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Cronaca | 19 settembre 2020, 12:04

Oltre un anno di vessazioni in ufficio: arrestato per stalking amministratore delegato

La dipendente vittima degli atti persecutori ha accusato una forte sindrome depressiva da stress

Oltre un anno di vessazioni in ufficio: arrestato per stalking amministratore delegato

Mercoledì pomeriggio la polizia ha posto agli arresti domiciliari per atti persecutori e violenza privata un cittadino italiano di 56 anni, amministratore di un’azienda di I.T. del torinese.

L’indagine è partita in seguito alla denuncia presentata da una dipendente dell’azienda nell’ottobre 2019, quando, ormai costretta a casa da giorni per una sindrome depressiva da stress in ambito lavorativo, si è rivolta ad un centro antiviolenza cittadino e poco dopo anche alle forze dell'ordine, per porre fine  a mesi di persecuzioni e umiliazioni messe in atto dal datore di lavoro.

La vittima, già dai primi mesi dall’assunzione, avvenuta l’anno precedente, era stata costantemente controllata dall’uomo attraverso chiamate e messaggi sul telefonino aziendale, in orari anche serali e durante il fine settimana. In più occasioni, poi, l'aveva anche minacciata via mail, di accuse di mancanza di disponibilità e di comportamenti poco “fedeli”.

Al lavoro, il cinquantaseienne aveva incaricato una persona dello staff di seguirne l’operato e gli spostamenti. A volte, era l’amministratore stesso a cronometrarne le pause pranzo, attendendola nel suo ufficio, manifestando senza remore una concezione padronale del rapporto di lavoro (“Io sono il padrone di questa azienda e vi do lo stipendio. Voi dovete fare quello che dico io”).

Non di rado sono stati messi in atto dall’uomo subdoli escamotage per intralciare l’attività lavorativa della sottoposta e così screditarla anche agli occhi degli altri dipendenti: in ultimo, il CEO l’aveva sollevata dal suo incarico, assegnandole una nuova posizione che di fatto costituiva un forte demansionamento. Le vessazioni erano arrivate anche a riguardare questioni come il tenere aperta o chiusa la porta dell’ufficio.

Il vissuto di costanti soprusi l’aveva costretta a rimanere per un certo periodo a casa (la donna accusava ormai un forte e perdurante stato d’ansia, attacchi di panico, insonnia notturna), durante il quale l’uomo le aveva inviato una lettera di licenziamento per giusta causa, in considerazione della sua insubordinazione nei suoi confronti. L’atto ritorsivo e persecutorio era stato immediatamente revocato dall’altro socio dell’azienda, all’oscuro della decisione, ma il cinquantaseienne, risoluto nella propria condotta vessatoria, al rientro al lavoro della donna, le aveva fatto trovare l’ufficio privo di computer e la porta senza maniglia. Nella circostanza, la vittima ha accusato un malore per il quale si è reso necessario l’intervento del 118.

L’uomo ha anche tentato di intralciare i paramedici durante la fase dell’assistenza, comportamento che ha reso necessario l’intervento di una volante. 

Redazione

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