Eventi | 24 febbraio 2020, 11:26

"Non abbiamo scelto Torino, ma è stata Torino a scegliere noi": il successo dei Voltaj al Palavela che ha riunito la comunità rumena

La band pop-rock rumena ha festeggiato a Torino i suoi vent’anni, portando emozioni e calore alla propria comunità lontana da casa

"Non abbiamo scelto Torino, ma è stata Torino a scegliere noi": il successo dei Voltaj al Palavela che ha riunito la comunità rumena

Il Palavela di Torino ha accolto sabato sera il Ca la 20 de ani, il tour-anniversario dei Voltaj, la band pop rock di origine rumena che parla di tematiche sociali e culturali vicine alla Romania.

Gli organizzatori della serata, l’Energy for Freedom, hanno dato vita a uno spettacolo eccezionale e sono stati impeccabili nella gestione del pubblico numeroso, principalmente rumeno e variegato in genere e in età. Durante la conferenza stampa, gli artisti hanno dichiarato di essere rimasti molto colpiti del backstage e dello staff: “Vogliamo ringraziare gli organizzatori, soprattutto Valentina e Max, perché hanno portato agli spettatori rumeni un bel concerto, così come si deve fare e come i rumeni meritano”.

Saliti sul palco, alle 21, il Palavela si è riempito di una forte energia comunitaria, una grande famiglia riunita. Chi era seduto nelle tribune si è alzato in piedi e ha ballato durante tutto lo spettacolo. Sotto il palco la situazione era ancora più calda: una folla di persone, unite dall’amore per la band e per il proprio Paese, che non ha mai smesso di cantare a squarciagola ogni singolo. I Voltaj hanno regalato ai loro fan due ore di puro divertimento, ma anche di riflessione, vivendo quella nostalgia per la Romania tramite i brani degli artisti.

Il gruppo canta esclusivamente in rumeno: “Ci piace, è la nostra lingua. Le nostre emozioni e i nostri pensieri vengono espressi meglio e il messaggio arriva a tutti”. Durante l’esibizione, infatti, il cantante si è rivolto al pubblico parlando in rumeno. Per chi è lontano da casa questo gesto ha un significato importante: sentirsi a casa, pur essendo lontani. Nel 2005, all’Eurovision, hanno portato un brano dedicato ai bambini rimasti soli in Romania perché i genitori sono dovuti emigrare per questioni economiche. Ieri sera erano presenti nel pubblico tanti bambini rumeni che hanno ballato insieme ad un’animatrice, come segno di solidarietà per i loro coetanei che non hanno avuto modo di raggiungere la propria famiglia.

Il momento più sentito della serata arriva con Din Toata Inima, che vuol dire Con tutto il Cuore, in cui il pubblico si esibisce con un flash mob invocando un messaggio d’amore per tutti i rumeni presenti nel mondo.

Si conclude alle 22.45 con l’Oda Bucuriei, ovvero l’Inno alla Gioia di Beethoven, l'ideale tipicamente romantico di una società di uomini egualmente legati tra loro da vincoli di gioia e amicizia universale.

Gli artisti erano entusiasti della popolazione rumena di Torino: “abbiamo dato energia e energia ci è stata data” – continuano – “i nostri concerti all’estero sono molto più impressionanti rispetto a quelli in Romania. Questo perché vogliamo dare tanto a chi è lontano, infatti i nostri spettacoli durano due ore”. C’è un amore reciproco tra la band e il pubblico, tant’è che al termine della conferenza stampa gli artisti hanno dedicato del tempo per scattare foto con i fan e firmare autografi. “C’era un uomo che vent’anni fa ha scattato una foto con noi e oggi era qui presente. Ci ha detto che desidera tanto ricontrarci tra vent’anni e scattarne un’altra”.

Torino è stata l’unica tappa in Italia, questo perché “è stata Torino a scegliere noi, non noi a scegliere Torino. La prossima volta saremmo lieti di ricevere un invito da Eros Ramazzotti!”.

Giulia Amodeo

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Giulia Amodeo

Ogni forma d’arte mi affascina e la passione per la scrittura mi accompagna fin dalle scuole Elementari. Nata a Priverno (LT), sono laureata in Comunicazione Interculturale e attualmente studio Comunicazione, ICT e Media. Dopo due anni di scoperta della cultura francese e molti viaggi alle spalle, che mi hanno educata al rispetto e all’amore delle diversità, sono arrivata a Torino, dove vivo ormai dal 2016.

Strade aperte
Questa rubrica nasce convogliando insieme viaggi, scrittura e un’identità culturale fluida e in costante arricchimento grazie all’incontro con l’altro. L'obiettivo è raccontare la multiculturalità che fa di Torino una delle città più ricche e accoglienti. Quartieri carichi di fascino sono popolati da persone di diversa provenienza e cultura. Si parla di storie di vita, di festività nazionali provenienti da tutto il mondo, di lotte pacifiche di natura sociale, di comunità. Culture, ma anche altro, soprattutto con la collaborazione di chi rappresenta le numerose comunità straniere presenti nel territorio piemontese: i Consoli.

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