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Attualità | 03 dicembre 2021, 17:23

Le parole di Liliana Segre: “Non dimentico, ma una madre non può odiare”

Messaggio della senatrice a vita al convegno “Le vittime dell’odio”, organizzato dall’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad). Toccante testimonianza di Vladimir Luxuria

conferenza 'le vittime dell'odio'

Alla conferenza 'Le vittime dell'odio' le parole di Liliana Segre: “Non dimentico, ma una madre non può odiare”

Non perdono e non dimentico, ma non odio perché una madre non può odiare”. Sono parole significative quelle pronunciate dalla senatrice Liliana Segre, durante un’intervista poi trasmessa al convegno “Le vittime dell’odio”, organizzato al grattacielo Sanpaolo dall’Osservatorio per la sicurezza contro gli atti discriminatori (Oscad) e dedicato ai crimini dell’odio e alla prevenzione di ogni forma di discriminazione etnico-razziale, religiosa, omotransfobica e legata alla disabilità.

 

"Non si può pensare che l'Olocausto sia stata una bugia"

Ho molto odiato nella mia vita precedente e ho ricambiato l'odio - ha aggiunto Segre, superstite dell’Olocausto - fra i vari epiteti e frasi sconvolgenti che ricevo c’é che mi dice “sporca ebrea” o “smetti di raccontare la tua bugia”, che é ancora peggio. Io che ho lasciato la mano di mio padre quando avevo tredici anni e so che i miei parenti sono andati al gas e sono stati bruciati, non dovrei raccontare la storia di una famiglia sterminata per la sola colpa di essere nati? Forse é più facile pensare che sia una bugia”.

 

Il toccante intervento di Vladimir Luxuria

All’incontro, al quale hanno preso parte numerose autorità, ha partecipato anche Vladimir Luxuria, direttrice del Lovers Film Festival, che ha raccontato alcuni passaggi significativi della sua storia personale. “A scuola ho sperimentato cosa significava essere dileggiata e disprezzata, mi chiamavano ricchione e me lo scrivevano anche sul libro di storia. Il peggio avveniva però durante l’ora di educazione fisica, quando i ragazzi mi facevano la pipì nelle scarpe che lasciavo nello spogliatoio. C’era però chi mi capiva senza fare domande. Come mia sorella Laura, che mi prestava i suoi vestiti non chiedendomi perché volevo vestirmi da donna o un mio amico d’infanzia, con cui giocavamo a fare la tv, lui interpretava i ruoli maschili lasciando a me quelli femminili".

 

"La prima volta che sperimentai l'odio"

"La prima volta che ho sperimentato l’odio é stato a Foggia, attorno a una panchina sul viale della stazione, dove all’epoca si incontravano gay, lesbiche e trans. Un giorno inchiodò una macchina e scesero quattro ragazzi con i volti dell’odio, ci dissero di andare via. Io reagì e dissi loro che noi da quel posto non ce ne saremmo mai andati. Mi diedero un pugno in faccia, ma in quel momento i miei amici capirono che si poteva reagire. Ricordo ancora - ha aggiunto Luxuria - un mio amico gay che fu massacrato di botte. Mi disse che non avrebbe denunciato perché non si fidava della polizia e perché non voleva che la sua famiglia venisse a conoscenza della sua omosessualità".

 

"Fidarsi della Polizia e di chi deve proteggerci"

"Penso che le persone debbano fidarsi degli uomini e delle donne in divisa, che devono proteggerci”, ha aggiunto Vladimir Luxuria, prima di concludere dicendo: "Ho avuto tante porte chiuse ma non ho mai voluto odiare, non tanto gli altri ma me stessa. Il pericolo maggiore é pensare di restituire l’odio, per questo ho scelto di trasformare il veleno in medicina".

Marco Panzarella

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