Storie sotto la Mole | 14 febbraio 2021, 16:27

Un racconto in onore della Festa degli Innamorati: una coppia torinese come tante

Per festeggiare San Valentino ci è venuto spontaneo ispirarci ai due lampioni innamorati, opera del maestro artista giardiniere Rodolfo Marasciuolo

Lampioni innamorati

Lampioni innamorati (foto di Vallesilvia17)

Luisa e Marco s'incontrarono per la prima volta a scuola. La scuola elementare Federico Sclopis in via del Carmine 27. Non erano nella stessa classe perché allora maschi e femmine stavano ancora divisi.

Lei aveva solo sette anni quando una compagna dispettosa le strappò il nastro dai capelli. Lui ne aveva 9 e, per non farla tornare a casa in lacrime, rincorse la ladruncola per tutta piazza Statuto e alla fine recuperò il mal tolto. Luisa lo ringraziò disegnando un fiore sulla polvere della strada.

Quando la scuola venne bombardata, entrambi dovettero interrompere gli studi. Marco li riprese poco dopo. Luisa, invece, rimase a casa rassettare e cucire con la madre.

Marco amava la geografia. "Quando ci sposiamo ti porto a Parigi" le disse quando andarono per la prima volta a passeggiare al parco del Valentino.

"Ma che dici?" rispose Luisa tutta rossa in volto.

Lui aveva 17 anni. Lei 15.

Passarono gli anni. Lui già lavorava da geometra, in un bell'ufficio su corso Francia, quando le comprò un anellino sottile. A lei parve bellissimo.

Festeggiarono il fidanzamento a casa di Luisa, il padre comprò le bignole, la madre andò dalla pettinoira per non fare brutta figura con la consuocera. Luisa raccontò tutta la giornata sul suo diario con parole semplici e splendidi disegni.

"Ci sposeremo il prossimo autunno. Quando Marco compie anni 21" si leggeva all'ultima riga di quella pagina. Accanto a due giovani innamorati seduti su una panchina.

La cerimonia si tenne alla parrocchia dell'Immacolata Concezione. E il pranzo, per la piccolissima famiglia, in una trattoria poco distante.

Da quel giorno, Marco e Luisa vissero una vita piena  e felice. Restarono sposati 55 anni. Cambiarono tre case: stettero in affitto in una piccolissima a Porta Palazzo, prima, e una un poco più grande in via Nizza, dopo, per poi trasferirsi definitivamente a Borgata Parella, dove fecero crescere i loro tre figli. Lui rimase a lavorare nello stesso ufficio per tutta la vita. Lei prima fece la casalinga poi, quando i soldi non bastarono più, si mise a fare la sarta in casa, proprio come aveva fatto sua madre prima di lei. Tutti amavano i vestiti che era in grado di fare e amavano soprattutto gli splendidi ricami con cui era in grado di abbellirli.

“Sei sempre stata un’artista” le diceva Marco orgoglioso.

Una volta in pensione, si godettero i 5 nipoti e fecero il viaggio che tanto avevano atteso. Marco aveva già 70 anni quando finalmente visitarono Parigi.

“Hai visto che finalmente ti ci ho portato?”

“Era ora!” gli rispose Luisa ridendo.

Gli ultimi anni della loro vita presero l’abitudine di andare, ogni domenica, a passeggiare al Valentino. Lui le diceva parole d’amore, lei gli aggiustava il bavero del paltò, e poi si sedevano su una panchina, sempre la stessa,  a parlare di figli, nipoti, politica e bagna càuda.

Marina cucì e disegnò tutta la vita, riempì scatole di bottoni, ceste di stoffe e quaderni di schizzi, storie e ricordi. Quando i figli, ormai rimasti soli, svuotarono la casa dei genitori, all’ultima pagina, dell’ultimo quaderno, trovarono, con tratto tremulo ma chiaro, l’immagine di una vecchia coppia seduta su una panchina, il capo di lei appoggiato alla spalla di lui.

Proprio come i due lampioni innamorati del Valentino che, nel parco più romantico della città, ricordano a tutti la dolcezza di un sentimento genuino. 

Per festeggiare San Valentino ci è venuto spontaneo ispirarci ai due lampioni innamorati, opera del maestro artista giardiniere Rodolfo Marasciuolo, che nella loro semplicità e stoica tenerezza rappresentano più di ogni altra cosa, le coppie felici con cui siamo cresciuti.

Marco e Luisa non sono mai esistiti, o forse sì, sono i genitori e i nonni di tutti noi.

Rossana Rotolo

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Rossana Rotolo

Nata e vissuta a Torino, mi sono allontanata per qualche anno ma, dopo due brevi parentesi a Berlino prima e in Trentino poi, ho deciso di tornare a casa. Nonostante un’educazione di carattere prettamente scientifico, la passione per la scrittura ha preso presto il sopravvento e ho cominciato a raccontare con costanza il mondo della creatività, dall’arte contemporanea al teatro, dall’editoria all’arte di strada. Ho fatto del racconto del talento altrui la mia più grande missione.

Storie sotto la Mole
Poche città posseggono un patrimonio di storie e leggende quanto Torino. Ho ideato questa rubrica per dare spazio ai numerosi miti nati all’ombra della Mole: dall’origine dei dolci più prelibati, agli angoli nascosti della città fino ai numerosi fantasmi che ne occupano vie e palazzi. In questo spazio racconto a modo mio le storie più note, quelle meno note e anche alcune di mia completa invenzione.

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