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Nuove Note | 29 settembre 2019, 07:00

Unlocked di Silvio Ferro & The Soul Mates: un invito a mettersi in discussione

“Unlocked” uscirà il 15 novembre ma sarà anticipato dal singolo “Fill The Cup” in uscita ad ottobre.

Unlocked di Silvio Ferro & The Soul Mates: un invito a mettersi in discussione

Silvio Ferro si avvicina alla musica da piccolissimo grazie alla sorella che gli ha trasmesso la passione per i dischi di quegli anni. All’età di 11 anni inizia a studiare la chitarra. A fine anni ’90 forma il power trio blues Smirno Blues Band in cui, oltre a suonare la chitarra, debutta come cantante. Negli anni fa parte di diversi gruppi per poi maturare l’idea di un progetto solista. Nel gennaio 2019 ha registrato l’album “Unlocked” alle Manifatture Musicali, un bellissimo studio nel cuore della Val di Susa. “Unlocked” uscirà il 15 novembre ma sarà anticipato dal singolo “Fill The Cup” in uscita ad ottobre.

 

Come si avvicina Silvio Ferro alla musica?

Ascoltavo tutto quello che mia sorella maggiore portava a casa quando ero bambino. Parliamo dei primi anni ’80, quindi la new wave inglese, il pop edonostico americano. Già allora preferivo gli artisti afroamericani,  percepivo nella loro musica più autenticità e una visceralità primordiale in un’ epoca nota soprattutto per i lustrini e il trucco e parrucco. Michael Jackson, Prince, Stevie Wonder su tutti. Per emulare i miei idoli inventai quello che diventò il mio gioco preferito che era quello di comporre delle canzoni in finto inglese sulla base della musica che avevo in testa. Per questo motivo i miei risultati a scuola non sono mai stati brillantissimi, ero spesso distratto. I miei genitori ascoltavano classici italiani dei ’50-‘60 che sopportavo a stento, ma grazie a loro ho sviluppato una grande cultura anche su quei brani. I Beatles, altra mia grande passione, li ho scoperti nell’adolescenza leggendo le interviste di tutte le band e gli artisti che seguivo. Tutti ne parlavano con grande ammirazione e rispetto. Questo mi fece incuriosire e andai a scoprire la loro fantastica discografia.

 

Quanto è importante lo studio in un percorso musicale come il tuo?

Sono fondamentalmente un musicista che vuole sempre migliorare e quindi sono sempre alla ricerca di nuovi spunti, nuove idee, nuove soluzioni e non parlo solo dell’aspetto tecnico sullo strumento. Molti dei miglioramenti che ho ravvisato in tanti bravi colleghi, allievi e su me stesso sono legati principalmente alla mentalità, all’approccio. Si dovrebbero usare le informazioni e le capacità acquisite per mettersi al servizio di ciò che rende la musica bella e comunicativa. Si tratta dell’ aspetto più difficile dell’essere un’artista in generale. Se possiedi la qualità di comunicare qualcosa, in questo campo possono bastare due accordi e un ritmo semplice. Oggi questo concetto si è però un po’ estremizzato negli ultimi tempi e il risultato è che le canzoni che ascolti alla radio sembrano robe già sentite 10 anni prima. La musica oggi dovrebbe tornare ad armonie più sofisticate, a testi con un linguaggio contemporaneo, ma più profondo. Negli States esiste questa esigenza e alcune band da alcuni anni stanno cambiando le cose. Alabama Shakes e The Lemon Twigs su tutti.

 

L’incontro tra Silvio Ferro e The Soul Mates come è avvenuto?

Conosco Enrico Beltrame da diversi anni ormai. Abbiamo condiviso mille performance live nelle situazioni più disparate (e disperate) e continuiamo a farlo. È un amico e un ottimo batterista, non è un egomaniaco come alcuni della sua categoria ed è colui che ha supportato il nostro progetto fin dall’ inizio collaborando con me alla pre produzione. Max Rumiano è un pianista, hammondista, produttore, arrangiatore, autore. Collaboro con lui anche negli In Da Funk, band resident della nota “Jam Session In Da Funk” del Jazz Club Torino e in un Gospel Choir diretto da lui stesso. Ha contribuito in modo fondamentale alla realizzazione del disco. Sta lavorando a un suo progetto personale molto interessante che verrà presto alla luce. Fufo Serra è il bassista che vorrei essere se suonassi il basso. Molto bravo, con un gran bel timing, competente e attento alle strutture. Rispetto agli altri ci sono state meno occasioni di calcare un palco o di fare altro insieme, ma quando mi venne in mente il suo nome per completare la line up fu come un’ illuminazione.

 

Come ti hanno cambiato e cosa ti hanno lasciato le diverse esperienze musicali che hai avuto in questi anni?

La mia attività principale in questi anni di musica è stata senz’ altro quella di performer live. Ho suonato tanta buona musica, altra meno buona, altra pessima ma ho imparato a gestire un’esibizione, a controllare le emozioni e le ansie che, in momenti particolari, potrebbero avere il sopravvento. Ho lavorato molto da side man, limitandomi a suonare le mie parti di  chitarra e a fare a volte da corista. In questi ultimi anni ho ripreso sempre più il ruolo di “frontman” che ha caratterizzato l’inizio della mia carriera, anche se non si tratta nel mio caso di una figura tipo Mick Jagger, per prepararmi a quello che sarebbe dovuto essere l’obbiettivo fin dall’inizio della mia avventura musicale: portare in giro la mia musica con la mia band. Un vero e proprio ritorno alle origini. Trovo abbastanza strano il fatto che non ci siano oggi tanti musicisti a proporre la propria musica. Credo di capire il perché. Si pensa sia più facile e redditizio mettere su una cover band e vivere la vita di qualcun altro. Io stesso ho militato in diverse cover band e ogni tanto ancora oggi vengo chiamato per rimpiazzare l’elemento che è in ferie o ha la macchina in panne!

 

Come nasce un tuo brano?

All’ inizio cercavo di comporre con la chitarra o con un piano. Oggi cerco sempre meno lo strumento. In ogni caso non esiste un vero e proprio metodo per me. Molto spesso mi sono trovato in viaggio in macchina ad ascoltare le notizie sportive e all’ improvviso venire colto dall’ispirazione. Quindi accosto, prendo lo smartphone, attivo il voice memo e registro l’idea canticchiando. Altre volte parto da un pattern di batteria, altre ancora parto da quello che sarà il titolo del brano che rappresenta il nucleo da cui dipanare la composizione. Mi piacerebbe che le canzoni arrivassero dai sogni, come è successo a Paul McCartney con “Yesterday”. Purtroppo a me non è ancora capitato nulla del genere!

 

Uscirà tra pochissimo l’album “Unlocked”, cosa trasmetterà al pubblico?

“Unlocked” rappresenta un atto di amore definitivo per me. “Unlocked” sta per “Sbloccato” e quindi liberato da una situazione stantia e ripetitiva. È un invito a prendere una direzione diversa, a mettersi in discussione in modo positivo. È ciò di cui parlo nel brano “Fill The Cup”, che sarà il primo singolo ad uscire. “Annie” è un brano molto importante del disco, è la storia di una giovane ragazza homeless. In sostanza provo a descrivere la presa di coscienza della frustrazione di non potere mai fare abbastanza per qualcuno che meriterebbe di essere aiutato. “Stand By The River” è sulla mia proverbiale pigrizia e sul voler stare fuori dagli schemi a tutti i costi. È un qualcosa che costa parecchio in termini di stress! Il disco si conclude con “Safe and Sound”, un atto dedicato alla mia compagna e alla mia famiglia.

 

 

La tua Torino musicale e non.

Torino è nota per la produzione di musica elettronica e per aver avuto gruppi e cantanti di successo cosiddetti “Indie”. Entrambe le scene non hanno avuto alcun effetto sul mio background. Inoltre ho sempre preferito ascoltare materiale proveniente da oltre il confine. Non sono un grande ascoltatore di musica italiana a parte qualche rara eccezione. Sono stato invece molto influenzato dalla scena Jazz, ricca di tanti favolosi musicisti nella nostra città, specie negli anni ’90 che furono gli anni della mia formazione. Oggi mi sembra che collegare una chitarra ad un amplificatore  sia considerato un gesto antico. Se così fosse, sarei anche contento di fare un mestiere in via di estinzione! Il mio mondo musicale è il Blues, il Funk, il Jazz. È la musica con cui mi sono formato negli anni, è ciò che mi piace di più e rappresenta ciò che sono. Non voglio fingere di essere qualcun altro per poter fare il session man per i cantanti di “The Voice”. Lo dico con il massimo rispetto e un pizzico di invidia per chi lo fa, ma non è per me.

 

News, live in programma, appuntamenti.

A ottobre l’uscita del primo singolo “Fill The Cup” e poi altri due brani a seguire “Annie e Stand By The River”. Il disco “Unlocked” uscirà in formato digitale il 15 Novembre per  Blue Mama Records e Native Division Records. Sarà preceduto dalla uscita “fisica” il 12 novembre con un Release Party e una nostra performance presso il Jazz Club Torino.

Una seconda uscita Live è prevista il 19 dicembre al Capolinea 8, sempre a Torino.

 

Info su : https://www.facebook.com/Silvio-Ferro-And-The-Soul-Mates-113725163340683/ 

 

Federica Monello

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