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Cronaca | 05 giugno 2017, 10:00

Piazza San Carlo: il racconto social di chi ha vissuto la grande paura

Quasi come in un rito collettivo per esorcizzare il pericolo, le 48 ore successive ai disordini per la finale di Champions hanno raccolto le testimonianze di chi si trovava in centro

Piazza San Carlo: il racconto social di chi ha vissuto la grande paura

Quasi come un rito per esorcizzare il terrore che, in pochi minuti, ha percorso le strade del centro di Torino sabato sera. Se nella notte che ha portato a lunedì i social network sono stati invasi di messaggi di pausa, ma anche di rassicurazione verso si propri cari, insieme a foto e video presi praticamente in diretta, le 48 ore successive stanno diventando il momento della testimonianza, del ricordo. Per chi ha l'età necessaria, anche del paragone con il passato più lontano.
Come in una grande confessione collettiva, tra whatsApp e Facebook, si moltiplicano i messaggi di chi era in piazza in quelle ore. E a mente fredda riflette, ricorda, rimette a posto i pezzi di una serata che ha sfiorato da molto vicino la tragedia.
"Panico in piazza San Carlo - scrive uno dei giornalisti che era per servizio in centro, a Torino - non ho mai avuto così paura in vita mia. Falso allarme bomba, 30mila persone in fuga. Ho rischiato le penne. Ragazzi, rischiata una strage".

Questa l'origine di tutto. E il ricordo, al ricostruzione, si allarga a macchia d'olio. "Ero all'Heysel. E da allora sono state rarissime le volte in cui mi sono infilato in situazioni simili - scrive un altro giornalista sulla propria pagina social - con folla e pericoli potenziali in ogni angolo. La stupidità umana non ha limiti".

"L'esperienza più brutta della mia vita - scrive una donna nemmeno quarantenne - Ora so cosa si prova a trovarsi in mezzo a una folla impazzita con tre bambine piccole".

E poi c'è chi poteva essere lì, ma poi ha cambiato idea. E ha ancora i brividi lungo la schiena. "Pensavo di andare, magari insieme a mio figlio di 7 anni. Per lui, tolta la partita contro il Barcellona, sarebbe stata la prima vera finale da vivere con consapevolezza. Poi ho avuto paura. Dire premionizione sarebbe troppo, ma non me la sono sentita di portarlo in mezzo a tutta quella gente. Se penso a cosa avrei potuto fare, per metterlo in salvo, in mezzo a quella massa impazzita, mi si gela il sangue".

E poi ci sono domande, al momento senza risposta: "Perché il maxischermo in piazza San Carlo e non in piazza Vittorio? (...) più grande con più vie di fuga, e più gestibile in caso di problemi".

Massimiliano Sciullo

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