"Di nuovo, al Salone dell’Auto di Torino, ci troviamo davanti a stand rialzati con gradini di 15, 12, 15 centimetri e quindi inaccessibili a una persona in carrozzina o a chi ha difficoltà motorie. E non possiamo continuare a considerarlo un dettaglio". Così Giovanni Ferrero, direttore della Consulta per le persone in difficoltà, al termine dell'evento che in questi giorni ha caratterizzato il centro di Torino.
"Dentro quegli stand non c’è soltanto un’automobile da guardare da lontano: si chiedono informazioni, vengono distribuiti materiali e gadget, si organizzano momenti di incontro e aperitivi. Le hostess e il personale, quando vedono una persona con disabilità, sono spesso gentilissimi e scendono per aiutare. Ma è proprio questo il punto: non dovrebbe essere necessario scendere. Dovremmo poter salire noi.
Ogni volta sembra di dover ricominciare da zero. Continuiamo a progettare pensando che le persone con disabilità siano “loro”, qualcuno di diverso da noi per il quale, eventualmente, trovare poi una soluzione. Ma “loro” non esistono. Esistiamo noi.
L’accessibilità non riguarda una categoria. Riguarda una persona anziana, chi temporaneamente cammina con le stampelle, un genitore con un passeggino e ciascuno di noi che, per un incidente o una malattia, può trovarsi domani ad avere esigenze differenti. Come ripeto spesso, la disabilità è democratica: può arrivare ovunque e riguardare chiunque.
È anche paradossale che, per l’occupazione di suolo pubblico, esistano regolamenti che prevedono espressamente l’accessibilità degli allestimenti. Per questo chiedo alla Città di Torino e agli organizzatori quali verifiche vengano effettuate prima di autorizzare e aprire al pubblico questi stand e come sia possibile che, anche quest’anno, siano presenti strutture non accessibili.
Non servono gesti di gentilezza per compensare una barriera che poteva semplicemente non essere costruita. Serve una cultura dell’accessibilità, che non sia un’eccezione ma la normalità, fin dalla progettazione. Non aspettiamo che sia la vita a insegnarcelo. Possiamo capirlo subito".














