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Economia e lavoro | 15 gennaio 2019, 16:25

Specchio delle Start up, il Piemonte si scopre meno bello del previsto

La nostra regione è quinta in Italia per numero di realtà innovative (502), ma crolla in graduatoria se si confronta con densità di abitanti. E anche il contributo al PIL è limitato

Specchio delle Start up, il Piemonte si scopre meno bello del previsto

Start up ormai è diventata la password per aprire tutte le porte quando si parla di innovazione. Ma spesso si finisce per abusarne, tanto che - numeri alla mano - la situazione spesso si rivela meno rosea rispetto a quanto viene percepito.

Lo dimostra l'ultima analisi del Comitato Torino Finanza della Camera di commercio di Torino, che rivela come il Piemonte sia al quinto posto in Italia per numero di aziende innovative (502), ma la nostra posizione in graduatoria crolla se si parametra il numero delle start up alla densità di abitanti. Il Piemonte, sotto questa luce, crolla fino al 13esimo posto, alle spalle dell'Umbria e poco davanti alla Sicilia. "Nel mondo è aumentato il bisogno di start up - spiega Valdimiro Rambaldi, presidente del Comitato Torino Finanza - ma se l'interesse del mondo finanziario aumenta, dall'altro dobbiamo lavorare sull'ecosistema del territorio, per fare nascere nuove realtà e per attrarne da fuori".

E un'altra nota stonata legata al mondo start up riguarda il contributo che danno alla ricchezza del territorio. In termini di Pil, infatti, la parte maggiore del peso sta ancora sulle spalle di quelle nate fino agli anni Cinquanta, mentre quelle nate con il nuovo millennio danno progressivamente un apporto sempre minore.

Viste ai raggi x, le start up si dimostrano ancora di dimensioni ridotte e con bilanci ancora fragili. Questo anche perché la fonte di finanziamento principale è quella legata ai fondatori. Che nel 92% dei casi sono anche i componenti del management. Solo il 6% è fatto da manager professionisti. 

Funziona l'appoggio fornito dalle agevolazioni pubbliche (84% delle imprese piemontesi ne hanno usufruito), mentre una delle differenze maggiori rispetto all'estero è la (scarsa) presenza in settori chiave come gli Open data, i blockchain (e relative monete private) e la Pubblica amministrazione, visto che si guarda molto di più al mercato dei privati.

Ancora limitato, infine, l'intervento degli investitori "esterni"? Solo il 6% gode di finanziamento dei venture vapital, mentre addirittura solo il 4% è legato al corporate venture capital, ovvero aziende che investono in altre aziende. Due tendenze in enorme crescita a livello europeo in questi anni e cui il nostro territorio deve riuscire ad agganciarsi, per non rimanere tagliato fuori quando si parla di innovazione, ma anche di ricchezza e ricadute positive.

Massimiliano Sciullo

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