La spesa dei torinesi aumenta, ma non è una buona notizia. Anzi. La spiegazione sta tutta nella corsa verso l'alto dell'inflazione, che va a erodere il potere d'acquisto "costringendo" le famiglie a risparmiare sempre di meno. Soprattutto se si tratta di persone che vivono da sole. Coloro che riescono a mettere qualcosa da parte, ormai, sono soltanto il 16,7%. L'anno scorso si sfiorava il 20% (19,6%) e si tratta del dato più basso degli ultimi sei anni. Soltanto nel 2019, dunque prima del Covid, la percentuale era addirittura del 25%.
Chi risparmia di più sono le famiglie con o senza figli, mentre faticano di più le realtà monoreddito. Chi si ritiene in situazione di agio rappresenta il 15%, mentre il 40,2% si definisce a livello medio. L'autosufficienza si colloca a quota 14,2%, mentre la debolezza riguarda il 30,8% dei torinesi. Le famiglie agiate finiscono per spendere più del doppio di quelle in condizione di debolezza.
Al tirare delle somme, il potere d'acquisto dichiarato dalle famiglie scende dal 65 al 63,3%.

Oltre 2600 euro al mese
Lo dice l'ultima rilevazione della Camera di Commercio di Torino, che ha presentato i dati del 2025. I numeri parlano di una spesa media di 2.616 euro, in lieve crescita rispetto all'anno precedente (+0,3%), andando a toccare il punto più alto degli ultimi dieci anni. Ma nello stesso arco di tempo, sotto la Mole, l'inflazione è cresciuta dell'1,3%. Il conto è presto fatto.
Cala la spesa per gli alimentari (403 euro al mese, in diminuzione dell'1,1%), mentre la componente non alimentare aumenta (2.213 euro, con una crescita dello 0,5% e con l'abitazione che pesa sempre di più: 37,6%).
Tempo libero e non solo
Ma tra le voci di spesa che non si "mangiano", gli aumenti più sensibili riguardano il tempo libero: vacanze e viaggi, ma anche pasti fuori casa, a conferma che i tempi dello smart working si allontanano sempre di più.
In ripresa anche abbigliamento e calzature, per i quali si spendono circa 83 euro al mese. Ma si spende di più pure per i medicinali e i ticket sanitari (7 euro in più rispetto all'anno scorso). Calano invece le spese nei trasporti e nella comunicazione. Anche quella per benzina e gasolio, anche se gli eventi degli ultimi mesi potrebbero restituire presto andamenti ben diversi.
Voglia di negozio
Novità sui luoghi in cui i torinesi fanno spese: dopo 4 anni torna a crescere la scelta per i negozi tradizionali (quasi il 21% mentre era il 17,2%). Calano i supermercati (dal 50 al 45,3%), mentre sono in lieve crescita gli hard discount e l'online (11 e 5,6%).
Attenzione agli sprechi
Voglia di risparmiare e minor potere d'acquisto portano anche a un taglio degli sprechi: una famiglia su due fa una lista della spesa per non comprare cose inutili, mentre nel 2012 erano solo il 39%. Una "ricetta" che permette all'85% delle famiglie di non avanzare cibo, mentre il valore del cibo sprecato scende sotto i 10 euro al mese per il 78% delle famiglie torinesi. Non stupisce che le famiglie più in difficoltà siano anche quelle più sensibili a offerte e condizioni di sconto.
"Conseguenze anche sociali, non solo economiche"
"La spesa al lordo dell'inflazione continua lievemente a crescere, anche se in maniera rallentata negli ultimi anni dopo il rimbalzo post Covid - dice il presidente della Camera di Commercio di Torino, Massimiliano Cipolletta -. L'aspetto più negativo è la diminuzione della capacità di risparmio, che riguarda solo il 17% delle famiglie. Ma dopo 4 anni di calo i negozi tornano a crescere nelle preferenze dei consumatori. Bene anche il contenimento dello spreco del cibo, che oggi si colloca sotto i 10 euro per famiglia". Ma c'è un altro numero che fa riflettere: "Circa il 46% delle famiglie è composto da una persona e questo fa pensare - prosegue - oltre ad avere un impatto importante a livello sociale".



















