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Cronaca | 10 dicembre 2020, 07:42

La Torino del calcio piange Paolo Rossi, eroe in bianconero e al Mundial del 1982

L'ex attaccante che ha segnato un'epoca nel mondo del pallone è morto nella notte a causa di un male incurabile. Il cordoglio della Juve, ma anche del Toro e della sindaca Appendino

La Torino del calcio piange Paolo Rossi, eroe in bianconero e al Mundial del 1982

E' un anno maledetto, da qualunque punto di vista lo si osservi, questo 2020. E la notte appena trascorsa porta con sé un'altra pessima notizia, soprattutto per chi ama il mondo del calcio. E' infatti morto Paolo Rossi, per tutti Pablito, l'eroe delle notti Mondiali del 1982 in Spagna (e già protagonista nel 1978 in Argentina) all'età di 64 anni, sconfitto da un male incurabile.

Era nato a Prato, il 23 settembre del 1956. E chiunque abbia in testa oggi qualche capello bianco è sicuramente cresciuto nel mito di questo attaccante dal fisico distante da quello dei "super-atleti" attuali, ma letale in area di rigore. Era stato accostato a Gerd Muller, il fenomenale attaccante della Germania che aveva segnato un'epoca tra gli anni Sessanta e Settanta: come il tedesco, Rossi era letale in area di rigore. Scaltro, rapido, opportunista, il suo morso era letale come quello di un cobra, se il difensore sbagliava lui era subito pronto ad approfittarne. Una carriera, la sua, segnata anche dalle vicende del calcioscommesse (e prima ancora dalla stratosferica valutazione che ne fece il Vicenza nel 1978, per soffiarlo alla Juve, quando divenne 'mister 5 miliardi' di lire, un valore economico enorme in tempi di crisi economica) che gli costarono due anni di squalifica, ma la luce che splende più forte è quella che arriva dalla Spagna, dai Mondiali del 1982.

Con Paolo Rossi (e prima di lui Gaetano Scirea) se ne va un'icona dello sport, ma anche della cultura pop italiana. La sua esultanza, i suoi gol che di punto in bianco cominciano a trascinare gli azzurri di Bearzot alla finale e poi alla vittoria, sono diventati un monumento culturale come l'urlo di Marco Tardelli o l'esultanza in tribuna del presidente della Repubblica, Sandro Pertini.

Ma per Paolo Rossi, che dopo aver appeso le scarpette al chiodo ha lavorato a lungo come opinionista in televisione, i successi non sono mancati nemmeno con la maglia della Juventus, con cui ha giocato fino al 1985 prima di chiudere la carriera al Milan e poi al Verona. Alla Juve era arrivato da ragazzo e aveva soggiornato al convitto di Villar Perosa, mentre studiava al Buniva di Pinerolo, ma il suo fisico minuto non aveva convinto i tecnici bianconeri fin dai tempi della Primavera. Per questo, era stato prestato prima al Como e poi al Lanerossi Vicenza di mister G.B. Fabbri, con cui aveva vinto prima la serie B e poi il titolo di capocannoniere nel 1978, guadagnandosi un posto in azzurro per il Mondiale del 1978. Che avrebbe dovuto vivere da riserva, ma all'ultimo Bearzot puntò su di lui e sull'altro giovane Cabrini (preferiti a Graziani e Maldera), diventando il trascinatore di una Italia bellissima, non adeguatamente premiata dal quarto posto finale, dopo aver battuto anche i futuri campioni dell'Argentina padrona di casa. Per lui, con il club bianconero, due campionati, una coppa Italia, una Coppa dei Campioni (quella terribile dell'Heysel), una coppa delle Coppe e una Supercoppa. Per lui, il 1982 portò anche il Pallone d'Oro.

Fin dalle prime ore della giornata stanno manifestando il proprio cordoglio tantissime persone del mondo del calcio, ma anche della politica o gente comune. La sindaca di Torino, Chiara Appendino, ha affidato a Twitter il suo pensiero: "Anche chi nel 1982 non era ancora nato è cresciuto con i racconti su quella estate leggendaria e su Paolo Rossi, protagonista inaspettato che ha saputo incidere il suo nome nella storia della nazionale. Un pensiero e un abbraccio ai suoi cari".

Anche il Torino Calcio ha espresso il suo cordoglio: "Con i suoi gol Paolo Rossi ha riunito tutta l'Italia sotto la stessa bandiera". Mentre la Juventus ha dedicato un'intera pagina del proprio sito web scrivendo: "Che brutta notizia, questa mattina. Se n’è andato Paolo Rossi, Pablito: per una nazione intera, l’uomo di un Mundial indimenticabile, per noi “anche” molto, ma molto altro". "Paolo è un’intera generazione di juventini che ha esultato con lui, davanti a televisori che, mese dopo mese, diventavano a colori. Ma le nostre gioie continuavano a essere, meravigliosamente, in bianconero".

"Se cercate nelle vostre camere, o nelle vostre soffitte, probabilmente lo trovate, un poster di quella Juve incredibile - prosegue il messaggio -. Quella Juve che, con lui a suggellare i gol più importanti, dal 1981 al 1985, ha vinto letteralmente di tutto. Alla Juve, Paolo è rinato, lasciandosi alle spalle le difficoltà, e diventando quello che poi l’Italia ha celebrato, in quella caldissima estate 1982 nelle piazze e nelle fontane di ogni città". E concludono: "Se avete trovato quel poster di quella Juve magnifica, apritelo, e salutate in modo speciale quel ragazzo con il nove sulle spalle. Perché come lui ne nascono pochi. Ciao, Pablito".

"Rimarrai per sempre il nostro eroe, ciao Pablito", ha invece scritto sui propri canali social l'attuale tecnico della Juventus, Andrea Pirlo, preceduto da un altro allenatore ex bianconero, Giovanni Trapattoni, che con Paolo Rossi ha condiviso una fetta importante del percorso. "Ciao Paolo - ha scritto - I giocatori non dovrebbero andarsene prima degli allenatori".

Massimiliano Sciullo

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