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Economia e lavoro | 12 giugno 2026, 13:22

"Il Ministero non paga gli straordinari da 19 mesi": la protesta dei lavoratori in piazza Carignano

500 i precari in Piemonte, 1500 le adesioni allo sciopero. Il presidio di Cgil: “La cultura è ossigeno non un giacimento da sfruttare”

Il presidio dei lavoratori precari della cultura

Il presidio dei lavoratori precari della cultura

“Da 19 mesi il Ministero della Cultura non paga gli straordinari. Ballano in Piemonte due milioni di euro perché le persone hanno aperto musei, biblioteche, archivi, di sera, nei festivi, durante le vacanze, sette giorni su sette, prolungando i loro orari”.  Per questo il mondo della cultura oggi incrocia le braccia contro il lavoro precario.

Più risorse e meno precariato

“Più risorse e meno precariato” è lo slogan che campeggia al presidio in piazza Carignano a Torino, crocevia di importanti musei tra cui Egizio, Palazzo Carignano, Fondazione Torino Musei, Archivio di Stato.

“Abbiamo scelto di scioperare quest'oggi contro il lavoro precario, contro i contratti pirata, contro le esternalizzazioni, perché il Ministero sblocchi i fondi per lo straordinario, perché faccia un grande piano di assunzioni, perché promuova il contratto FEDERCULTURE come quello di settore, organizzando in modo estremamente migliore tutto il settore culturale - spiega Sara Comoglio, Funzionaria pubblica Cgil Piemonte -. La cultura non è petrolio, non è un giacimento da sfruttare: è l'ossigeno, è l'applicazione della nostra Costituzione. Ci sono ragazzi che hanno studiato, che ci mettono tutta l'anima per lavorare per i nostri musei, che vengono marginalizzati, sfruttati, non pagati, pagati poco, pagati male, lasciati a casa. Questo non è un modo di lavorare che ci sembra compatibile con il nostro Paese, che è un Paese pieno di musei. Solo in Piemonte ce ne sono 144 tra piccoli medi e molto grandi”. 

500 precari

Secondo i dati di Cgil i lavoratori precari oggi in Piemonte sono 500 in totale, 1500 sono invece le persone che aderiscono oggi all’sciopero.

“Chiediamo parità di lavoro, di contratto tra pubblici e  statali, oltra alla reinternalizzazione dei sistemi- aggiunge Comoglio-. Certo ci sono difficoltà in cui versano gli enti, ma non può ricadere sulle lavoratrici e sui lavoratori”.  In occasione dello sciopero nazionale della cultura del 12 giugno, le consigliere regionali di AVS Alice Ravinale, Valentina Cera e Giulia Marro hanno presentato un ordine del giorno per chiedere alla Regione Piemonte di sostenere le loro rivendicazioni. 

“La cultura — dichiarano l'esponenti della minoranza— non è un aspetto ornamentale della nostra esistenza. Parliamo di un pezzo fondamentale della vita democratica, sociale e civile delle nostre comunità. E dietro ogni teatro, museo, biblioteca, festival, archivio, rassegna o spazio culturale ci sono lavoratrici e lavoratori che troppo spesso vivono condizioni di precarietà, discontinuità, bassi salari, esternalizzazioni e scarsa tutela professionale”.

La testimonianza 

Francesca (nome di fantasia), lavora dal 2022 ai Musei Reali di Torino come custode in sala. Le sue mansioni spaziano dallo spostamento delle opere alla gestione del pubblico. “Ho un contratto nazionale, assunto dal Ministero della Cultura, lavoro 36 ore la settimana per circa 1500 euro al mese. Sono in una situazione più tutelata rispetto a lavoratori precari che collaborano con le istituzioni. Ma il nostro problema è dal punto vista dell’inflazione. Il nostro stipendio non seguendo l’andamento del costo della vita degli ultimi anni, al tempo stesso il carico di lavoro sta aumentando perché siamo sempre meno”.

Al momento, spiega Francesca, sono 80 i dipendenti ai Musei Reali, ma ne servirebbero almeno un centinaio. “Stiamo aspettando che si attivi un concorso bandito mesi fa ma di cui non abbiamo più notizie, forse ne sapremo di più a giugno. Riusciamo a mala pena a mantenere aperto il Museo con numeri minimi. Per questo alcune aree del Museo restano chiuse. A tutt’oggi la parte delle Serre non sappiamo chi gestirà quella sezione”. 

“Oggi sono qui per sostenere le persone che non possono scendere in piazza, ma anche per manifestare questo disagi che anche noi dipendenti stiamo provando” conclude.

Il direttore del Museo del Risorgimento Bollo: "Rivendicazioni legittime"

A pochi metri dal presidio al Museo del Risorgimento è stata inaugurata una nuova mostra.  “Le rivendicazioni secondo me sono assolutamente legittime - spiega a margine il direttore Alessandro Bollo- è chiaro che molte istituzioni come la nostra fanno il più possibile per mettere in condizione le persone di avere degli stipendi adeguati.  Non è tanto il problema delle grandi istituzioni, quanto del fatto che il lavoro culturale vive di una precarizzazione, di una fragilità generale. È uno dei lavori più forti, ma si gioca sulla compensazione di lavorare in un contesto di grande soddisfazione dal punto di vista aspirazionale”

Ad oggi il Museo del Risorgimento conta 12 dipendenti e 8 collaboratori che lavorano nelle sale. “Il fatto di ricevere finanziamenti sui costi fissi e non su quelli variabile è un elemento fondamentale per noi. Abbiamo la tranquilla che i costi del personale e della manutenzione sono ripagati. Abbiamo dipendenti assunti e abbiamo contrattualizzato i mediatori, in appalto dai Musei della Città di Torino c’è il personale di sala" chiosa.

Chiara Gallo

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