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Strade Aperte | 17 ottobre 2019, 06:35

Da Cuba al Giappone, fino a Torino: il Console Generale del Perù racconta il suo ruolo di “servitore” per la comunità

I peruviani, una delle più grandi comunità straniere di Torino, sono ad oggi rappresentate dal Console Generale César Augusto Jordàn Palomino. Un diplomatico che ha vissuto in parti diverse del mondo, si dedica a pieno alle sue persone attraverso il contatto diretto e tanti progetti in programma per un servizio alla persona sempre più efficiente

Da Cuba al Giappone, fino a Torino: il Console Generale del Perù racconta il suo ruolo di “servitore” per la comunità

Si chiama César Augusto Jordàn Palomino, il Console Generale del Perù, una delle comunità straniere più numerose del Piemonte e della Val d’Aosta. A TorinOggi racconta l’importanza del suo ruolo e l’amore per il popolo d’origine.

Consolati e Consoli: tutto da definire.

Abbiamo sentito tutti parlare di Consoli e Consolati, ma spesso le riposte sono cariche di dubbi e incertezze. Partendo dai primi, innanzitutto, è necessaria una distinzione fondamentale tra Consoli Generali e Consoli Onorari.

Il Console onorario è una persona che può avere o meno la stessa origine del Paese che rappresenta. Si tratta di persone che ricoprono un’importanza economica o culturale all’interno di una società, che assumono questo ruolo ad honorem e che, quindi, non percepiscono alcuno stipendio.

Il Console Generale, o di Carriera, è, invece, un funzionario che viene inviato dal Paese in questione. Si prende la decisione di dare vita ad un Consolato di Carriera nei casi in cui la percentuale dei cittadini stranieri presenti sul territorio estero è molto alta e quando questi hanno una posizione a livello economico importante per il Paese ospitante. Il caso del Perù è uno di questi. Nasce a Torino nel 2002, quando si è registrato l’aumento intenso delle migrazioni peruviane. Ai tempi si contavano circa seimila persone, mentre oggi siamo trentamila.

Il Consolato è invece un ufficio dello Stato che svolge la funzione di intermediario tra lo Stato e i cittadini. È importante sottolineare la differenza con l’Ambasciata che, invece, si occupa di gestire i rapporti interstatali, cioè tra Stato ospitante e Stato d’origine.

Cosa fa il Consolato per i suoi cittadini?

Le funzioni sono essenzialmente tre: protezione, promozione e servizi.

Il Consolato protegge i suoi cittadini nel rispetto dei diritti umani. Per fare un esempio, esso garantisce assistenza alle persone in stato di vulnerabilità oppure dà la possibilità ai detenuti di avere un avvocato, tutto nel rispetto della legge locale. Inoltre, promuove gli eventi culturali o le feste popolari per favorire l’integrazione e il riconoscimento della cultura e delle tradizioni, come, nel caso peruviano, l’importante celebrazione della processione del Sen͂or de los Milagros (qui il link).

Infine, il ruolo principale che il Consolato svolge è quello notarile per permettere ai cittadini, tramite delega di qualcuno di fiducia, di ottenere documenti direttamente dal Perù. Carte d’identità e passaporti, certificazioni varie e certificati di nascita sono altri dei servizi assicurati dall’ente.

César Augusto Jordàn Palomino, la storia di un uomo di mondo devoto alla sua comunità.

Nasce in Perù e intraprende i suoi studi in Relazioni Internazionali per diventare un diplomatico. Il suo titolo gli consente di viaggiare il mondo, portandosi dietro l’amore e l’affetto della propria famiglia. Volendo delineare una linea cronologica delle sue esperienze all’estero, tutto ha inizio a Cuba, dove vive quasi sette anni. A seguire, arrivano i tre anni a Roma, nella Santa Sede del Vaticano, due anni in Equador, quattro in Giappone, due a Israele e poi arriva il tempo di Washington DC, dove conosce ben quattordici confraternite peruviane. Infine, un anno e mezzo fa, il trasferimento a Torino.

Qui ha l’onore di essere proclamato Decano e si ritiene soddisfatto di questa città. In ogni luogo in cui ha vissuto ha imparato molto e il suo obiettivo è quello di portare innovazione e benessere per la comunità che rappresenta. Il ruolo che ricopre implica che si deve mantenere la carica in un Paese per un minimo di due anni. A breve scadrà il tempo massimo a Torino, ma lui sostiene che non vuole andare via perché qui, nonostante le cose funzionino molto bene, ci sono dei progetti da portare avanti e da concludere per garantire ai peruviani un servizio eccellente.

“C’è una soglia d’efficienza e noi adesso siamo al limite massimo, ma il passo verso la discesa potrebbe essere dietro l’angolo”, dice. Quel picco massimale raggiunto e il sentore di sentirsi in bilico verso una ripida discesa verso il basso è dovuta al luogo fisico del Consolato. Si trova in Via Pastrengo 29, in un palazzo antico e molto elegante, ma lo spazio è troppo piccolo per poter accogliere l’ingente quantità di peruviani che ogni giorno arrivano per svolgere le loro pratiche. La sala d’attesa è di dimensioni irrisorie e le persone sono costrette a fare lunghe file fuori il portone, generando, di conseguenza, malcontento tra i condomini. Quindi, il primo passo è l’ottenimento di un posto adatto a ospitare chi viene, assicurandogli un’attesa più lieta.

La logica delle buone pratiche: il “Domanda al Console”

Il sogno di alcuni è la possibilità di poter scambiare due parole con l’autorità, figura spesso designata come mitologica. Questo, per un cittadino peruviano residente a Torino, è possibile grazie al Domanda al Console, un servizio speciale che permette, a chi ne necessita, di risolvere i propri quesiti chiedendo a lui direttamente. Questo fa parte della logica delle buone pratiche che César Augusto ha deciso di adottare. Per quale motivo? Molto spesso i peruviani si perdevano in lunghe code di attesa andando fisicamente al Consolato, o trovavano la linea telefonica occupata a causa delle chiamate concatenate. Per evitare perdite di tempo, adesso è possibile scrivere su Facebook o via mail al Console e lui personalmente risponderà fino a che il dubbio non sia stato realmente risolto. Nonostante il suo lavoro sia molto impegnativo, il tempo libero che gli rimane vuole occuparlo dedicandosi alle sue persone.

Lui stesso si autodefinisce così: "un servitore del suo popolo".

 

Giulia Amodeo

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