Strade aperte | 09 ottobre 2019, 20:35

Il messaggio universale del Sirtaki, la danza "democratica" che porta le tradizioni della Grecia a Torino [VIDEO]

Creare un ponte tra culture differenti, unendo i popoli grazie alla potenza della danza. E' questa la prerogativa dell’associazione Culturale Piemonte-Grecia “Santorre di Santarosa”, che dal 1986 fa assaporare ai torinesi il gusto diverso delle tradizioni elleniche

Il messaggio universale del Sirtaki, la danza "democratica" che porta le tradizioni della Grecia a Torino [VIDEO]

Con la modernità si sta gradualmente perdendo l’importanza delle tradizioni per un popolo. Ciononostante, il fascino del folclore resiste in alcune parti del globo: tra queste la Grecia, che mantiene vivo il valore nativo delle sue danze. “Per i greci danzare è espressione delle proprie emozioni. Anche il dolore, alla morte di un caro, si manifesta ballando”.

Siamo a Torino, dove Giusy e Claudio, una coppia sposata e senza alcun legame di sangue con la cultura ellenica, sono tra i principali fondatori dell’Associazione culturale Italo-greca Santorre di Santarosa. La loro passione nasce dall'approccio personale alle danze popolari di tutto il mondo, per poi lasciarsi incantare dalla peculiarità del Sirtaki.

Questa danza è l’emblema divisorio tra la nostalgia del passato e la brama del moderno. È sbagliato, infatti, pensare che il Sirtaki affondi le proprie origini in un lontano ieri. Si tratta di un ballo di recente data che trae ispirazione da altre danze, ma che in poco tempo ha pervaso la storia antica dei rituali greci ed è stato accolto con fervore dalle persone.

In Grecia, diventato materia curricolare nelle scuole, il Sirtaki è “un ballo democratico, educativo e ospitale”. Non ci sono distinzioni di religione, età, genere, provenienza culturale. È l’accoglienza per eccellenza che permette ad ogni individuo di condividersi con l’altro tramite la carica emotiva che affiora all'ascolto dei diversi ritmi: “Le melodie ti accompagnano in un viaggio introspettivo, ma condiviso”.

Senza gerarchie tipiche della cultura patriarcale, donna e uomo, migrante o autoctono, persona in salute o malato, posizionati in cerchio, tutti si prendono per mano.

Giusy è un'insegnante di lingue e la sua apertura verso il mondo la spinge a voler conoscere un linguaggio universale che possa unire tutti. La risposta a questa sua ricerca l’ha trovata nell'armonia che si innesca tra la musica e la danza perché è il modo diretto per far conoscere, a chi viene da altrove, la cultura di un popolo. A tal proposito, l’espressione dell’antropologo statunitense Sahlins: "Si diventa parenti in molti modi. E spesso il sangue non c’entra", esemplifica gli ideali di vita condivisi dalla coppia.

L’associazione Santorre di Santarosa, così come la storia d’amore tra Giusy e Claudio, possiede quella nota distintiva di essere portatrice di un valore di fluidità dei confini culturali e identitari. Tutto nasce in Italia e, come il suono di una fisarmonica che si muove sinuosamente, si sviluppa fino a toccare il cuore vero della Grecia. I corsi di lingua e di danza, i seminari di filosofia a sfondo antropologico che l’ente attiva ogni anno, sono frequentati da persone di ogni provenienza geografica: “Ho trovato molto curioso vedere una ragazza araba con il velo partecipare alle nostre lezioni di danza greca. I ritmi prodotti dai balli del Sirtaki richiamano alle origini della specie umana, rendendo tutti uguali e tutti in sintonia l’uno con l’altro. Questa è la comunicazione interculturale”.

Gli spigoli netti delle origini sono fatti per essere smussati in quell'apertura verso il mondo e verso l’altro, nella consapevolezza che l’essere umano è nato per scoprirsi in quel migrare culturale e che la propria ricchezza risiede nell'accogliere in sé le diversità.

Giulia Amodeo

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Giulia Amodeo

Ogni forma d’arte mi affascina e la passione per la scrittura mi accompagna fin dalle scuole Elementari. Nata a Priverno (LT), sono laureata in Comunicazione Interculturale e attualmente studio Comunicazione, ICT e Media. Dopo due anni di scoperta della cultura francese e molti viaggi alle spalle, che mi hanno educata al rispetto e all’amore delle diversità, sono arrivata a Torino, dove vivo ormai dal 2016.

Strade aperte
Questa rubrica nasce convogliando insieme viaggi, scrittura e un’identità culturale fluida e in costante arricchimento grazie all’incontro con l’altro. L'obiettivo è raccontare la multiculturalità che fa di Torino una delle città più ricche e accoglienti. Quartieri carichi di fascino sono popolati da persone di diversa provenienza e cultura. Si parla di storie di vita, di festività nazionali provenienti da tutto il mondo, di lotte pacifiche di natura sociale, di comunità. Culture, ma anche altro, soprattutto con la collaborazione di chi rappresenta le numerose comunità straniere presenti nel territorio piemontese: i Consoli.

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