Cultura e spettacoli | 08 maggio 2022, 10:33

Papaedge: "Nessun effetto per stupire, nella mia musica c'è solo verità"

Il nuovo singolo del titolo "Ora lo so"

Papaedge

Papaedge

Papaedge è cresciuto in un ambiente familiare imperniato di musica, è stato quindi inevitabile il suo avvicinamento alla musica. L’artista si lascia influenzare da alcuni dei più grandi cantanti e cantautori pop-rock italiani del passato. Il suo nuovo singolo si intitola “Ora lo so”, il cantautore lo definisce una melodia pop straordinaria con arrangiamenti molto intimi e minimal. Al momento sta anche lavorando ad un nuovo disco, che uscirà con l’etichetta Tilt Music Production, che sarà completamente analogico e che ricerca un suono armonico e caldo.

Come si è avvicinato Papaedge alla musica e perché ha scelto questo nome?

Mi sono avvicinato alla musica a circa cinque anni. Mio Padre era un buon musicista, non certamente un professionista ma un grande amatore della musica sia essa "colta" o leggera. Penso sempre di aver fatto questa scelta per una questione di opportunità. A casa mia non c'erano palloni o video games ma era piena di strumenti musicali ed un sacco di vinili: è stato inevitabile. Il nome Papaedge mi accompagna ormai dall'età di 16 anni circa. Vinsi un concorso tra chitarristi portando un riarrangiamento di "One" degli U2 del chitarrista THE EDGE. Durante la classica intervista/premiazione di rito mi chiesero perché proprio quel brano inusuale per un concorso di chitarre, gli altri concorrenti portarono brani di chitarristi super virtuosi. Io risposi dicendo che The Edge con il suo stile sarebbe stato uno dei chitarristi che maggiormente avrebbe influenzato chitarristi e compositori di musica contemporanea/leggera/rock del prossimo ventennio, tra l'altro azzeccandoci, e che per me avrebbero anche potuto nominarlo Papa ad Onorem. L'intervistatore mise assieme Papa e Edge e nacque PAPAEDGE, da allora non mi ha mai lasciato.

                                                            

Cosa ispira la scrittura dei suoi testi?
Scrivo per lo più in modo autobiografico, trovo ispirazione da tutto ciò che in qualche modo mi ha segnato. Parlo di amore, rapporti genitoriali, politica insomma di vita.

Quale storia ci racconta il suo nuovo singolo “Ora lo so”?

“Ora lo so” racconta di come poter comunicare all'interno di una coppia quando i segni del tempo si fanno sentire, quando i venti cambiano e le esperienze ti formano, quando l'ineluttabile cambiamento dovuto alla crescita individuale allontana gli orizzonti. Il brano racconta del costante e necessario lavoro per rimanere uniti nonostante i propri errori. È la storia di tutti. Vorrei spendere due parole di ringraziamento al regista del videoclip Ivan Bentivoglio e agli attori Sabrina Martinengo e Nicola Tedde che hanno saputo cogliere a pieno lo spirito del brano dandone una trasposizione ed una rappresentazione esattamente come me l'ero immaginata.

Lei definisce la melodia intima e minimal, ci può spiegare meglio questa affermazione?
Intimo e minimal è un po’ tutto il lavoro che ho deciso di proporre: nessuno special effect per stupire l'ascoltatore ma solo la mia verità. Ho cercato di "togliere" invece che creare sovrastrutture con narrative musicali inutili, arrivando al cuore della mia personale versione delle cose lasciando che le parole e la musica siano un tutt’uno.

                                                            

Sta lavorando ad altri brani?
Con l’etichetta discografica Tilt Music Production e la mia squadra di produzione sto ultimando il prossimo disco. Ho scelto di lavorare ai BrutoVox Studios che condividono con me l'amore per la ricerca e lo sviluppo di una propria sonorità. Siamo praticamente alle ultime revisioni dopo un anno di lavoro costante alla ricerca di un suono riconoscibile al primo ascolto. Credo di essere molto soddisfatto sia della scelta dei brani che del risultato finale. Abbiamo optato per un approccio completamente analogico discostandoci dai vari trend e sonorità del momento ricercando un suono armonico e caldo che forse oggi si è un po perso.

                                                            

La sua Torino musicale e non.
Torino: città di Guido Gozzano, Primo Levi, Vittorio Alfieri ma anche Ludovico Einaudi ed Ezio Bosso. Passando da Fred Buscaglione a Frankie-Hi NRG. Torino è un incontro di belle anime. Dovreste vederla di notte come l'ho vista e vissuta io, magari da "Giancarlo". Eh si, lì ci passavano tutti: Neffa, Morgan, i Casino Royale, i Massimo Volume, i Marlene Kuntz, Elisa, Frankie, quelli delle «posse» rap e reggae e i Subsonica. E la mattina si tornava a scuola in via Mazzini a studiare la musica, quella "colta" e un po’ impettita, con un gran cerchio alla testa ed il cuore lasciato da qualche parte.

Federica Monello

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Federica Monello

Giornalista pubblicista, ascoltatrice vorace di musica, amante di tutto ciò che è cultura. Nasco e cresco in Sicilia dove da studentessa di Lettere Moderne muovo i primi passi nel giornalismo, dopo poco unisco la scrittura alla passione per la musica. Giungo ai piedi delle Alpi per diventare dottoressa in Comunicazione e Culture dei media e raccontare di storie di musica, versi, suoni e passioni.

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