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Economia e lavoro | 23 ottobre 2019, 15:07

La rabbia e le lacrime dei lavoratori Mahle: l'azienda chiude gli stabilimenti di Saluzzo e La Loggia [FOTO e VIDEO]

Il clima di tensione è palpabile davanti alla sede confindustriale torinese legata al mondo della meccanica e della meccatronica. L'ipotesi paventata in questi giorni si è fatta reale. La replica dell'azienda: "Non si può costringere un'impresa a produrre materiali che non hanno richiesta di mercato"

La rabbia e le lacrime dei lavoratori Mahle: l'azienda chiude gli stabilimenti di Saluzzo e La Loggia [FOTO e VIDEO]

La riunione all’Amma di via Vela a Torino sulla crisi Mahle si è conclusa. Cala l’ombra della chiusura sui lavoratori della Mahle di Saluzzo e La Loggia riuniti in presidio.

Le voci che si sono rincorse in questi giorni sulla volontà del colosso tedesco di chiudere gli stabilimenti di Saluzzo (230 dipendenti) e La Loggia (220) sono state confermate durante l’incontro con i sindacati. I dipendenti che da questa mattina si sono riuniti in presidio hanno ricevuto le prime informazioni dai delegati e dai segretari presenti in riunione questa mattina.

La rabbia dei lavoratori è palpabile davanti alla sede confindustriale torinese legata al mondo della meccanica e della meccatronica. Si attende di capire dai sindacati seduti al tavolo con l’azienda quello che sono i margini di trattativa. Quali ammortizzatori sociali sono attivabili e su quali tavoli istituzionali attivare lo stato di crisi. Intanto già nella giornata di oggi sono state proclamate otto ore di blocco dell’attività sui tre turni.

Attenzione, avvisiamo i lettori che il video contiene un linguaggio scurrile di cui la redazione non è responsabile. Abbiamo ritenuto di non oscurare per diritto e dovere di cronaca.

Il colosso tedesco specializzato nella produzione di componentistica per automobili conta circa 450 addetti tra Saluzzo e La Loggia. Nell’area saluzzese l’azienda è legata alla storica Mondial Piston che ha dato lavoro a molte famiglie da decenni e ha il suo core business nella produzione di pistoni.

In passato i sindacati avevano spronato l’azienda a diversificare gli investimenti su questi due stabilimenti: il pistone “tipo diesel” è un prodotto che da anni ha sempre meno mercato rispetto a pistoni “benzina”, “diesel truck” (per mezzi pesanti) o “elettrico” (mercato in esponenziale crescita).

Negli incontri del 2018 Mahle aveva garantito che avrebbe continuato ad operare in Italia. Sulla questione era stata attenzionata la Regione e ed era stata presentata un’interrogazione all’allora ministro alla Sviluppo Economico Luigi Di Maio da parte dei senatori Bergesio, Casolati, Ferrero, Montani e Pianasso. Negli ultimi giorni si sono fatte insistenti le voci di una delocalizzazione della produzione presso gli stabilimenti polacchi. Scelta che comporterebbe la chiusura dello stabilimenti di Saluzzo e La Loggia.

"Il problema, come tutte le multinazionali, è che vengono e poi se ne vanno. Il problema è tutta l'Italia, non solo la Mahle, come conferma Pernigotti, Whirlpool, Ventures e oggi Mahle - Bruno Ieraci, Fiom Cgil -. Questo caso fa più rabbia perché poteva pensare a una redistribuzione di prodotto, invece di lasciarci solo pistoni per il diesel. Invece ora tutti investono nell'Est Europa, dove il costo del lavoro dicono sia inferiore". "Noi abbiamo dato la disponibilità a discutere di tutto, ma ci è stato risposto negativamente sulla redistribuzione del prodotto. Aspettiamo la procedura ufficiale e poi faremo la richiesta di incontro e faremo tutto ciò che è necessario".

"Contro questa chiusura appoggiamo a pieno la lotta dei lavoratori coinvolti. Va impedito alle multinazionali di considerare il territorio italiano come un limone da spremere, intervenga da subito il Ministro Patuanelli", ha dichiarato il segretario generale Fismic Confsal Roberto Di Maulo.

La Mahle ha diffuso una nota in cui spiega le motivazioni della scelta di chiudere gli stabilimenti di Saluzzo (230 dipendenti) e La Loggia (220). Le dichiarazioni del colosso tedesco arrivano al termine del tavolo di questa mattina, mercoledì 23 ottobre, presso l'Amma di Torino. Incontro che, ricordiamo, è stato anticipato da un presidio dei lavoratori che hanno manifestato la loro rabbia per la scelta.

"Questo passo si è reso necessario" - scrive l'azienda - "a causa della sempre più difficile situazione di mercato a livello globale, che sta conducendo ad un ulteriore declino negli ordinativi, dopo che per oltre un decennio i due siti hanno sofferto di una continua contrazione delle vendite e della conseguente situazione economica negativa. Ci si attende purtroppo che questa situazione deteriori ulteriormente a causa della mutata direzione strategica delle case automobilistiche europee. Il trend negativo e generalizzato, in particolare per i motori diesel, sta inoltre ulteriormente aggravando la situazione."

"La riduzione del livello di ordini a livello europeo"
- continua - "principalmente nella produzione di motori diesel, ha notevolmente ridotto la capacità utilizzata, attuale e futura, degli stabilimenti di La Loggia e Saluzzo, in cui vengono prodotti pistoni. Pertanto, Mahle si trova purtroppo costretta a programmare la chiusura degli stabilimenti di La Loggia e Saluzzo, e a breve saranno avviate le consultazioni con le organizzazioni sindacali. L’azienda collaborerà strettamente con i rappresentanti dei lavoratori al fine di considerare ogni possibile misura alternativa e minimizzare il potenziale impatto sui circa 450 dipendenti dei due stabilimenti coinvolti."

L'azienda ha poi diffuso quelli che sono i numeri del gruppo: "Nel 2018 il gruppo ha generato vendite per circa 12,6 miliardi di Euro. Conta più di 79.000 dipendenti ed è presente in più di 30 Paesi con 160 stabilimenti. In 16 centri di ricerca e sviluppo in Germania, Gran Bretagna, Lussemburgo, Spagna, Slovenia, Stati Uniti, Brasile, Giappone, Cina ed India, più di 6.100 ingegneri e tecnici stanno lavorando a soluzioni innovative per la mobilità del futuro."

A margine di questa dichiarazione, durante la presentazione dell'analisi congiunturale trimestrale del quarto trimestre 2019 in programma questa mattina presso la sede di Confindustria Cuneo, il presidente Mauro Gola ha dichiarato sulla crisi presso la Mahle. "Dispiace sempre quando chiude un'unita produttiva locale, ma non si può costringere le aziende a produrre materiali che non hanno richiesta di mercato".

Andrea Parisotto

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