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Sport | 18 agosto 2021, 07:30

Emoraggia Granata

Secondo un'indagine condotta da Stage Up-Ipsos, il Torino FC è primo come percentuale di tifosi che hanno sconsolatamente smesso di seguire la loro squadra del cuore. Un primato di cui andare veramente poco fieri

Emoraggia Granata

Secondo un'indagine condotta da Stage Up - Ipsos e pubblicata dalla Gazzetta, riguardante la fluttuazione nella passione dei tifosi italiani per le loro squadre, il Torino FC, finalmente, è primo in classifica. Oddio, primo come percentuale di tifosi persi, ovvero che hanno sconsolatamente smesso di seguire la loro squadra del cuore. Meno 12% è il desolante bilancio in profondo rosso.

Prima di addentrarci nell’analisi dei dati, però, mi sembra doveroso un minuto di silenzio per il coraggioso collega della rosea che ha avuto il coraggio di pubblicare questa indagine e che probabilmente sarà stato fucilato davanti al resto della redazione, perché se non ci aveste fatto caso, l'editore del quotidiano milanese, casualmente, è anche il presidente della squadra di calcio, il TFC appunto, che ha ottenuto questo triste primato.

Oltre alle cause addotte da chi ha condotto l'indagine, ovvero in primis il Covid che ha fatto chiudere gli stadi e reso più difficile fruire del calcio come eravamo abituati a fruirne fino all'altro ieri, che ha prodotto come effetto collaterale una crisi economica che ha ridotto il budget di molte famiglie italiane per le spese legate al divertimento, ci sono anche i risultati, due retrocessioni sfiorate, evitate per il rotto della cuffia alle ultime gare, ciliegine sulle torte di due campionati deprimenti, fotocopia uno dell'altro, con esonero a metà stagione del mister che l'aveva iniziata e frettoloso cambio in corsa con un “vecchio cuore granata” che cavasse le castagne dal fuoco prima che si bruciassero.

Non c’è quindi da stupirsi di questo calo, anzi, al contrario, c'è da stupirsi per la sua tutto sommato esiguità rispetto al peso delle delusioni.

C'è da stupirsi, soprattutto, se a questo calo di tifosi-clienti, non si sente il bisogno di porre un freno; perché è evidente che non c'è nessuna volontà di mettere in atto delle politiche che blocchino questa emorragia sempre più consistente di giovani leve che hanno il granata nel cuore.

Oltre a non intervenire in maniera energica sul mercato, ingaggiando giocatori che rimpiazzino i Sirigu, gli Nkoulou ed altri che hanno dismesso il granata, oltre ad aggiungere forze nuove che alzino il livello di qualità di una compagine mediocre, che negli ultimi due anni ha messo insieme, nell'albo nero delle sconfitte eclatanti, due sette a zero e altre prestazioni indecenti, sia come punteggio che come gioco, nulla è stato fatto per migliorare l'immagine esterna della società, dando maggior attenzione ai desideri dei tifosi, che, tutto sommato, non chiedono poi la luna.

Per tappare il buco delle maglie da allenamento con geroglifici ed altre amenità, la seconda maglia da gioco ripropone la banda trasversale granata, in omaggio al River Plate, con cui si decise di scambiarsi le maglie in ricordo della storica amicizia che lega le due società dopo la Gara della Solidarietà del 26 maggio 1949. Il River, tramite i suoi social, ha pubblicamente espresso gradimento e ringraziamento, ma speriamo di non farli ricredere con risultati imbarazzanti sul campo.

Per il resto, nessuna notizia ci allieta: sul fronte Robaldo, dopo l'annuncio che si sarebbero finalmente iniziati i lavori, bloccati da problemi burocratici, magicamente risolti in periodo pre elettorale, tutto tace, mentre al Filadelfia fischia il vento, tra le vele arbitrariamente installate dal TFC senza che la Fondazione le avesse autorizzate, ed infuria la bufera, tra i cittadini del Borgo Filadelfia, in special modo tra quelli delle case prospicienti l'impianto, che oltre a passare le notti in bianco a sentire le vele che sbatacchiano strapazzate dal vento, girano alla larga dalla struttura metallica che le sorregge e che ispira loro poca fiducia di tenuta in caso di raffica più forte del solito.

Insomma, se c'era la possibilità di pensare ed attuare qualche iniziativa di corteggiamento di tifosi, ad oggi, non se ne vede traccia. Ma soprattutto non se ne capisce il perché.

Perché mai, ci si chiede, a fronte di una contestazione sempre più palese e popolare,  di una caduta di consensi sia personali che di botteghino, Cairo non pensa di fare “qualcosa di granata” per imprimere una svolta, dare una scossa, far vedere che l'encefalogramma non è piatto, che il moribondo ha voglia di reagire, di ritornare in vita?

Perché mai, ci si chiede, si vuole a tutti costi dare ragione ai maligni, che pensano che per Cairo il Torino non sia stato niente di più di un veicolo, che l'ha trionfalmente trasportato da un relativo anonimato del 2005, alla notorietà odierna, con tutti i vantaggi e le plusvalenze, economiche, politiche e di immagine, che ha comportato?

Per usare un paradosso, se prendi un bus o un taxi per arrivare a destinazione, quando raggiungi la meta non devi sentirti in obbligo di rimanere a bordo o peggio, di danneggiare il mezzo ed ammazzare il conducente, prima di scendere. Scendi e basta, pagando la corsa e ringraziando.

Qual’è il problema, Cairo, a fare così anche col Torino FC?

Domenico Beccaria

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