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Via Filadelfia 88 | 12 aprile 2019, 08:42

Buona la prima

La Juve che è uscita dalla Johan Cruijff Arena con un pareggio per 1-1 sa di avere avuto alti (Rugani) e bassi (Cancelo, ma soprattutto Mandzukic)

Buona la prima

Affrontare l’Ajax nella Johan Cruijff Arena senza Chiellini, con Emre Can acciaccato e Ronaldo al rientro dall’infortunio, sembrava l’ennesimo scherzo del destino. 

Beffardo, intento a girarti le spalle nei momenti che contano. E non sarebbe stata neppure la prima volta. Metabolizzando il tutto e rimboccandosi le maniche, la squadra ad Amsterdam ha svolto il suo compito. 

Con degli alti e bassi, questo è palese, come nel caso di Cancelo, ottimo nell’azione del gol di Ronaldo, ma blasfemo e irriverente in buona parte della partita. La vera rivelazione, a cui va il palmares dell’impegno e della determinazione, spetta però a Rugani. 

Ci aspettavamo un pulcino nella gabbia dei galli, abbiamo trovato un leone indomito nel bel mezzo della savana.

Un bivalente Pjanic, parsimonioso nella fase difensiva, ha peccato decisamente nella manovra e proposizione del gioco. 

Immensa tristezza invece il vedere un Marione spompo che necessita decisamente più di riposo che di elogi. 

Plausi a Bernardeschi, Matuidi e Douglas Costa, quest’ultimo decisamente recuperato. 

La caparbietà, lo spirito di squadra e la giusta determinazione, unite a Cristiano Ronaldo, hanno fatto il resto. Il polacco si prodiga ormai sempre più spesso in parate decisive. 

Con un po’ più di fortuna si sarebbero portati a casa tre punti, sebbene anche una sconfitta minima, con un gol segnato in trasferta, non sarebbe stata un dramma. 

L’amarezza è invece constatare che, laddove la terna arbitrale dovrebbe essere quanto meno ‘equa’, si sbilancia sempre. Penalizzandoci. 

Ma non piangiamoci addosso, rischieremo di confonderci con parte del resto d’Italia. 

Tra una settimana si aprirà nuovamente la contesa, guai a pensare di essere già in cielo.

Occorre lottare e sudare, pensando che non ci sia niente da difendere. Solo così potremmo vincere e domare una squadra che, sebbene a livello di gioco meriti applausi, occorre si scansi. Perché il nostro cammino non può prescindere dal fermarsi. Almeno fino a quel momento, che da anni appare un miraggio.

Hasta la victoria final, direbbero a Madrid.

Beppe Franzo

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