Secondo un’ indagine realizzata 5 anni fa circa il 29% dei Piemontesi, tra i 18 e gli 84 anni, ha giocato d’azzardo.
Oggi sta per partire una nuova ricerca sul gioco d’ azzardo, promossa dalle Aziende Sanitarie Locali. Sono curioso di leggere i risultati, soprattutto se ci sono stati cambiamenti significativi. Nel 2021 eravamo in pieno lockdown per il Covid, oggi siamo sotto la pressione psicologica del pericolo di guerre, dell’ inflazione galoppante e si sente pesantemente la crisi economica. Tutti fattori che possono incidere – in un senso o nell’ altro – sulla propensione al tentare la fortuna nelle scommesse, di ogni tipo.
Scorrendo i dati dell’ ultima indagine emerge che sono più gli uomini (rispetto alle donne) a mostrare prevalenze di gioco più alte e aumentano i più giovani (18-44 anni) e gli adulti (45-64 anni): sono queste le fasce maggiormente coinvolte nella ludopatia.
Il gioco d’azzardo più praticato è stato il Gratta&Vinci (55%), seguito dal Superenalotto (33,4%) e dal Lotto (21,0%).
Nell’on-line i giochi preferiti dagli scommettitori sono invece le scommesse sportive (38,4%).
Fin qui i numeri. Numeri che però non raccontano il disagio (a volte anche peggio) che il gioco d’ azzardo provoca in tante, troppe famiglie. Ed è proprio per approfondire la conoscenza di questo disagio che le Asl promuovono queste ricerche, per poi intraprendere interventi di sostegno o di aiuto psicologico per uscire dalle ludodipendenze.
Una domanda: ma perché lo Stato – con una mano - investe per studiare la dipendenza dal gioco, e con l’ altra spinge, incentiva, fa pubblicità per convincere – in ogni modo - sempre più persone a rovinarsi con Gratta&Vinci e giochi vari?


















