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Economia e lavoro | 11 febbraio 2021, 14:44

"Il Giro di Embraco in 80 giorni": dopo Ventures, anche Italcomp rischia di finire in beffa

Era il 24 novembre quando su Facebook comparve il video celebrativo del ministro Patuanelli. Oggi il progetto è di nuovo a un punto morto. Nosiglia in prima fila: "Ancora una speranza disillusa e al capolinea". I sindacati: "Il nuovo governo riprenda in mano il dossier"

Ministro Patuanelli e sottosegretaria Todde

Un fotogramma del video su Facebook che annunciava il progetto Italcomp per Embraco e Acc

Sono passati 80 giorni esatti da quel post su Facebook. Da quel video con cui il ministro allo Sviluppo economico, Stefano Patuanelli e la sottosegretaria allo stesso dicastero, Alessandra Todde, annunciavano trionfalmente l'avvio del progetto Italcomp e dunque il salvataggio dell'ex stabilimento Embraco di Riva di Chieri, insieme a quello della ACC di Mel, in provincia di Belluno. "Abbiamo salvato 700 persone, 700 famiglie, 700 lavoratori", la frase con cui il ministro esordiva nel messaggio celebrativo (e autocelebrativo). E ancora: "Andiamo a creare il terzo polo europeo della produzione di compressori e di motori elettrici". E infine "C'è chi vuole investire, c'è chi crede che si possa fare industria in questo Paese". Frasi che suonano beffarde, oggi, a 24 ore dall'avvio della procedura di licenziamento collettivo che la curatela di Ventures production ha formalizzato ieri.
Italcomp nasceva come l'uovo di Colombo ("Perché non trasformare una crisi in un'opportunità?", diceva la stessa Todde, nel video del 24 novembre 2020), ma oggi - alla luce delle fortissime diffidente e opposizioni ottenute in sede europea e con la caduta del Conte-bis - sono parole che rischiano di essere soltanto sale sulle ferite di 400 lavoratori. 

La beffa dopo Ventures

Ulteriore sale sulle ferite. Visto che già all'epoca dell'avventura (disavventura) di Ventures Production ci furono annunci solenni, festeggiamenti in fabbrica, addirittura alla presenza dell'allora ministro Carlo Calenda e dell'allora ad di Invitalia, oggi commissario straordinario per l'emergenza pandemica, Domenico Arcuri. Garanzie, sicurezze, bottiglie stappate. E anche il successore di Calenda, Luigi Di Maio (oggi agli Esteri) si spese in prima persona per garantire soluzioni e rimedi. Per un'operazione che oggi è finita sui tavoli della Guardia di Finanza.

Nosiglia: "Ancora una speranza disillusa e al capolinea"

Da sempre, al fianco dei lavoratori (anche) di Embraco c'è l'arcivescovo di Torino, monsignor Cesare Nosiglia. Che anche questa volta non fa mancare la sua vicinanza, dopo l'annuncio dei licenziamenti collettivi. "Apprendiamo con grande rammarico e con notevole preoccupazione l’evolversi della situazione dei lavoratori e delle lavoratrici ex Embraco - ha detto l'alto prelato -. La procedura di licenziamento collettivo avviata per la stragrande maggioranza delle persone coinvolte mina il già precario equilibrio di quella comunità dei lavoratori, all’interno di un contesto sociale sempre più sfilacciato e preoccupante. Si tratta di un’altra speranza disillusa in un cammino particolarmente accidentato, in quanto anche questa ennesima via di reindustrializzazione sembra arrivata al capolinea".

"Non possiamo però arrenderci - prosegue Nosiglia -: tutta la Chiesa torinese auspica e si augura che ci siano ancora lo spazio e gli strumenti, grazie all’intervento delle Istituzioni pubbliche e dei soggetti privati, per poter trovare una soluzione dignitosa per il lavoro e per tutte le famiglie coinvolte".

Sacco: "Scoraggiante balletto per tornare al punto di partenza"

E se lunedì è stata la giornata in cui i lavoratori erano di nuovo scesi in piazza a far sentire la loro voce, proprio temendo - insieme ai sindacati di Fiom, Fim, Uilm e Uglm Torino - la scadenza del tempo a disposizione, sul territorio continuano le prese di posizione. Dopo il sindaco di Chieri, Alessandro Sicchiero, che ha sollecitato la Regione a percorrere ogni strada possibile, dalla stessa città arriva anche la voce di Rachele Sacco, consigliera di Progetto per Chieri: "E’ la morte dell’occupazione, quasi quattrocento dipendenti che spariscono in un attimo nel nostro territorio: significa tanto, troppo. Da anni, da quando è stata annunciata la fine dell’Embraco si assiste ad un tristissimo e scoraggiante balletto di illusioni e disillusioni, di salvataggi e di piani di rilancio per, poi, tornare al punto di partenza. Non siamo stati capaci di aiutarli, non siamo stati capaci di salvare il lavoro".

Intanto, proprio ieri i sindacati metalmeccanici hanno chiesto alla Regione Piemonte la convocazione urgente del tavolo di crisi con il curatore fallimentare di Ventures Production (ex Embraco) e col Governo, appena sarà insediato. "Non vogliamo dare ancora nulla per spacciato - commenta Ugo Bolognesi, Fiom Cgil -. Ma il nuovo esecutivo deve riprendere in mano il dossier già sulle scrivanie e va realizzato, senza ulteriori esitazioni".

Massimiliano Sciullo

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