la mia porta, sapevo che la Juve stava perdendo a Perugia, alla fine anche il pareggio ci bastava per vincere lo scudetto".

La vedremo il 16 maggio per la grande festa in programma allo stadio?

"Ci sarò di sicuro, ma non in campo a giocare. Se mi tuffo, poi non mi alzo più...".

Massimo De Marzi

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