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Sanità | 23 maggio 2021, 13:20

La passeggiata per riaprire il Maria Adelaide anima Borgo Rossini: “Vogliamo una casa della salute, non speculazione” [FOTO e VIDEO]

Manifestazione per le vie del quartiere, ieri pomeriggio, per chiedere l'apertura di un presidio sanitario di territorio e dire no al progetto residenziale studentesco in ottica Universiadi 2025

Riapriamo il Maria Adelaide, manifestazione

Riapriamo il Maria Adelaide, manifestazione

Sale di livello la protesta dell'Assemblea permanente 'Riapriamo il Maria Adelaide' per chiedere che l'ex ospedale ortopedico di lungo Dora Firenze 87 a Torino conservi la sua funzione sanitaria. Ieri pomeriggio, per le vie di Borgo Rossini, diverse decine di persone hanno fatto una passeggiata per le vie del quartiere per ribadire la propria intenzione di non cedere alle voci – recentemente confermate dall'assessore all'urbanistica della Città Antonino Iaria - che vorrebbero la conversione dell'edificio in struttura residenziale studentesca nell'ambito delle Universiadi 2025.

Un presidio per la prevenzione e la presa in carico 

Nei piani del gruppo, al contrario, c'è la realizzazione di un presidio sanitario di territorio, già pianificata attraverso un vero e proprio progetto: “Vorremmo – ha spiegato Mauro Pedone, fisioterapista ed ex lavoratore del Maria Adelaide - che al suo interno si lavorasse sulla prevenzione attraverso una ricerca epidemiologica, con analisi delle determinati economiche, sociali e culturali, che ci possa far capire quali sono le priorità dei cittadini residenti e su una riorganizzazione dell'assistenza primaria con l'integrazione dei medici di base con altri specialisti come infermieri di comunità, assistenti sociali e psicologi; il tutto per predisporre un servizio in grado di prendere realmente in carico i bisogni di salute della popolazione di questo territorio”.

Un presidio per la continuità di cura

Per argomentare le richieste fatte, l'Assemblea considera la carenza di strutture sanitarie nell'area nord di Torino: “Gli unici presidi – ha dichiarato Antonio Colonna, psicopedagogista e dirigente socio-sanitario – sono in lungo Dora Savona e al San Giovanni Bosco. Con i suoi 12mila metri quadrati, il Maria Adelaide sarebbe importante anche nell'ambito della continuità di cura: le persone dimesse dagli ospedali sono spesso totalmente in carico alle famiglie, costrette ad assumere assistenti con costi molto elevati. Auspichiamo che la Regione possa rivedere la propria programmazione prevedendo la realizzazione di una casa della salute”. 

A rinforzare la tesi proposta ci sono anche i recenti impegni assunti a livello nazionale: “Questa soluzione - ha aggiunto Chiara Rivetti, medica ospedaliera del sindacato ANAAO Assomed – potrebbe evitare ricoveri inutili non costringendo i pazienti a vagare per diversi centri per ricevere le cure necessarie. A questo proposito, non dobbiamo dimenticare i 4 miliardi di euro del Recovery Fund destinati alla sanità territoriale proprio per la creazione di case della salute: è un'opportunità che va sfruttata”.

No alla speculazione e agli studentati

Sullo sfondo c'è anche il no secco all'ipotesi di una residenza universitaria: “Questa città – ha affermato infine Matilde, tra le anime dell'attivismo giovanile del quartiere – non ha bisogno di grandi eventi che provocano solo ulteriore debito e buchi di bilancio ma di spazi per la sanità territoriale. Abbiamo già visto che fine hanno fatto edifici post olimpici come le palazzine ex-MOI, rimaste all'incuria e successivamente alla speculazione privata con la costruzione di studentati di lusso da 600 euro al mese per un posto in doppia mentre la ricerca pubblica non viene finanziata”.  

Marco Berton

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