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Economia e lavoro | 26 gennaio 2021, 10:02

L'aerospazio a terra, anche Torino trema: "Colpa della riduzione dei voli e del traffico aereo"

Re David (Fiom): "Difficoltà soprattutto per l'aviazione civile, ma tutto il comparto deve essere sostenuto dal Recovery fund"

Un aereo in decollo

Il settore dell'aerospazio torinese non è immune dalla crisi da Covid

Un tempo considerata l'isola felice della manifattura torinese, oggi anche l'Aerospazio si guarda allo specchio con una certa preoccupazione. Alla base di tutto, pure in questo caso, il Covid e gli effetti della pandemia, che a livello globale hanno ridotto di molto i traffici aerei (sia di merci che di persone) andando così a colpire da vicino il lavoro di molte aziende del nostro territorio, alcune delle quali giganti del settore e punti di riferimento su scala nazionale.

Dall'inizio della pandemia il settore che ha visto la riduzione maggiore delle produzioni industriali a livello mondiale è quello degli aerei ad uso civile, e la ripresa non viene ipotizzata dalla maggior parte degli analisti prima del 2024. Dopo oltre un anno la crisi delle produzioni assume un carattere strutturale, che coinvolge direttamente le due più grandi aziende del settore (Leonardo One Company e GE Avio Aero), e mette in pericolo la tenuta economica, industriale e

occupazionale dell'intera filiera di fornitura dell'indotto", dicono Francesca Re David, segretaria generale Fiom-Cgil e Claudio Gonzato, coordinatore nazionale aerospazio per la Fiom-Cgil.

"I volumi ipotizzati a fine 2020 per l'anno in corso - aggiungono - vedono ulteriori contrazioni pesanti da parte dei due principali clienti (Airbus e Boeing), per i quali operano le aziende nel nostro Paese. Solo gli ammortizzatori sociali emergenziali e il blocco dei licenziamenti hanno evitato una riduzione dell'occupazione nel settore, che senza gli strumenti, gli investimenti e la ricerca di nuovi clienti aggiuntivi a quelli oggi presenti, vedrà al termine degli stessi una riduzione strutturale della forza lavoro".

"Il silenzio che avvolge il settore, nella discussione in atto nel Paese sull'assegnazione dei finanziamenti legati al Recovery Fund, evidenzia come la situazione e la crisi in atto nelle produzioni industriali civili del trasporto aereo, sia completamente sottovalutata dai vari livelli istituzionali, ma anche dai livelli manageriali delle maggiori imprese - aggiungono Re David e Gonzato -. Più volte come Fiom-Cgil abbiamo chiesto l'apertura di un tavolo presso il Mise tra le parti sociali, volto all'ascolto delle criticità presenti e alla ricerca di tutte le possibili soluzioni per le aziende in crisi, senza che l'invito fosse preso in considerazione".


"Ora il tempo sta scadendo - concludono -: con la fine del blocco dei licenziamenti il 31 marzo, e non è sostenibile che ogni azienda, a partire da quelle più grandi, lavori unilateralmente nella ricerca di soluzioni solitarie senza tenere conto del contesto generale, relegando i lavoratori delle piccole e medie imprese del settore, ad un futuro precario fatto di ammortizzatori sociali o di licenziamenti. La responsabilità per la tenuta sociale nel Paese deve essere in capo al Governo, ma anche alle aziende multinazionali, a partire da quelle a controllo pubblico”.

Massimiliano Sciullo

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