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Economia e lavoro | 17 luglio 2026, 07:00

Aprire una holding a Dubai: perché sceglierla nel 2027

Aprire una holding a Dubai è una scelta che sempre più imprenditori italiani stanno valutando in vista del 2027.

Aprire una holding a Dubai: perché sceglierla nel 2027

Aprire una holding a Dubai è una scelta che sempre più imprenditori italiani stanno valutando in vista del 2027. Non si tratta soltanto di fiscalità agevolata, ma di una strategia più ampia: proteggere il patrimonio, gestire partecipazioni societarie, pianificare investimenti internazionali e costruire una struttura più efficiente per il futuro della famiglia e dell’impresa. Dubai, negli ultimi anni, ha consolidato il proprio ruolo di hub globale per business, finanza, tecnologia e protezione patrimoniale.

Holding a Dubai: cos’è e a cosa serve

Una holding è una società che non nasce necessariamente per vendere prodotti o servizi, ma per detenere partecipazioni, immobili, investimenti, quote societarie o asset strategici.

In termini semplici, può essere il “contenitore” attraverso cui un imprenditore organizza il proprio patrimonio aziendale e familiare.

Può servire per:

  • detenere quote di società operative;
  • gestire dividendi;
  • coordinare investimenti immobiliari;
  • proteggere asset familiari;
  • facilitare il passaggio generazionale;
  • separare rischio operativo e patrimonio;
  • pianificare fiscalmente in modo più ordinato.

Dubai è diventata una destinazione interessante per questo tipo di struttura perché unisce fiscalità competitiva, stabilità normativa, presenza internazionale e accesso a mercati globali.

Per un imprenditore italiano, la holding è ben altro da uno strumento per nascondere qualcosa.

Al contrario, se costruita correttamente, è uno strumento di ordine.

Essa permette di distinguere l’attività operativa dal patrimonio, rendendo più chiara la gestione di società, utili, investimenti e passaggi futuri.

Nel 2027, questo tema sarà ancora più centrale.

Le imprese familiari italiane dovranno confrontarsi sempre di più con successione, internazionalizzazione, protezione degli asset, fiscalità e continuità aziendale.

Una holding a Dubai può essere una risposta, ma solo se nasce da un progetto reale e documentato.

Fiscalità a Dubai: il vantaggio holding

Uno dei motivi principali per cui Dubai viene considerata una giurisdizione interessante è la fiscalità.

Secondo il portale ufficiale del governo degli Emirati Arabi Uniti, negli UAE non è prevista imposta sul reddito delle persone fisiche.

L’IVA è pari al 5%.

La corporate tax federale, introdotta per gli esercizi finanziari iniziati dal 1° giugno 2023, prevede aliquota 0% sul reddito imponibile fino a 375.000 AED e 9% sulla parte eccedente, secondo il Ministero delle Finanze UAE.

Inoltre, il sistema prevede regole specifiche per le società in free zone e, in presenza di determinati requisiti, possibili trattamenti agevolati per redditi qualificati.

Per una holding, questo può essere rilevante soprattutto nella gestione di dividendi, partecipazioni e flussi finanziari internazionali.

Il punto centrale è la pianificazione.

Non basta aprire una società a Dubai e chiamarla holding.

Occorre valutare:

  • quali partecipazioni deterrà;
  • dove si trovano le società operative;
  • da dove arrivano i dividendi;
  • chi controlla effettivamente la struttura;
  • quale sostanza economica esiste negli Emirati;
  • quali rapporti restano con l’Italia;
  • come vengono documentate le decisioni societarie.

Il vantaggio fiscale è reale, ma non automatico.

È proprio qui che molti imprenditori commettono errori: scelgono Dubai solo per il livello delle imposte, senza costruire una struttura coerente.

Nel 2027, con controlli internazionali sempre più evoluti e scambio automatico di informazioni tra Paesi, la differenza non sarà tra chi apre o non apre una holding.

La differenza sarà tra chi la imposta bene e chi la improvvisa.

Investire a Dubai: patrimonio e crescita

Dubai non è più soltanto una destinazione per trasferirsi o aprire una società.

È una piattaforma di investimento.

Negli ultimi anni, gli Emirati Arabi Uniti hanno rafforzato la propria posizione nei settori non-oil, puntando su turismo, real estate, logistica, finanza, tecnologia, intelligenza artificiale e servizi professionali.

Questo contesto rende la holding uno strumento utile anche per chi vuole diversificare.

Un imprenditore può utilizzare una holding a Dubai per coordinare investimenti in più aree:

  • partecipazioni societarie;
  • immobili;
  • startup;
  • attività digitali;
  • società estere;
  • asset finanziari;
  • joint venture;
  • progetti familiari.

Rispetto all’Italia, il quadro è molto diverso.

Secondo Istat, la crescita italiana resta debole, con un PIL aumentato solo dello 0,5% nell’ultimo anno.

La Commissione europea ha stimato per l’Italia un debito pubblico in aumento verso il 138,5% del PIL nel 2026 e il 139,2% nel 2027.

Sono numeri che raccontano un Paese con margini fiscali limitati e un contesto ancora complesso per chi fa impresa.

Negli Emirati, invece, la strategia è opposta: attirare capitali, semplificare il business, rafforzare i settori non petroliferi e costruire un ambiente stabile per investitori internazionali.

Per questo aprire una holding a Dubai non significa solo guardare alle tasse.

Significa valutare dove sarà più semplice proteggere e far crescere il patrimonio nei prossimi anni.

Società a Dubai: holding e free zone

Una holding a Dubai può essere costituita in diverse forme, a seconda degli obiettivi dell’imprenditore.

In molti casi si valuta una struttura in free zone, perché consente proprietà straniera al 100%, procedure snelle e un ambiente pensato per operatori internazionali.

Tuttavia, non tutte le free zone sono uguali.

Alcune sono più adatte ad attività commerciali.

Altre a consulenza e servizi.

Altre ancora a holding, investimenti, family office o gestione patrimoniale.

La scelta della zona franca è uno dei passaggi più importanti.

Una struttura corretta deve tenere conto di:

  • attività consentite dalla licenza;
  • costi annuali;
  • requisiti di ufficio o presenza fisica;
  • apertura del conto bancario;
  • corporate tax;
  • documentazione contabile;
  • eventuali partecipazioni estere;
  • distribuzione degli utili;
  • rapporti con società italiane.

Il Ministero delle Finanze UAE chiarisce che anche le società costituite in free zone rientrano nel perimetro della corporate tax e devono rispettare gli obblighi previsti dalla normativa.

Inoltre, solo le società che soddisfano specifiche condizioni possono beneficiare dell’aliquota 0% sui redditi qualificati.

Questo è un punto essenziale per evitare false aspettative: Dubai è fiscalmente competitiva, ma non è una zona senza regole.

Chi vuole aprire una holding deve ragionare in modo professionale.

La licenza deve essere coerente con l’attività.

La struttura deve avere sostanza.

I flussi devono essere documentati.

Le decisioni devono essere tracciabili.

Nel 2027, sarà sempre meno sostenibile l’idea della società estera “di carta”.

Vivere a Dubai: famiglia e successione

Per molte famiglie imprenditoriali, la holding è anche uno strumento di continuità.

Non riguarda solo il presente, ma il futuro.

In Italia, moltissime imprese sono familiari e nei prossimi anni dovranno affrontare il passaggio generazionale.

Il tema non è soltanto chi eredita cosa.

Il tema è come evitare conflitti, dispersione patrimoniale, blocchi decisionali e inefficienze fiscali.

Una holding può aiutare a organizzare meglio il rapporto tra famiglia, impresa e patrimonio.

Può permettere di definire quote, ruoli, diritti economici, governance e regole di gestione.

Dubai, in questo senso, è interessante perché offre un contesto internazionale, una fiscalità più leggera e una crescente attenzione agli strumenti di pianificazione patrimoniale.

Per chi decide anche di vivere a Dubai, il tema diventa ancora più ampio.

Occorre valutare residenza fiscale, famiglia, abitazione, scuola, sanità, conti bancari, società italiane, immobili, partecipazioni e centro degli interessi vitali.

Non basta spostare una società.

Bisogna capire dove si trova realmente la vita economica e personale dell’imprenditore.

L’Agenzia delle Entrate italiana può valutare diversi elementi per stabilire la residenza fiscale effettiva.

Per questo, una holding a Dubai può essere utile, ma deve inserirsi in un piano più ampio.

Una pianificazione ben fatta non guarda solo all’anno in corso.

Guarda ai prossimi dieci o vent’anni.

Trasferirsi a Dubai: il ruolo della consulenza

Aprire una holding a Dubai nel 2027 può essere una scelta strategica per imprenditori, investitori e famiglie italiane.

Può offrire vantaggi in termini di fiscalità, protezione patrimoniale, gestione delle partecipazioni e pianificazione internazionale.

Ma è una scelta che richiede metodo.

Prima di costituire la holding, occorre rispondere ad alcune domande fondamentali:

  • quali asset dovrà detenere;
  • chi saranno i soci;
  • quali società operative esistono già;
  • dove saranno prodotti i redditi;
  • come verranno gestiti dividendi e utili;
  • quale rapporto resterà con l’Italia;
  • quale sarà la residenza fiscale dell’imprenditore;
  • quale free zone è più adatta;
  • quale banca può supportare la struttura;
  • quali documenti serviranno in caso di controllo.

Il rischio più grande è affrontare tutto come una semplice pratica amministrativa.

Una holding non è solo una società.

È un’architettura patrimoniale.

È in questo contesto che si inserisce il lavoro di Daniele Pescara, fondatore e CEO di Daniele Pescara Consultancy, boutique consultancy firm che raccoglie oltre 60 professionisti tra commercialisti, avvocati d’affari e fiscalisti internazionali.

Daniele Pescara è stato il pioniere della costituzione di holding a Dubai e nel suo percorso professionale ha già accompagnato centinaia di imprenditori e le loro famiglie nel Paese.

La società accompagna famiglie, imprenditori e investitori italiani nella valutazione, strutturazione e gestione di operazioni societarie e patrimoniali a Dubai, integrando fiscalità, diritto societario, compliance, residenza e pianificazione degli asset.

Per una holding, questo approccio multidisciplinare è decisivo.

Non si tratta soltanto di aprire una licenza negli Emirati.

Si tratta di costruire una struttura coerente con la storia dell’imprenditore, con il patrimonio familiare e con gli obiettivi futuri.

Dubai può offrire un contesto molto favorevole, ma il vero vantaggio nasce solo quando la holding è progettata in modo ordinato, documentato e sostenibile nel tempo: per questo, affidarsi ai migliori del settore è fondamentale.


 


 

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