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Attualità | 08 dicembre 2021, 17:36

In Val Pellice arriva al capolinea l’accoglienza diffusa dei migranti

La Diaconia valdese: “Questo modello è stato smantellato dalla riforma dell’accoglienza del 2018”

Uno dei progetti attivati in questi anni: dei migranti si sono cimentati con il curling

Uno dei progetti attivati in questi anni: dei migranti si sono cimentati con il curling

Entro fine anno si chiuderà definitivamente l’esperienza di ‘microaccoglienza diffusa’ in Val Pellice. La Diaconia valdese non ha partecipato ai bandi della Prefettura e ha deciso a malincuore di chiudere quest’esperienza iniziata nel 2017. Lo scoglio è la riforma dell’accoglienza promossa dall’ex Ministro dell’Interno Matteo Salvini, che cambiava le carte in tavola e riduceva il contributo di 35 euro al giorno per la gestione dei migranti a una cifra che andava dai 19 ai 26.

Il progetto di ‘microaccoglienza diffusa’ era stato lanciato con un protocollo siglato da Luserna San Giovanni, Villar Pellice, Bobbio Pellice, Bricherasio, Bibiana, Lusernetta, Angrogna e Rorà con Torre Pellice capofila. L’accordo con la Prefettura prevedeva un massimo di 119 migranti, assieme ad altri 26 del progetto Sprar (con intesa con il Ministero dell’Interno). Questi sarebbero stati inseriti in diversi alloggi del territorio, evitando le grosse concentrazioni, ma sviluppando appunto ‘un’accoglienza diffusa’

Viste le nuove condizioni imposte dalla legge, a fine 2020 Torre Pellice aveva annunciato la chiusura del protocollo, che era scaduto a fine 2019, ma si era andati avanti con proroghe di 3 mesi in 3 mesi.

La palla è passata alla Prefettura che ha lanciato dei nuovi bandi e fatto gli affidamenti a inizio ottobre. A quelle gare la Diaconia ha scelto di non partecipare, chiudendo un capitolo: “Questo modello è stato smantellato dalla riforma dell’accoglienza, nel 2018, che non prevedeva più questa possibilità, diminuiva drasticamente i servizi di supporto e impediva ai beneficiari l’autogestione – spiegano dalla Diaconia –. A titolo esemplificativo le norme attuali vietano l’autoproduzione alimentare, che si traduce nella somministrazione passiva di cibi preconfezionati, obbligano all’utilizzo di posate usa e getta, così come delle lenzuola. Sono orientamenti diametralmente opposti a quanto da noi sempre sostenuto: la responsabilità individuale nelle piccole e grandi cose; l’integrazione nel territorio per l’acquisto dei generi alimentari; la preparazione all’inserimento nel mondo del lavoro; l’apprendimento dell’italiano”.

A pesare è anche il taglio del contributo a 25 euro al giorno che non consentiva di garantire vitto e alloggio e percorsi formativi e di integrazione, come quelli svolti prima.

I trasferimenti ad altre realtà sono iniziati in queste settimane e si chiuderanno entro fine anno, lasciando del rammarico: “Anche se sappiamo che queste persone non sono né espulse, né messe ‘in strada’, ma trasferite ad altri percorsi di accoglienza, questo per noi è un momento difficile, in particolare per gli operatori che in questi anni hanno lavorato accanto ai beneficiari del progetto. Sono logiche e modalità di intervento di difficile comprensione per un territorio in cui chiese, associazioni e singoli cittadini hanno sempre dimostrato attenzione, responsabilità e disponibilità all’inclusione sociale dei richiedenti asilo e rifugiati”.

La chiusura di un progetto non segna però la fine dell’impegno della Diaconia sul fronte dell’accoglienza: “L’‘accoglienza diffusa’ riteniamo sia ancora un modello vincente e speriamo di poterlo rimettere in campo in futuro – spiega Loretta Malan, responsabile dei servizi per l’inclusione –. Siamo comunque attivi con dei Sai (Sistema di accoglienza e integrazione, ndr) nel Pinerolese, che potenzieremo e continuiamo a lavorare sui servizi territoriali a vantaggio degli enti che devono interfacciarsi con migranti. Prosegue anche l’esperienza dei corridoi umanitari con Libia, Libano e Afghanistan”.

Marco Bertello

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